Bologna Children’s Book Fair

Ecco un altro titolo in inglese!  E noi, poveretti, nati nel secolo scorso e non arrivati in tempo per l’inglese o le altre lingue, come ci sentiamo? Dei poveri emarginati, anche se abbiamo già orecchiato questi termini. Persino a Reggio Emilia, la mia città d’origine, per le  sue meravigliose scuole dell’infanzia ha scelto  quella magica paroletta “Children”, cioè  “Reggio children’s”

Mi ci dovrei abituare. Dovrei ricordare che tanto  questa Fiera  che le scuole di Reggio, sono proiettate nel mondo e famose nel mondo, per cui è logico e giusto che  nel titolo parlino la lingua del  mondo .

Sono stata a Bologna, giovedi 25, alla Fiera del libro per ragazzi. (Stavolta lo dico in italiano).

Immaginavo che fosse una fiera bella e colorata, non solo perchè sono belli e colorati tutti i posti dove ci sono molti libri. Qui c’è molta bellezza in più, perchè ci si rivolge ai ragazzi, golosi di figure, di fantasia, di sogno.

Fantasia e sogno, ed anche ironia, non mancano alla casa editrice che mi ha invitato. Lo si vede subito dal nome, che è  “Coccole e caccole”.  Ha sede nel sud, a Cosenza. Questo  libro per cui sono stata  invitata,  per logica avrebbe dovuto nascere al nord, visto che  parla di “Una partigiana di nome Tina”. Quel  nome Tina è un nome vero. Si tratta di  Tina Anselmi, la grande, coraggiosa e modesta Tina Anselmi, la prima donna diventata ministro in Italia. E i luoghi sono al nord, il Veneto, zona del Grappa, Castelfranco, Bassano e vicinanze.

Con Tina ho alcune somiglianze. L’età, solo qualche mese di differenza. L’esperienza partigiana, i chilometri in bicicletta, studentesse entrambe di un istituto magistrale. Anche i pensieri, gli  entusiasmi o i  tremori, la  fiducia nel futuro. Simili anche i pericoli e le scene di guerra nelle mie e nelle sue  colline,   Bassano o Conegliano o  i miei  Bibbiano o Vetto.

Devo parlare come inviata dell’Associazione Partigiani Anpi. So bene quanta differenza c’è tra me formichina e questa grande donna. Cerco di sottolineare la valenza del libro, chiaro e provocatorio, reale e nello stesso tempo fantastico. Mi piacciono le illustrazioni, che volano e fanno volare. Giovane  l’illustratore, Sandro Natalini,  qui  presente.
Giovane anche l’autore  del testo, Anselmo Roveda, che ha trascritto il percorso di quella ragazza in forma lieve,  prendendo per mano chi legge quasi a fargli  sentire quel tempo e i  sentimenti di allora.

Siccome ogni lettura è sempre un seme e una conquista, io immagino che dopo queste pagine ognuno abbia voglia di conoscere meglio il percorso di quella ragazza e vada a scoprire la grande donna che è stata Tina Anselmi. Un percorso fatto di università con laurea, poi di impegno sindacale accanto alle donne delle filande e delle fabbriche tessili, quindi il parlamento, le commissioni, gli incarichi governativi, i ministeri. Più impegnativa e forse sofferta, l’indagine sulla  P2. Nessuno l’ha fatta senatore a vita. Secondo me lo meritava. Sulla sua vita ha concesso soltanto alcune interviste. Credo che di suo pugno abbia  scritto soltanto  la memorabile dimenticata  relazione su quella loggia, che sarebbe ora più che mai necessario tirar fuori.

Il racconto del libro è vero e nello stesso tempo fantastico, in quella fusione tra reale e immaginario di cui  devono essere fatte tutte le opere per i ragazzi. Del resto anche la letteratura per adulti per essere valida deve trasfigurare la realtà senza tradirla. Attraverso l’immaginario, sia i piccoli che i grandi, possono crescere e diventare forti  dentro la vita.

Mi sorprendono le persone che ho davanti. Non solo i protagonisti, l’editore la direttrice editoriale, i due autori. Il pubblico, attento e motivato, è fatto tutto di persone  impegnate in vario modo nella cultura, nella scuola, nella  diffusione del sapere. Libraie, bibliotecarie, autrici, giornalisti,  insegnanti, addetti alla cultura o all’istruzione nelle istituzioni locali o in libere associazioni e nel volontariato. Vengono dal nord e dal sud, Roma, Galliate, Imola, Bologna, Asti e chissà  altro dove.

Mi chiedo sempre come sia possibile che con tanta gente meravigliosa che si incontra dappertutto,  dobbiamo sopportare di avere un governo così squallido, che a noi, nati nella prima metà del secolo scorso,   rievoca angosciosamente troppi segni  di quel  passato totalizzante contro il quale abbiamo combattuto.

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