Rispondo a i commenti

Con il mio sfogo “non ne posso più” ho sollevato un piccolo vespaio, che nemmeno mi aspettavo. Vuol dire che l’argomento scotta.

Cerco di rispondere.

Intanto che bisogna “poterne” ancora. Prenderò quella tessera, polemizzando però con la mia sezione, appiattita sulla linea dalemiana e fintamente rinnovata. Farò in quella sede delle proposte a proposito di quella combattività e radicamento a cui mi riferivo. Questo perchè noi vecchi partigiani non possiamo andare in congedo. Siamo soldati speciali che non hanno combattuto per un re o per una conquista, ma per ideali oggi più che mai validi e in pericolo.

Poi, siccome ho il privilegio di essere inserita a Roma nei progetti scolastici patrocinati dall’ANPI, vado nelle scuole per percorsi abbastanza complessi e approfonditi di memoria. Quest’anno ho contato finora 21 incontri, quasi tutti con due classi per volta. Certo lì non vado a parlare del PD, ma cerco di ridurre al minimo la parte testimonianza storica e portare l’accento sul valore della Costituzione e sulla necessità dell’impegno civile e politico. Penso che sia come vuotare il mare con un secchio, ma spero che qualche seme gettato attecchisca. E non è vero che non c’è interesse. Ed è vero che ci sono molti insegnanti meravigliosi.

Questo per rispondere a Cristiana e ad Antonella.

A Raoul esprimo la mia perplessità a proposito di Di Pietro. E’ vero che strilla più forte, ma mi preoccupano i suoi attacchi a Napolitano, che come arbitro, rischia di essere l’unico argine che dovremmo contribuire a rinforzare.

Meraviglioso il nome del gruppo “Donne che si sono stese sui libri e non sui letti dei potenti”, più colorito del bellissimo “non sono una donna a sua disposizione”. D’accordo che dobbiamo essere noi le artefici della nostra emancipazione. Ma le barriere ci sono, sono maschili, e se non le buttiamo giù, da sole non ce la possiamo fare, né nel privato né nella società né nel politico.

Questo vale anche per “vasetto di pandora” ( Pensate che con un centinaio di donne avevamo creato un gruppo “oltre Lisistrata” che giace in coma, spero non irreversibile).

E veniamo a Champ che entra nel tema lotte. Credo che ognuno dovrebbe guardarsi intorno. Credo che in ogni scuola ci siano problemi per i quali è possibile volantinare, raccogliere firme, fare chiasso o rivolta. Gli ambienti scrostati e inaccoglienti che vedo nei miei peregrinaggi, le prospettive di riduzione del personale, la vergogna dei progetti della cosiddetta riforma della Gelmini. Ce n’è per tutti e dappertutto. Spesso ci sono anche scandali , sui rom, sui disabili, sugli stranieri. Molte sezioni, senza aspettare Bersani potrebbero partire da lì. Da me c’è un nido già pronto ma che Alemanno non apre.

Inutile accennare ai problemi del lavoro. Fabbriche e fabbrichette in crisi. Ci andiamo davanti ai cancelli o raggiungiamo i cassintegrati anche se la campagna elettorale è finita?

E per la sanità? Per le offese all’ambiente? Per chi non trova casa? Per ciò che vorrebbero fare i comuni e non possono? O in certi casi non vogliono?

Ecco. Mi fermo. Vorrei che oltre a discutere, nelle periferie e nei gruppi spontanei e possibilmente nei cosiddetti circoli PD, donne e giovani, vecchi e vecchie, cominciassero proprio a guardarsi intorno, senza aspettare la “linea” dall’alto, magari tornando al modesto e democratico volantino non più al ciclostile ma in pulite stampanti o fotocopie.

Insomma buon lavoro a tutti.

Intanto facciamo tutti un buon 25 aprile, non solo per non dimenticare, ma per andare avanti.

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