Pensieri sul bello e sul brutto

Parlando di Roma una volta ho detto che ci si può trovare il bello più bello e il brutto più brutto.

Vale anche per molti altri luoghi. Per il Veneto, ad esempio. Là , a Conegliano, c’è la pittura di Giovan Battista Cima, detto Cima da Conegliano. A Castelfranco ci sono gli enigmi dipinti di Giorgione. A Bassano ci si ricorda di un troppo oscurato Jacopo Da Ponte detto Jacopo Bassano. Una vera festa per l’occhio e per la mente. Festa di colori e di forme dentro le quali cerchiamo di scoprire i messaggi nascosti, il filo delle idee, le intimità personali di quegli antichi nostri concittadini dipintori. Colori, forme e soggetti che fanno nascere dentro emozioni, conoscenze o ricordi, ma anche riflessioni più terra terra.

Per esempio la domanda se sia giusto che il nostro patrimonio d’arte sia diventato merce. L’arte oggi si compra col biglietto della mostra, sulle mostre c’è tutta una economia ben strutturata, si possono persino sospettare speculazioni. Sperando che non ci siano speculazioni disoneste, io sono felice di questo mercanteggiare dell’arte. Sono felice che questi tesori escano dal passato e ci vengano portati sotto gli occhi, così che ne possiamo godere e possibilmente diventare migliori. So bene che non basta la bellezza e la conoscenza per diventare migliori. Di sicuro con la bellezza ci si consola, e qualche volta si dimentica un dolore. Con questa bellezza mi si è attutito un grosso antico dolore, più presente nei giorni delle Pasque. Si è attutita anche la delusione recentissima, o arrabbiatura, per l’esito delle elezioni regionali. Non so se a cospetto dell’arte divento migliore, certo conquisto un po’ di conoscenza in più, sperando possa chiamarsi o diventare cultura.

Accanto a tanta bellezza e a tanta gloria mi ha rattristato la bruttezza arrogante dei capannoni di cui tanto ho sentito parlare e che, visti da vicino, appaiono ancora più invadenti e assurdi. Hanno fatto la ricchezza del nord. Lo so. Sono in parte in crisi o delocalizzati. Lo so. Anche le casette, villette, villotte, palazzetti che occhieggiano dappertutto coi loro giardinetti fioriti e i loro recinti e cancelli significano benessere, ricchezza. Lo so. Ma ciò che vedo è l’assenza di intelligenza nel fare. Tutto sembra nato a casaccio, le case piovute a semina da un seminatore incostante, le fabbriche addossate a nuove nude strade secondo il capriccio di preesistenti proprietà agricole o preesistenti passaggi viciniori. Il tutto cancellando una natura meravigliosa, che tuttavia gli resiste accanto, minoritaria, coi campi levigati di fresco in attesa di semine o già rinati di verde e di giallo, le geometrie delle vigne, le siepi fiorite e gli alberi nudi punteggiati di vecchi nidi.

Da sopra la torre altissima ( centoventiquattro gradini!) del castello di Conegliano l’immagine di tanta cementificazione si perde da un lato a vista d’occhio, quale escrescenza in brutta copia di un profilo urbano ricco di pregevoli forme rinascimentali. Spettacolo ancor più duro dall’alto, che non a raso, dalla strada.

In compenso, attorno a Villa Emo e a Villa Barbaro, il genio del Palladio è abbastanza rispettato da una preservata natura. Prati e alberi, ci lasciano ancora immaginare i servi contadini e gli animali, le pannocchie e le botti che popolavano operosamente quelle famose “barchesse” che fanno ala alla monumentalità dell’edificio signorile.

Ecco, questa è l’immagine mia di un nord leghista conosciuto soltanto dalle cose. Nessuna scritta sui muri, niente sporco nelle strade. Manifesti elettorali ancora bene incollati. Tra questi il bel volto di Laura Puppato, che a Treviso, cioè qui, ha avuto più voti del più votato dei leghisti. A Bassano ho chiesto ad una persona che ritenevo competente notizie di Tina Anselmi , che so essere in paese in non buona salute. Ho avuto l’ imbarazzata risposta di “non so, non so nulla”. Credo di aver sbagliato persona. Con più tempo e più interlocutori, voglio sperare che avrei trovato non solo dimenticanza , ma anche un po’ di memoria, un ricordo grato, un rispetto per una bassanese tanto degna e certamente troppo modesta.

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