Pagine rade

Se queste pagine si fanno rade, vuol dire che fuori dalle pagine si fa denso, densissimo il vissuto.

Vado all’indietro.

Ieri sera al teatro Quarticciolo bella scena di verità contemporanee con “Città di parole”. Attori dalla strada, degni di palcoscenici più in luce. Giovani registi che sono anche attori e autori. Ferdinando, Alessia e Veronica. Sanno attingere dalla realtà, occhio acuto e sarcastico sul degrado, occhio dolce su ciò che resta di umano. Ci aggrappiamo a quello, a ciò che resta di umano, di pulito. A questi giovani uomini e giovani donne che si appassionano e si donano, gratis o quasi gratis, da precari a vita, volontari del bello, volontari dell’allarme, volontari dell’arte del gesto della parola e del significato.

Ier l’altro, mattina, martedi, al Trullo, municipio Quindici, che si battezza “Arvalia”. Così dice il giovane presidente Paris, orgoglioso di una identità da ritrovare e da illuminare. Grande teatro parrocchiale. Siamo al secondo appuntamento finale di tutto il lavoro di quest’anno. Al teatro Colosseo, il 13, primo dei tre appuntamenti, eravamo con cinque scuole. Al San Raffaele ne arrivano altre cinque. Il prossimo 3 giugno al teatro Verde ce ne saranno ancora cinque. Tutte scuole dove il nostro gruppo di lavoro ha portato la riflessione e un po’ di luce sulla storia. Io e Primo, nonni partigiani e testimoni, abbiamo dato alla memoria quel calore e quell’emozione che Umberto Eco, parlando alla fiera del libro a Torino, ha detto essere indispensabile. Ecco, infatti. Ci stiamo arrampicando su queste scale su questi banchi e tra questi zaini e ancora addirittura su questi palcoscenici proprio per dare un calore e un’anima alla trasmissione della memoria. Non certo per vanteria. Si getta un sasso nello stagno e un seme nella terra sperando che qualcosa succeda, prima o poi.

Sempre bellissimi i lavori dei ragazzi, non solo per ciò che si vede, ma per ciò che si indovina esserci dietro, il prima. E’ vero che in quel prima ci sono anch’io, così come c’è Primo. Con i nostri racconti, di noi che c’è andata bene e siamo ancora qui, non ancora rincoglioniti (spero!) a fare da lente, affinchè attraverso noi si comprenda quel tempo e quelle nostre entusiasmanti speranze. Ma non vantiamoci troppo. Perchè in questo mondo tecnologico, l’adrenalina ai ragazzi l’avranno portata molto di più Ferdinando o Gianluca, con le apparecchiature di ripresa, con i segreti del montaggio o con le sottigliezze di regia, di gestualità, di scenografia, di intonazione e di voce, per fare di questi ragazzi dei protagonisti. Senza dimenticare gli insegnanti, ai quali sarà toccata l’imbeccata sul risalire alle fonti o sul condensare la frase o la battuta. A legare il tutto, la efficienza organizzativa di Marco e le corse di Claudia, con la sua rossa cavallina a metano, che ci sballottano di qua e di là, che combattono coi finanziamenti, sempre in bilico, precari a vita con queste loro testardaggini culturali.

C’ero ancora, martedi, al Trullo, detto altrimenti Quartiere Arvalia, come vuole Gianni Paris, il presidente. Ero ancora lì, sul palcoscenico, non solo a leggere commossa la lirica di Pasolini e le strofe profondamente lievi di Gianni Rodari. Ero ancora lì, dubbiosa ma volonterosa, a cimentarmi da spalla, nello spettacolo tratto dalla mia storia, accanto alla vera attrice Rosa Sironi. Lei sì, professionale e commovente nel rivivere la mia piccola vita, veritiera in tutto, meno che nella sua non oscurabile bellezza e fisicità. Io ero ancora lì. Timorosa di sembrare patetica, ma contenta comunque di esserci.

Infatti ci sono ancora, anche per rispondere ad Elena. La mia amica Elena, che dai suoi miracolosi fornelli ha accompagnato e ammirato per tanti anni il sanguigno romagnolo Nenni, mi chiede e si chiede come possiamo noi, che abbiamo vissuto quel tempo e quei sogni, non essere schifati di questo così avvelenato presente. Lei, Elena, immagina quanto deve essere profonda la nostra sofferenza. Infatti è profonda, ma proprio per questo siamo ancora qui, mai congedati, mai sconfitti.

Perchè non è vero che tutti e tutte sono al suo servizio – del caimano – o a sua disposizione. A dispetto di ciò che in vetrina appare, c’è tutto un popolo “altro” di vecchi e di giovani, che macina amaro e aspetta un segno, un momento, per tirarsi su e ripartire.

Un inizio di segno io l’ ho visto martedi sera a Ballarò. Anzi, due segni. Gli occhi chiari di Pippo Civati sgranati sulle sue serene argomentazioni. E il visetto apparentemente trasognato di Concita De Gregorio, che con pacatezza non molla mai e le racconta chiare, pagina bianca la sua, contro la pagina nera del velenoso Bel-pietro. Bel-servo.

2 pensieri su “Pagine rade

  1. Ciao Teresa ho incontrato il tuo blog per caso. Ma ho scoperto che abbiamo un amico in comune Primo De Lazzari. Ho recensito un suo libro più di un anno fa, “I ragazzi della Resistenza”. Semplice coincidenza? Secono me è molto di più. Mi interessa il tuo libro sui giornalini scolastici. Dove posso trovarlo? Buona serata.

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