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Da non credere. Ancora un ragazzino che muore nel carrello di un aereo. Un altro!
 E’ stato  l’8 gennaio 2020. Proveniente  dalla Costa D’Avorio, nemmeno un po’ vestito, il cadavere di  un quattordicenne viene trovato a Parigi in quel tragico pertugio.  Si chiamava Ani Guibahi Laurent Barthelemy.  Sperava nell’Europa. Fuggiva dal buio di un futuro e dal dolore  di un presente.
 Certamente non sapeva dei “nostri” due ragazzini trovati morti  a Bruxelles  anch’essi nel vano del carrello di atterraggio di un Airbus.
Era il 28 luglio 1999. Venivano   dalla Guinea, avevano 15 e 14 anni,  si chiamavano Yaguine Koita e Fodè Tounkara.
Ho detto “nostri” due ragazzini.
Nostri perché proprio qui, tra questi palazzi, Roma Cinecittà,  il giardino è intitolato a quei due adolescenti.  Che la storia si ripeta a così grande distanza è veramente terribile.
Nostri perché è dal  2006 che inizia questa storia. Avevamo un attivissimo comitato di quartiere, che tra l’altro ha ottenuto la inedificabilità del grande Pratone di Torre Spaccata . Nel gennaio di quell’anno abbiamo  proposto di intitolare il giardino ai due sfortunati e coraggiosi ragazzi.  La scelta considerava la natura del giardino che ha  una bella area giochi e la vicinanza di ben tre scuole.
Dal 2 gennaio 2006, data della lettera di proposta,  si arriva alla risposta del 5 aprile 2006, dipartimento toponomastica, protocollo 2006/11374, che comunica il parere favorevole alla intitolazione.
Passano ancora molti anni prima che il giardino abbia una targa, una cerimonia di inaugurazione e una lapide esplicativa di ricordo.  In mezzo ci sono stati tutti i cambi di gestione del Comune, la fine del comitato di quartiere e le vicende politiche in Circoscrizione Cinecittà Don Bosco.
Soltanto nella primavera del 2019 è stata messa la targa e finalmente nel novembre è stata fatta una modesta inaugurazione con l’aggiunta di una  lapide nell’aiuola.
Questa  lunghissima storia burocratica è veramente inquietante e  rende ancora più acuta la commozione per questi episodi.  In più c’è da riflettere su quanto sia lunga la sofferenza di quei popoli e quanto tragica la storia delle migrazioni, fenomeno in pericolo di aggravamento poiché alle storiche cause economiche sembra aggiungersi il teatro odierno di conflitti e addirittura di guerre.
Anche guardare la cartina dei due paesi, la Guinea e la Costa D’Avorio.
Il mondo è grande e grandi le sue sofferenze. Quelle delle sue genti, quelle del clima e quelle delle persone inadeguate  o pericolose che stanno al comando.
Sarebbe proprio il caso di diventare tutti, ma proprio tutti, delle guizzanti arrabbiate e consapevoli sardine per pretendere un deciso rinsavimento e un cambio di rotta.

Nella lapide è riportata una frase della bellissima lettera “ai signori dell’Europa” trovata in tasca ai due ragazzi.

In questi ultimi anni la passione politica ci ha dato facce tristi, oppure corrucciate o deluse, a volte arrabbiate altre perplesse oppure dure e speranzose. Ma un sorriso, un bel sorriso ce l ‘ha strappato soltanto  la parola “sardine” appiccicata a tante facce giovani, addirittura giovanissime. Grazie di questo sorriso, ragazzi usciti dal silenzio. E che in silenzio dite di più che con mille parole.

