Feeds:
Articoli
Commenti

 

01-00074537000043 - 25 APRILE 1945 LA LIBERAZIONE - SECONDA GUERRA MONDIALE - PARTIGIANI IN MONTAGNA .

L’Anpi, che ha ereditato la bellissima parola “partigiani” ha preso una decisione politica profondamente sbagliata. Con la pretesa – o convinzione – di difendere la Costituzione ha voluto guidare la battaglia contro la riforma Renzi-Boschi, iniziando la mobilitazione anzitempo, fino dal gennaio di quest’anno. Col risultato di non raggiungere nemmeno il numero delle firme richiesto.

 

Da tempo mi sono schierata per il sì.

 

Da tempo soffro per la strumentalizzazione della parola “partigiani” che poi non si limita alla parola, ma cade su persone, su protagonisti. Mi viene da dire “lasciate in pace i partigiani”, “rispettate i partigiani e le partigiane”. Quei protagonisti sono ormai fragili, a volte quasi spenti. Sono diventata vecchia anch’io che allora avevo sedici e diciassette anni. I lucidi sono forse molti, ma non ci giurerei. Smuraglia e la Menapace sono sicuramente ancora lucidi, ma ritengo che si curino poco degli altri vecchi partigiani ancora in vita e ancora riflessivi. Tant’è vero che nel preparare il congresso si chiedeva ai comitati di mandare i dati sui tesserati, ma non c’era nessuna richiesta di dati precisi su partigiani combattenti e nuovi partigiani. Nemmeno nelle tessere c’è mai stata distinzione, salvo un quadratino da tra combattenti e no. In una circolare prot.169 del 23 settembre 2015, oggetto “Consegna delle medaglie della Liberazione”, l’Anpi stessa dichiara che ci sono state 5.911 domande pervenute e che “Si può ritenere che non meno di duemila siano NON ISCRITTI ALL’ANPI”. Come ammettere che non ci si è mai curati di farne un conteggio distinto. Io non sono molto per le medaglie e a Roma pare che la Prefettura ce le consegni il prossimo otto settembre. Ma le medaglie sono un segno di rispetto ringraziamento e riconoscimento. Questa Anpi, così pronta a combattere in politica col bel nome “partigiani”, non ha mai, nemmeno nel settantesimo, stampato una tessera leggermente diversa tra iscritti “combattenti” e “patrioti” .

 

Entro poi nel merito della riforma costituzionale. Per dire sì o no bisogna guardare ai risultati che ne possono venire. Ci sono dei risultati importanti e dei risultati meno importanti o addirittura marginali. Se si mette tutto insieme non si capisce più niente.

 

Tra quelli importanti e innegabili, ci sta la semplificazione procedurale che rende più rapido il legiferare e la ugualmente chiara riduzione dei costi. Ci si può arrampicare dicendo che le spese ci saranno ancora e che quando si è voluto far passare certe leggi si è fatto in fretta. Ma non si può negare che duecento indennità parlamentari in meno e un tetto alle retribuzioni in regione porteranno sicuramente un risparmio. E sui tempi del legiferare, visto che si lamenta un possibile accresciuto potere dell’esecutivo, vorrei commentare che non è stato bello dover forzare. Poi mettiamo in elenco tutte le leggi che senza questo ping pong tra le due camere avrebbero potuto essere approvate anziché rimanere nei cassetti.

 

E ancora si critica il fatto che il senato rimane e con compiti complessi. Era meglio fare qualcosa di più semplice? Era possibile fare meglio? Ricordo soltanto che questa riforma è andata in porto dentro un parlamento con due camere e senza una maggioranza. I grandi commentatori in negativo di questa legge sono non solo di destra ma di estrema sinistra e di una parte del PD, quegli stessi che hanno perso le elezioni o non sono stati capaci di afferrare una vittoria che era a portata di mano. Sarebbe stato meglio fare come in passato, cioè dire che non ci sono le condizioni e non formulare nessuna riforma? Cioè far passare altri settanta anni?

 

Ultima e più importante considerazione. Cosa succede se vince il no? L’Europa e il mondo che ci vede immobilizzati, impotenti a seguire il ritmo dei tempi e a riformare persino l’anomalia delle due camere. Quindi ininfluenti, incapaci. E con una possibile crisi, con eventualità di andare ad elezioni con due leggi elettorali differenti per camera e senato con esito di sicura ingovernabilità. Prospettiva di un nuovo governo Berlinguer o Cuperlo o Speranza, oppure avanzata degli xenofobi e delle nuove destre, incattivite dallo spettro degli immigrati?

