Progetti per il quartiere

Ho deciso che non andrò più alle riunioni del PD. Non per disaccordo, non per disinteresse. Ma perché nell’accaldata e brutta aula di via Stilicone mi sono guardata attorno e ho visto troppi vecchi e vecchie, me compresa, naturalmente. Ho pensato di aver contribuito a quello squilibrio generazionale che saltava agli occhi. Di noi colonne storiche non mancava quasi nessuno. Di ragazze, quelle sotto i trent’anni, ce ne erano quattro. Due erano le segretarie di due circoli, una era consigliera del Municipio, la quarta non so. Di ragazzi sotto i trenta c’era un segretario di circolo, due universitari che stanno a capo dei giovani democratici, e altri tre che non so. Tutti gli altri erano della generazione di mezzo, quasi tutti con lunga storia di militanza sia di provenienza margherita che ds.

Il giorno dopo, nella sala rossa del municipio il rapporto era migliore, non del tutto capovolto, ma più generazione di mezzo e meno veterani. Lì finalmente c’era aria condizionata sedie più confortevoli e microfoni funzionanti, ma per arrivarci bisognava fare a piedi i quattro piani, causa ascensore guasto. Fosse questa la causa della scrematura?

Sui progetti per il quartiere mi è sembrato di essere ancora a cinque, quattro tre e due anni fa. Cioè a quando con gli urbanisti della Sapienza noi tanti del quartiere immaginavamo la “centralità” di Torre Spaccata e Romanina, cioè facevamo progetti per il grande pratone per il collegamento col parco di Centocelle, per la viabilità su tram a collegare Anagnina e Tor Vergata e via dei Romanisti. Siamo ancora a quei progetti, ancora così belli sulla carta. Ogni settimana eravamo in municipio in tre gruppi con una ventina di persone per gruppo a discutere e disegnare. A sognare. Eravamo partecipazione dei cittadini. Eravamo veri comitati di quartiere. Sindaco era ancora Veltroni. Morassut ci ascoltava magari polemizzando, ma nella versione finale del piano regolatore le oltre cinquemila firme che gli abbiamo portato hanno avuto il loro peso nel far ridurre le cubature da cementificare.

Ora che ce ne sarebbe bisogno i comitati di cittadini si sono liquefatti o molto ridotti. Poca fiducia nell’essere ascoltati da Alemanno.

Il pratone sta diventando un bosco, per fortuna. E speriamo che lo resti a lungo e magari per sempre. La viabilità è sempre più disastrosa. Eppure i nostri progetti erano minimi e logici.

D’accordo Riprendiamo da dove eravamo rimasti. Tiriamo fuori quei sogni e quei progetti con tutte le aggravanti sopravvenute. Con poca speranza , ma con la voglia di dare battaglia. Se è vero che vogliamo essere “sul territorio” e “con i cittadini”.

Unica visibile coda positiva realizzata in questi anni neri, è il nido di via Serafini, bello, luminoso, giallo sole, merito della precedente amministrazione e della spinta nostra, ma ancora vuoto, nudo, con la promessa che a settembre dovrebbe aprire.

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