Irpinia

Se si dice Irpinia cosa viene subito in mente? Il terremoto. Addirittura nell’80, trent’anni fa! Poi De Mita Ciriaco, ancor oggi sulla scena, sia pure per interposto nipote. Gli scandali e le lentezze della ricostruzione, il racconto di quegli anni, sottolineato con tutto il disprezzo possibile dal nostro caimano, quello “del fare” issato sulle macerie dell’Aquila.

L’Irpinia è nel sud, il tanto disprezzato sud.

Ero lì l’altro giorno, martedi 25 maggio, invitata dalla scuola Vittorio Criscuoli, istituto comprensivo, Sant’Angelo dei Lombardi.

Prima di andare ricerco su internet e mi passo in rassegna anche decine di fotografie di quel lontano 1980, novembre. Macerie, lacrime, cadaveri allineati sotto stracci di pietà, Zamberletti, Pertini, i volontari olandesi. Mi ricordo di Luana fresca di laurea insieme a Marcello, che me li hanno raccontati, quei giorni, sotto la tenda, da volontari , la terra che ancora ballava, e loro due sposati da poco che proprio lì, dentro a quella tenda, hanno deciso di mettere al mondo Giada, che ora è già medico anche lei. Poi vedo altre foto, con le autorità tra fango e rottami e una giovane donna, indicata come sindaco. Nome e cognome Rosanna Repole.

Rosanna Repole. Non mi suona nuovo. E’ il nome della preside che mi ha invitato. Possibile omonimia? No. E’ proprio lei, la giovane graziosa e grave sindaco di allora, nominata il giorno dopo del terremoto perchè il sindaco era morto con gli altri trecento e passa di Sant’Angelo. Me lo racconta il ragazzo che mi ha prelevato a Napoli. E’ stata sindaco, dopo, per quindici anni, poi presidente della provincia non so per quanto. Infine il concorso per la scuola.

Mi accoglie sorridente, vivacissima, piena di entusiasmo.

Parliamo della guerra, della resistenza, di Tina Anselmi e di Gorrieri, emiliano, che lei ha conosciuto. Io devo parlare di memoria, di storia, per incuriosire ragazzi e insegnanti su quello snodo del nostro passato nazionale. Però vorrei anche sapere di questi trent’anni, cioè di come è stato il dopoterremoto, ma non c’è abbastanza tempo. Intanto ho le notizie sull’oggi. La partecipazione della scuola alla marcia della pace di Assisi, il gemellaggio con Cividale del Friuli a causa delle radici longobarde, le iniziative per l’educazione alla legalità. Scoprirò dopo, dalle conversazioni, che tra qualche giorno avranno qui Gherardo Colombo. Riassumo il raggio di azione di questo cosiddetto istituto comprensivo. Che, appunto, comprende scuola elementare e scuola media, ma anche scuola materna, corsi per i carcerati ( perchè qui c’è una casa circondariale di pena) , corsi per gli adulti di varie materie, tipo università popolare o educazione permanente. Mi sembrava strano che non ci fosse il nido. Invece Rosanna mi dice che c’è. Hanno una sezione “primavera” che accoglie i piccoli a partire dall’età di un anno e mezzo. Assisto ad un discorso su piantine e sementi e capisco che si riferisce al lavoro dei carcerati. Sento parlare di un non vedente molto bravo ad impagliare sedie e cesti che verrà coinvolto nelle attività della scuola. Sento iniziative per feste e spettacoli di fine anno. Vedo in cortile una vera flotta di gialli scuolabus, e tutto attorno un panorama bellissimo di verdi montagne con viti, nocciole, castagni e in alto, i paesini ricostruiti, un po’ di fabbriche e un arroccato santuario.

Irpinia vista da vicino, uno spicchio, e al volo. Con Avellino non bella e non grande, ma anche con i tanti piccoli centri, ognuno coi suoi ricordi, i suoi dolori e i suoi tesori salvati o ricostruiti, tra i quali il vicino Frigento, riconosciuto benemerito come sant’Angelo, di cui mi parla spesso Stella e da cui, se l’avessero saputo, forse sarebbero venuti a salutarmi anche Maria ed Augusto, i suoi cari cugini e anche amici miei. Spero sarà per un’altra volta.

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