 

Chiedo ai dirigenti e agli iscritti della gloriosa Anpi – alla quale non mi sono più iscritta – di riflettere meglio sulle conseguenze, sulle ragioni principali o effetti secondari di una riforma sacrosanta.

Firma_della_Costituzione

Ho già dichiarato che sul referendum costituzionale esprimerò il mio sì.  Ora cerco di spiegare le motivazione di questo sì. E il mio dissenso verso quella che ritenevo la mia associazione, l’ Anpi, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.

Prima osservazione.

La più bella Costituzione del mondo è intoccabile nella parte prima.  Infatti non è toccata dalla riforma.

Le modifiche in discussione riguardano la parte seconda, con le modalità dettagliatamente indicate. Già negli anni della stesura di quel testo, noi che c’eravamo e stavamo particolarmente attenti ad ogni polemica, sapevamo che c’erano dubbi e dissensi proprio su questo punto del bicameralismo. Sapevamo fin da allora che sarebbe stato necessario modificare questa parte. Anzi, viste le lungaggini e i balletti dei passaggi decisionali tra i due rami del parlamento, non immaginavamo che potessero passare addirittura settanta anni prima di vedere andare in porto una così prevedibile riforma.

Seconda osservazione.

Quelli del no tirano sempre in ballo il “combinato disposto” – termine oscuro e burocratico –  della nuova legge elettorale. In questo modo nascondono che il referendum non riguarda la legge elettorale. Tirano in ballo questo tema per dimostrare che  il potere esecutivo, cioè il governo, avrebbe troppi poteri  e  pochi controlli.

Il  potere di  agire, per un governo,  non è una cosa negativa, visto che i governi  devono governare, cioè agire, decidere, fare.  In molte democrazie, ci sono governi o presidenti che hanno grandi poteri decisionali, ma nessuno direbbe che questo potere mette in pericolo la libertà e la democrazia.  Dovremmo ricordare tutti i tira molla e gli inciampi  di nostri governi nati  a mosaico, frenati o immobilizzati da ricatti o protagonismi   dei  partitini in coalizione. Basta ricordare  le 35  ore di Bertinotti, che  hanno fatto cadere Prodi e avviato la rinascita di Berlusconi. Si dovrebbe anche ricordare che i controlli all’operato dei governi restano prima di tutto nel Parlamento, con tutte le sue commissioni e con il voto di aula e di fiducia. Poi ancora rimangono alla Corte costituzionale, al Presidente della Repubblica e addirittura alla possibilità dei referendum, aggiornati e allargati.

Senza contare che il potere di controllo più grande è il voto dei cittadini.

Quelli del no aggiungono inorriditi, che con questi generosi premi di maggioranza, potrebbe vincere Salvini. Come dire che per la paura che vinca l’altro, rinuncio alla possibilità di vincere io! Come dimenticare che la sostanza della democrazia sta proprio nella possibilità dell’alternanza.  Anzi in democrazia l’alternanza è  proprio prevista, auspicata, resa possibile.

Su questo tema della legge elettorale viene sempre fuori la lagnanza sui “nominati”. Come se si potessero compilare delle liste di candidati senza che qualcuno, all’inizio, inviti, proponga o chiami e, dopo,  qualcun  altro accetti, sia disponibile  o si auto-candidi.  Noi, poi, abbiamo le primarie, imperfette forse, ma dove ci si può inserire anche autonomamente.

Su questo argomento vorrei osservare che non potrà mai essere definito “nominato” chi entra in parlamento o al comune o alla regione  con molti voti.  E’ il consenso dei votanti che rende valida ed effettiva una scelta e una nomina. Chi viene eletto con pochi voti è possibile che sia, di fatto, “nominato”, cioè nominato dalla sua clientela oppure dalla sua corrente.

Anzi, proprio in questi tempi di votazioni amministrative non posso fare a meno di pensare che la rinuncia  al diritto di voto  nasce in buona parte dallo spettacolo di tutte queste polemiche, questi distinguo, queste discussioni di lana caprina. La gente si stanca non solo delle cose non fatte o fatte male, ma anche delle liti e degli strilli  – per esempio su questa riforma costituzionale – che non interessano ed appaiono inutili e incomprensibili. Sfido una lavoratrice, un insegnante o  un professionista a capirci qualcosa nell’intervento di Zagrebeski o dei dottori costituzionalisti del no.  La gente capisce solo che è una lotta tra gruppi e che si vuole fargliela pagare a Renzi.  Una lotta che svilisce la politica e che porta al giudizio che sono tutti uguali e che tutti mirano ad un interesse personale. Perciò porta a concludere evviva i nuovi, i diversi, quelli che sembrano incarnare l’antipolitica.

