Posso commentare anch’io?

Siamo alla fiera dei commenti. Al supermercato dei commenti sull’esito del voto. Mi ci voglio mettere anch’io.

Subito lunedi, a botta calda, mi è venuto da dire che mi sarei fermata ad una sola frase: abbiamo bisogno di più cultura, più informazione, più onestà.

Sono ancora ferma a questo giudizio riassuntivo.

C’è un deficit di cultura che non si vede come potrà essere colmato, visto ciò che sta succedendo nella scuola. Deficit di cultura che si collega anche col deficit di informazione. Non mitizziamo troppo le forme nuove di comunicazione, cioè internet e affini, come luoghi di informazione. Lo possono essere soltanto se chi vi accede è abbastanza agguerrito culturalmente da saper scegliere e saper trovare. Non si spiegherebbe perchè tra i giovani dai 18 ai 30 anni troviamo la più alta percentuale di non votanti, visto che sono loro a stare più tempo davanti al computer o agli altri aggeggini tecnologici.

Ovviamente per cultura intendo anche consapevolezza del ruolo che ogni individuo ha nella società, per se stesso ma in relazione agli altri, in interazione con gli altri. Questa relazione e interazione con gli altri si esplica nella forma della politica, unica strada possibile nel mondo moderno o civile, che dir si voglia. E’ bellissimo che al Cern di Ginevra ci siano nostri fortissimi cervelloni italiani, uomini e donne, ma se il nostro governo toglie sangue alla ricerca che ci sarà dopo di loro o anche fin d’ora attorno a loro?

Dell’informazione non dico nulla. La mia sensazione è che la sinistra è senza voce. Quando durante la resistenza sognavamo la libertà di pensiero non avevamo idea di quanto ostacoli trova il pensiero per farsi strada tra la gente. Un giornale, una radio, una televisione, una rete sono tutte cose che costano. Non bastano i soldini del piccolo utente che va all’edicola o che paga l’abbonamento. Anche la libertà è un problema di soldi. Se non c’è una garanzia del pubblico, cioè dello stato, al cittadino arriva solo la voce del più ricco.

Sull’onestà c’è poco da dire. Si parla troppo poco dell’importanza dell’esempio. Torniamo, per favore, a ricordare a tutti che le nuove generazioni hanno bisogno di buoni esempi. Da tutti : genitori, insegnanti, uomini pubblici, dirigenti vari, e politici, che per ruolo sono sempre sotto i riflettori. Mi rendo conto che questa è una utopia, ma non voglio tenerla nascosta. Penso a mio padre che per anni si è dedicato gratis a creare e sostenere cooperative che davano lavoro e ricchezza ai compaesani, o a mio marito che con impegni nazionali e rischiosi riceveva il corrispettivo dell’impiegato di primo livello del contratto degli edili.

Ed ora voglio parlare da donna.

Stamattina finalmente compaiono i nomi degli eletti alla regione Lazio. Dopo tanto strombazzare di evviva un duello tra due donne, e di inneggiare alle tre donne di Francia, ecco i risultati.

Semplicemente una vergogna.

Parto dal gruppo dei vincitori. Su 44 eletti più uno, di donne elette, oltre alla Polverini c’è soltanto Olimpia Tarzia.

Tra l’opposizione, su 28 eletti, troviamo, oltre la Bonino, la Margherita Hack e la Giulia Rodano. Nemmeno eletta la Lidia Ravera , che era in testa alla lista civica.

Questo quadro dimostra la pochezza del mondo politico. Non basta obbligare a mettere le donne in lista. Non serve scegliere qualcuno solo perchè è donna e sceglierla carina o bellissima. Anche qui è una questione di cultura ed un po’ anche di onestà. Cultura perchè è assurdo negare alla collettività l’apporto di idee di capacità e di dedizione che può venire dall’altra metà della popolazione. Ormai le donne hanno dimostrato da noi e altrove di avere capacità ed eccellenze. Ed è anche una questione di onestà, perchè è indubbio che le macchine da guerra della raccolta delle preferenze partono sempre da posizioni di potere, potere anche economico od organizzativo, ora soltanto maschile, che talvolta possiamo anche chiamare clientele.

Anch’io, come Michele Serra e come tanti e tante che ho ascoltato, sono allergica ai faccioni ammiccanti dai muri e dai tabelloni. Ho votato per una donna, giovane, che non ha messo tabelloni, che ha cercato di far conoscere le sue idee, che poteva portare un po’ di quel vento nuovo di cui abbiamo bisogno e che per ora sentiamo molto fievole, o addirittura immaginario.

3 pensieri su “Posso commentare anch’io?

  1. Sono anni che se ne parla, che si osservano i risultati (quasi nulli) e ormai penso che si possano tirare le somme. E concludere che, anche se molte donne hanno perplessità in merito, l’unico sistema che funziona è quello delle quote. Magari esteso anche alle società private, come hanno fatto in Norvegia. Riporto una notizia del 2008. 03/03/2008 – 09:20 da cults
    “L’ultimatum sta per partire e le autorità norvegesi sembrano fare sul serio: 12 società per azioni del paese scandinavo riceveranno una ulteriore lettera che le minaccia di chiusura forzata se non rispetteranno entro 4 settimane la legge, la quale prescrive dal primo gennaio la presenza di almeno il 40% di donne nei consigli di amministrazione.”

  2. E’ molto bello che anche la donna possa lavorare fuori di casa. Non dimentichiamo mai che la donna è stata creata principalmente per essere MAMMA e tutto ciò che va contro questo pensiero è contro la natura umana.

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