Ora, dopo un mese dal primo bellissimo stupore, possiamo vedere anche l’anima di queste guizzanti sardine. C’è l’antifascismo, c’è la Costituzione, c’è il problematico presente.  Qui non vale solo il ricordo, la memoria, la condanna di un esecrabile passato.  Qui c’è il presente, con i suoi pericoli, le sue ombre, le sue barriere.
I ragazzi non vogliono barriere.
I ragazzi imparano le lingue e vogliono il mondo.
I ragazzi ci giudicano e vogliono essere migliori di noi che siamo il passato.
Come il mio giovanissimo amico di Milano,  Lorenzo, che più di un anno fa mi ha scritto perchè voleva preparare la “tesina” della sua terza media sulla Resistenza.  Come mi abbia trovato, non lo so. Certamente in rete. Non compaiono mai genitori o insegnanti. Ha trovato in ebook il mio libro, ha preparato la tesi, me l’ha mandata con il giudizio lusinghiero dei suoi professori. Nel frattempo, specie attorno al 25 aprile mi ha sempre  inviato saluti e pensieri.  Ora credo abbia quindici anni e frequenta un Istituto Tecnico Industriale, il “Primo Levi” di Bollate, indirizzo chimico biologico.
Mi aveva preannunciato che con la sua classe sarebbe andato alla marcia in favore di Liliana Segre.  E ora guardate la foto che mi ha mandato e che mi ha autorizzato a pubblicare! Lui probabilmente è un capo, un trascinatore, ma i suoi compagni non sono da meno coinvolti. Mi ha mandato anche  una pagina de “il giorno” del 11 dicembre,  dove c’è un bel resoconto di Giulia Bonazzi che giustamente parla anche  di loro.
Ecco chi ci consola e ci fa sorridere:  i giovanissimi, sardine o non solo sardine.
Come chiedeva Rodari a un certo babbo natale.Se non puoi darmi niente, dammi una faccia allegra solamente !
Per ora ci basterà.

 

Non avrei mai creduto che dopo anni qualcuno ripercorresse il mio vecchio sentiero.

Sono stata ad una scuola qui vicino, due strade più in là, a mezza distanza  tra Cinecittà storica e Cinecittà Est, invitata in una classe terza elementare. Bimbi vivissimi, elettrizzati dalla storia vera della bimba ebrea cacciata da scuola, che hanno letto nel mio libriccino “Non era una notte buia e tempestosa”.
Troppe cose  avremmo dovuto raccontare a quei bellissimi e troppo piccoli bimbi. Alcuni temi assolutamente non possibili. Non si possono raccontare le camere a gas, soprannominate docce. Non si riesce a spiegare perché seminare odio sia tanto utile ai dittatori. Meglio restare sulla sofferenza dell’essere cacciati da scuola, sul diritto allo studio e alla conoscenza, sulla accettazione del diverso, sulla molteplicità degli usi e dei costumi nonché delle credenze religiose.
Sono ripiombata in una atmosfera che conoscevo bene, Molta partecipazione, molte domande, una bella dose di allegra confusione. Ho raccontato della scuola di quando ero piccola e non c’era la libertà, di quando i figli dei contadini e dei poveri si fermavano sì e no alla terza elementare, causa  miseria e necessità di lavorare. Poi  il confronto con i diritti di oggi, da apprezzare e godere.
Due ore però non bastano. Forse buttano un seme di curiosità o fanno da inizio a tanto lavoro educativo e culturale magari lungo cinque anni. cinque classi.
La sorpresa più inaspettata mi è stata fatta dalle insegnanti. Mi dicono che si accingono a realizzare un loro giornalino scolastico. Ne prevedono tre numeri nell’anno in corso. Credevo si servissero della rete, invece hanno deciso di progettare il cartaceo, credo fotocopie comprese. Mi dicono che, così, ogni scolaro avrà la sua copia.
Non ho avuto abbastanza tempo per discuterne o commentare. Ne avrò occasione perché con queste tre insegnanti così entusiaste  potrò ancora confrontarmi. Ma la felicità è grande. Se il vecchio sentiero  è ancora utile come non meravigliarsi? Vale ancora per i piccoli autori poter gioire alla vista del proprio racconto stampato, del disegno riprodotto, sapendo che sarà letto e commentato da genitori  e compagni, da amici lontani, da scolari più piccoli e più grandi.
Sarà come mettere al sicuro quello che si è imparato e certificare la propria crescita di scolari e di piccoli cittadini. Ed anche del loro essere non un gruppo informe, ma una piccola vera comunità che si stringe alle sue insegnanti e ad ogni altro operatore scolastico nel lungo e importante cammino di cittadino consapevole.

Carissimi, se ne avete tempo e voglia, potete ascoltare qualcosa.