Altra osservazione sulla riforma fatta male, sul senato che rimane, e sulla immunità.

Argomento di quelli del no è che sarebbe stato preferibile annullare del tutto il senato, invece di mantenerlo con dei “nominati” ai quali per di più verrà concessa l’immunità parlamentare. Si vede che preferiscono che l’immunità rimanga a tutti i senatori conservati  nel numero attuale. Se l’immunità è per questi contestatori insopportabile, potrebbero proporre di mettere mano ad una riforma per togliere o ridurre questo “privilegio” anacronistico.

Sui compiti del nuovo senato, collegati alla correzione delle competenze regionali e statali, nessuno di quelli del no ha il coraggio di intervenire. Si preferisce affermare che nelle regioni si sono verificate le peggiori scorrettezze o illegalità, come se quei personaggi scorretti fossero destinati a confluire nel nuovo senato. Fosse vero, sarebbe sacrosanto, appunto, togliere l’immunità.

Dimenticando volutamente tutti i controlli antimafia e anticorruzione che sono stati attivati e potenziati in questi ultimi tempi, dall’Expo, all’individuazione  dei candidati “impresentabili”.

Altro accenno alle conseguenze di un voto negativo.
Quelli del no che sono di destra, lega, fratelli d’Italia, berlusconiani, cinquestelle e casa pound, dichiarano a gran voce che col loro no vogliono mandare a casa Renzi. Tanto più che lui stesso l’ha dichiarato. Poteva anche non dichiararlo, ma un capo di governo che riceve l’incarico con il preciso mandato di fare le riforme e in particolare “questa” riforma, se è una persona seria sente il dovere di dimettersi. Anche se non l’ha dichiarato prima.  Soltanto un Berlusconi, dopo aver messo a referendum una riforma veramente stravolgente della Costituzione, non ha la coerenza di dimettersi. Forse perché una accozzaglia di norme partorite da un gruppetto ritirato in baita non era nemmeno difendibile.
Invece quelli del no che si definiscono di sinistra, e quelli che adoperano come arma la bellissima parola “partigiani”, anch’essi dicono che è meglio che il governo cada, perché poi si potrebbe fare una riforma costituzionale più corretta, più bella.  Mi si è detto anche che vabbè ne abbiamo cambiati tanti di governi che  possiamo cambiare anche questo.  Ripeto  che tutte queste lotte intestine, queste diatribe, queste polemiche hanno il risultato immediato e sicuro di fare allontanare i cittadini dalla politica e di farli arrabbiare ancora di più.  Mi chiedo: questi personaggi che si ritengono chiaroveggenti, si buttano in una azione politica senza avere presente dove questa andrà a portare il paese?  Oppure è proprio questo che vogliono? Forse per astio o per antipatia o per invidia. Attaccandosi a giudizi e critiche marginali, definizioni superficiali e inconsistenti sulla persona di Renzi, tipo l’età o il carattere. O addirittura sull’avvenenza della Boschi, diventata quasi una caratteristica riprovevole, tanto da definirla velina e amichetta.

Non voglio polemizzare su queste piccolezze.  Ricordo solo che se cade il governo a ottobre non potranno andare avanti tutti gli altri progetti di riforme che stanno sul tappeto comprese quelle in trattativa coi sindacati. Si perderà il prestigio e la forza contrattuale in Europa e nel mondo, si fermerà il cammino della ripresa economica, e, in caso di voto potrebbero vincere proprio i Salvini e i Grillo,  e i ringalluzziti neonazisti e neofascisti. Con buona pace di quei valorosi combattenti che si ammantano della parola “partigiani”.

Se non si vuole riflettere sulle conseguenze delle proprie scelte politiche vuol dire che si manca di consapevolezza. Oppure che è proprio al tanto peggio  tanto meglio che si vuole arrivare.

Ecco qui la trasmissione per i 70 anni della Repubblica, su TV2000, per chi volesse vederla o rivederla. Buona visione.

Carissimo Smuraglia,
sono contenta che nella sua ultima News mi abbia citata  come “anziana partigiana”: Ne sono contenta perché vuol dire che anche lei si sente giovane, esattamente come mi sento giovane io. Se vorrà vedere anche quanto sia rimasta  giovane e attiva, potrà andare sul mio blog, dove ho messo alcune delle mie ultime attività come lavoratrice della memoria. Credo che invece mi conosca bene. A Montecitorio, sala della Regina, dopo aver ricordato Arrigo Boldrini, lei mi ha detto esattamente “ Sì, lo so chi è lei. L’ho vista in TV”. Sono un po’ meno contenta del fatto che mi giudichi manovrata con quel “si ricorre perfino ad una anziana partigiana per farle dire”, come se non fossi capace di scrivere e pensare in autonomia.
Nella News mi chiede dove ero dal 12 al 15 maggio e su quali fonti mi sono informata.
Dov’ero. Non al Congresso ANPI.  Avevo espresso il desiderio di esservi invitata a mie spese, ma dall’Anpi romana sono stata invitata a chiederlo al Nazionale, dal quale  ho avuto prima un diniego, causa troppe analoghe richieste, e poi la inclusione nell’elenco degli invitati e i dati dell’agenzia per organizzarmi  il soggiorno. Nessuna inclusione nella delegazione romana, fatta di persone per lo più sconosciute.
Mi sono chiesta se è così che si vogliono avere al congresso i partigiani “anziani”. Vado ancora in giro, tra la mia Emilia e il lontano Friuli.  Nel Lazio, Marche e Toscana e tempo fa in Basilicata. Con la facilitazione di essere accompagnata, a volte da familiari, a volte a mie spese. Per precauzione e per saggezza. E per desiderio dei miei cari.
E veniamo alla domanda su quali fonti io mi sia informata. La riunione di “vertice” del gennaio dove si è deciso quasi all’unanimità di scegliere il no al referendum costituzionale è stata descritta in alcune news e relazioni dell’epoca . Era facile intuire che quelle tre piccole astensioni e alcune assenze, erano un segnale e un sintomo che su un tema tanto delicato avrebbero dovuto trovare un po’ di attenzione. E, se permette, ho qualche esperienza di riunioni, di orari, di distanze,di treni da non perdere,  di modalità decisionali, di deferenze  e di allineamenti. Ripeto che il tema era troppo importante e si doveva mettere in discussione e ai voti nei congressi.
Tant’è vero che lei stesso ripete che l’argomento – a rigore  non compreso nel documento originario,- è stato dibattuto in quasi tutti i congressi e anche nel congresso nazionale.
Tant’è vero, quindi, che era un argomento caldo e sentito.
Non pretendo di convincerla, ma mi aspetto ascolto e possibilmente qualche riflessione.
E non mi sembra di essere sola, come si vede da qui.
18 maggio 2016 le scuole medie classi terze al teatro del Quarto Miglio

18 maggio. Per le classi terze delle scuole medie al teatro Quarto Miglio (Roma)  

I ragazzi hanno ascoltato la lettura dei tre racconti partigiani ad opera delle attrici Sofia Romeo e Maria Grazi a Rivellino con il direttore regista Carlo Selmi. Era presente anche Luciana Romoli protagonista del secondo racconto e giovanissima staffetta romana.

300

18 maggio 2016,al Liceo Russell, incontro con Teresa, per memoria e per parlare dei suoi libr

18 maggio 2016, al Liceo Russell, incontro con Teresa, per memoria e per parlare dei suoi libri

IMG_0303

19 maggio 2016. Scuola elementare Eduardo De Filippo di via Vignali, Roma

Scuola elementare di Via Vignali

 

Le classi quinte e quarte, hanno letto e commentano i tre racconti partigiani di “non era una notte buia e tempestosa”, tempestandomi di domande su domande.

Il mio dissenso

Ho voluto esprimere il mio dissenso sulla decisione dell’Anpi di occuparsi soprattutto del referendum costituzionale anziché dell’ondata di neofascismo e razzismo tra Italia e mondo. Mi ha pubblicato il Corriere della Sera in data sabato 14 maggio e l’Unità in data 17 maggio. Ne riparlerò riferendomi anche a come si è svolto e concluso il congresso Anpi.

nelle lettere del Corriere della Sera di sabato 14 maggio

nelle lettere del Corriere della Sera di sabato 14 maggio

su L?Unità del 17 maggio

su L?Unità del 17 maggio

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 645 follower