L’aula magna era gremita, le ragazze e i ragazzi hanno seguito la mia testimonianza con grandissima attenzione, il prof, Lorenzo Cantatore ha indicato la possibilità  di visionare i documenti del nostro lavoro presso il MusEd.
La cara Francesca Borruso che ha incarichi sia nel dipartimento che nel MusEd è stata protagonista e promotrice. Tra i nuovi amici ora posso contare anche il prof Fabio Bocci, che è il coordinatore del dipartimento.
Cosa volere di più?
C’è solo da augurare che anche in Italia la scuola venga considerata una priorità anche finanziariamente, ma soprattutto come istituzione fondamentale del vivere civile.

Non c’è solo Carola. Le capitane sono tante,  tantissime.

Una bella schiera l’ ho incontrata martedì 2 luglio a Roma. Vedete la foto di gruppo, scattata  alla fine dell’incontro. Soprattutto donne, giovani, sorridenti, motivate. Sono le ragazze di Save the Children di Roma e dintorni, quelle che si danno da fare per aiutare i bambini, qui e nel resto del mondo. L’organizzazione, la più grande del pianeta, ha cent’anni di vita. In Italia qualche anno di meno, ma ha la giovinezza del fare, del concreto, del coraggio. Salvare i bambini, salvarne il più possibile. Di qualsiasi parte, di qualsiasi dolore o bisogno, di qualsiasi colore o percorso.
Dopo la fine della prima guerra mondiale, la fondatrice, l’inglese Eglantyne Jebb, cercava di salvare dalla morte per fame vere folle di bambini dei paesi  usciti sconfitti , penalizzati dalle brutali condizioni di resa. Studiando la storia non si parla quasi mai del blocco imposto a Germania e paesi centro europei che negava qualsiasi rifornimento alimentare, per cui morivano letteralmente di fame i più poveri e soprattutto i bambini.  Tantissimi bambini.  Testimonianze agghiaccianti, fotografie terribili.  Erano i bambini del nemico !  I bambini dei vinti!
Prime nell’impegno un gruppo di donne inglesi benestanti, alcuni uomini illustri e motivati. Difficoltà d’ogni genere,   la più dura  per me, è quella di chi rifiutava e obiettava ” sono i figli del nemico che tra vent’anni ci faranno di nuovo la guerra”.
Ecco il punto. Anche i figli del nemico vanno salvati.
Io voglio aggiungere: anche i nemici vanno salvati. Non solo per umanità. Non per buonismo. Vanno salvati  per ideale laico, per ideale civile e per chiaroveggenza politica.  Sì, per ideale politico, se si vuole che i figli del nemico e il nemico stesso non siano più nemici domani, o  tra un anno o cinque anni o venti.
Ecco il lavoro difficile, delle tante capitane di oggi,  Quelle sulle navi e quelle nelle strade, negli uffici, nelle scuole, in  campagna e in città. Intanto quelle di questa grande Save the Children,  in Italia e negli altri 125 paesi del mondo e soprattutto dove si soffre di più, come in Yemen e negli altri troppi luoghi dove  la guerra,le guerre, ancora devastano e distruggono, oggi, adesso,   con scientifica intelligentissima crudeltà.
E’ un discorso complesso e difficile.  Anche Emergency e Medici senza frontiere soccorrono senza guardare le divise. Secondo me sono una goccia nel mare anche se quella goccia apre o dovrebbe aprire le coscienze.  La sostanza del problema sta nell’ottenere in concreto la cancellazione di ogni tipo di guerra .
Essere pacifisti è una utopia. Troppe fabbriche  producono armi. Troppi cervelli inventano nuove meraviglie tecnologiche direttamente o indirettamente utili alle guerre. Troppo denaro, insomma!   E’ probabile o addirittura certo che i combattenti per la pace siano dei sognatori fuori dalla realtà, utopisti destinati all’insuccesso.
 Invece no,  Perché si deve lottare. Anche se il successo sembra irraggiungibile. Bisogna lottare per avvicinarlo quel traguardo. E perchè è giusto per il genere umano e per il pianeta.
Quelle donne inglesi che con Eglantyne creavano il Save the Children potevano pensare che il traguardo della parità dei diritti tra uomo e donna fosse lontanissimo, forse impossibile, cioè un bel sogno o una bella utopia. Sono passati soltanto cento anni e in molte parti del mondo ci si è quasi arrivati. Tanto che ci sono le capitane Carola, le presidenti europee, le ministre, le banchiere,le soldatesse, le scienziate, le astronaute.
Per l’ideale della pace i problemi sono tanti e tutti diversi. I problemi delle disuguaglianze e della miseria, altrettanto. Non si raggiungono con atti insensati come nuove Bastiglie o anni di piombo. Ci si può arrivare solo col lavoro costante e coraggioso delle tante capitane o dei tanti combattenti che avanzano a piccoli passi con umiltà, serenità, e coraggio.
Stesso discorso per chi lotta contro la fame, per chi vuole salvare i bambini. Sarà  impossibile salvarli tutti, ma sarebbe imperdonabile non cercare di salvarne  il più  possibile. Sono l’umanità di domani, il popolo del mondo che dovrà continuare il percorso della conquista della pace e della più giusta distribuzione delle ricchezze.
Anche  la distribuzione delle ricchezze  in modo più equilibrato e più giusto per ora è solo Utopia.,  Ma si deve pur cominciare se vogliamo che l’umanità faccia una nuova epocale mutazione. Almeno che ci si provi, accogliendo i disperati e inventando soluzioni.
Che sia Bronte o le badanti o i sik nelle stalle della pianura padana. Non nei centri-prigioni. non nel condannarli in mare per giorni con il grido”non ti vogliamo” “sei il nemico”!
Da quel nuovo essere umano arrivato pieno di illusioni e di speranza che dopo tanto divieto non trova né il pezzo di pane  e nemmeno il sorso d’acqua ci possiamo aspettare amicizia? Ci possiamo aspettare rispetto? O osservanza delle nostre regole?
E’ già tanto se, grazie alle nostre tante capitane e ai tanti veri capitani non  diventano subito nostri nemici.
Accanto alle capitane, per fortuna ci sono anche i coraggiosi, che possiamo  anche chiamare capitani. O solo uomini o ragazzi coraggiosi.
C’è ancora bisogno di coraggio.  I coraggiosi di oggi sono quelli che per aiutare gli ultimi rischiano linciaggi, offese e guai  E quelli  che divulgano verità. Come il giovane Federico Ruffo che vedete nella foto, che mi intervistava. E’ il giornalista di RAITRE, che per una veritiera inchiesta sulle tifoserie violente, ha ricevuto non solo minacce ma attentati incendiari.
Onore e grazie a voi tutti e tutte, capitani coraggiosi, combattenti delle guerre di oggi.

Sentirsi l’ultimo dinosauro in via di estinzione può essere eccitante, divertente oppure tragico. Noi ex partigiani combattenti stiamo tutti per andarcene, qualcuno con la mente se ne è già andato.
Questo pensiero come premessa al racconto della mia visita ad una scuola di Roma-periferia, l’ Istituto ITIS “Verne-Magellano” di Acilia. Chi non lo sapesse, si tratta di una borgata o quartiere non lontano da Ostia.
La scuola grande, non bellissima ma funzionale, che emerge in un ambiente verde tutto di casette piccole e dignitose, stradine quasi campagnole, da traffico familiare. Forse non è un quartiere ma nemmeno una borgata. E’ Acilia, una delle tante variegate fette o mosaico di ciò che chiamiamo Roma.
Dentro la scuola, una vivacità e una attenzione da non credere.
Potete guardare le foto, che forse raccontano più delle parole. Mi è stato riferito che il giorno dopo un ragazzo di quinta ha detto che per lui è stata la lezione più interessante che ha mai avuto. Spero sia vero. In ogni caso è stata sicuramente una lezione diversa.
Ho risposto a tutte le domande di ragazze e ragazzi, mi sono collegata al racconto della dirigente Patrizia Sciarma che ha raccontato di un prete suo conterraneo marchigiano trucidato dai tedeschi, ho risposto sulle paure sui momenti tragici, su cosa in concreto si faceva in pianura e anche in montagna. Ho ricordato il mio prete partigiano Pasquino Borghi fucilato alla schiena assieme al mio comandante Angelo Zanti comunista. E non so quanti altri racconti delle mie compagne arrestate torturate e stuprate, Delle pur presenti allegrie, delle storie d’amore di quella generazione vissuta in tempi così neri e disgraziati.
Grazie alla cara Romina Impera, alla intraprendente e dolce Chiara Rovan e alle nuove amiche insegnanti autrici e protagoniste dell’incontro di memoria. Vi hanno inserito interessanti brevi filmati, qualche lettura e immagini in video. Il tutto,per ricordare un’epoca che sembra lontana ma che è all’origine del nostro presente e per compensare una scarsità di notizie e nozioni. Sono state due ore effervescenti, in una grande aula auditorio, tanta gioventù proiettata a professioni moderne, turistico, sanitario, linguistico, industriale. Ragazzi cittadini d’Europa e del mondo, sia per provenienza concreta sia per mentalità nuova, aperta ad un mondo che non ha confini . Lezione ancora più importante in questi giorni, che ci vedono impegnati a frenare e contenere quei tragici rumorosi e violenti drappelli che osano invocare nuovi confini e nuove esclusioni.

 

Ripensando all’incontro al MusEd, devo fare qualche aggiunta e qualche riflessione.

L’aggiunta riguarda il Direttore del MusEd, Lorenzo Cantatore, che oltre a guidare il Museo, è professore ordinario di storia della pedagogia  e letteratura per l’infanzia all’università di Roma Tre.
Forse è per merito del doppio incarico che questo giovane docente ha impresso al museo la caratteristica di museo attivo, in cammino, in corsa.  Niente muffa e nemmeno ragnatele, ma iniziative. Il pubblico non si aspetta, si sollecita, si chiama.
Ecco perché già si pensa a riflettere in grande sulla didattica. Che non riguarda soltanto la scuola dell’infanzia o primaria.  I modi dell’insegnare riguardano tutti i livelli, dalle medie alle superiori e forse  oltre. Ripenso al bel libro della Emma Castelnuovo sull’insegnamento della matematica, che tanto mi è stato utile anche se rivolto alle scuole superiori. Senza contare l’atteggiamento del docente, l’empatia, la fiducia da coltivare. E l’apertura al mondo reale, ai problemi veri, alla società. Formazione, significa formare dei cittadini, non riempirli di nozioni.  Tanto più importante ora, che è in atto un degrado della coscienza collettiva, un fascino della cattiveria e della violenza.  Soltanto i valori alti della democrazia e della cultura ci potranno portare ad una migliore Europa e ad  un più pacifico mondo.
Tutto questo per dire grazie a questi docenti del MusEd e all’intraprendente Lorenzo: Il quale al seminario dell’altro giorno ha parlato poco,  soltanto l’essenziale,  perché già ha lavorato molto e molto ancora ne prepara.
Ancora una riflessione. Da Reggio Emilia arriva un entusiasmo per questa valorizzazione di una esperienza speciale. Questo nell’onda del ricordo commosso di un insegnante speciale quale è stato Sergio Lusetti, tanto rimpianto.  Ed anche perché per la didattica Reggio è al massimo dell’innovazione. Troppo poco si parla di “Reggio Children”, quella metodologia che nasce dalla realtà e serve a creare il senso del dovere e il rispetto delle regole. E ditemi se non ce ne è bisogno!
Ancora arrivano a Reggio dal mondo docenti e studiosi ad imparare. Anche la scuola “Italo Calvino” co-protagonista delle nostre settimane di scambio, è nata come erede e continuazione del metodo “Reggio Children”.  La mia collega insegnante Gina Trezza ci affiancherà nel collegamento. E tutta la scuola, ora con insegnanti nuovi ma con spirito aperto, sarà col MusEd nella stessa missione.
Tanto per dimostrare che le innovazioni in campo educativo arrivano sempre dal basso, da gruppi di intellettuali come i protagonisti delle scuole dell’Agro Pontino,  o da singoli insegnanti di periferia e qualche volta da studiosi come la Montessori, o Lombardo Radice o Mauro Laeng. E persino dalle donne dell’UDI del reggiano che nel dopoguerra hanno inventato gli asili per i figli delle mondine e vi hanno seminato le basi da cui sono partiti Rodari e Malaguzzi  per le più dignitose e complesse scuole di “Reggio Children”,
Guardiamo avanti e guardiamo alto, contro le bassezze del momento e contro la dimenticanza del passato.