Su Tor Bella Monaca

Si parla da un po’ di Tor Bella Monaca. Cronaca nera, degrado e cose del genere. Ascanio Celestini ha ironizzato da par suo sui propositi demolitori del sindaco Alemanno. Una giovane ricercatrice ce ne ha raccontato gli aspetti migliori, compreso il particolare che lì, con gli stessi soldi lei si è comprata un appartamento con una stanza in più.

Io mi ci sono indignata, contro Alemanno e le sue idiozie. Via la notte bianca, via quasi del tutto l’estate romana, la festa del cinema, le serate della letteratura. Giù la teca dell’Ara Pacis, abbasso gli “archistar”, sia che si chiamino Renzo Piano o Fuksas o Calatrava. Via anche il Teatro, cioè i tanti Teatri di Roma, strozzati alla fonte per soldi e per sfratto alla competente dirigenza.

Ecco. A Tor Bella Monaca c’è un bellissimo teatro, abbastanza grande, due sale, attrezzatura ottima, posto per parcheggiare, facilità di prenotazione, costo quasi sempre 5 euro. Ci abbiamo visto Toni Servillo, Giorgio Albertazzi, Michele Placido e moltissimi altri, tutti bravi . Spettacoli ottimi, molto spesso perduti per mancanza di posti o per tardiva richiesta. Io che sono curiosa e un po’ impicciona, ho sempre chiesto ai vicini di poltrona o di fila se venivano da altri quartieri, visto che anche noi venivamo da Cinecittà. Mi sono sempre imbattuta in abitanti di Torbella, come la chiamano loro. E tutti abituali frequentatori.

Ecco, se Alemanno invece di spararle grosse pensasse a finanziare e sostenere il Teatro, per il popolo di Torbella sarebbe un bel guadagno e un bell’aiuto per il morale.

A Tor Bella Monaca, un po’ più in là del Teatro, c’è una bella chiesa, enorme, svettante, dove mi è capitato di esserci un Natale ad assistere ad un bel concerto. Stipati come sardine, seduti per terra e su tutti i gradini possibili. Anche quello un bel modo di tirar su il morale e arricchire lo spirito.

Anche questa è Tor Bella Monaca.

C’è anche un altro ricordo mio.

Rimettendo a posto un po’ di carte ho trovato un libriccino con dodici poesie e una canzone, da “parole forti in acqua” edizioni Sellerio. Dalla dedica scopro che l’ho avuto ad un incontro un otto marzo di quattro anni fa. Ero invitata in un centro sociale a Tor Bella Monaca chiamato Centro, ma scritto in modo curioso così : “El CHE”ntro”. L’autore, Massimo Del Vecchio, nella sua lunga dedica aggiunge un “hasta la victoria siempre” e si firma Un compagno, un uomo. Tra i tanti incontri di questi anni me ne ero dimenticata. Invece anche le amiche che erano con me, hanno un ricordo caldo e felice di quel giorno. Il locale abbastanza grande e pulito, ricco di tavolini e sedie, affollato di donne e ragazze. Gli uomini, compreso il mio affettuoso poeta, li ho visti più tardi, quando sono usciti dalla cucina dove, orgogliosamente da soli, avevano cucinato una ottima cena vegetariana, che poi hanno anche servito. Tutte le donne sedute, noi, le festeggiate dell’8 marzo!

E tra le donne ce n’erano di veramente speciali. Io ero solo una e non troppo speciale. All’incontro partecipava una Cristiana De Caldas Brito, bionda, graziosa e sottile, brasiliana e scrittrice. Ci ha parlato dei suoi libri, romanzi, precisando che li scrive in italiano, anche se non è la sua lingua. Eppure ha una bella parlata con pochi accenti stranieri.

E la Cristiana De Caldas Brito non era la sola ospite straordinaria. C’era anche una Rosa Mendez che rappresentava l’Associazione Senza Confine. Era certamente straniera, ma non ho annotato niente. Quella che ricordo meglio era una bellissima ragazza di colore, bella come sanno essere belli quei popoli colorati. Il suo nome ha un suono italiano, Patrizia Folgori. Era lì per l’Associazione Solidarietà e Cultura per il Territorio e per “Etiorosa, Associazione donne volontarie Etiopi”.

Dopo i racconti e le testimonianze, tutti seguiti caldamente e costellati di domande, c’è stata la cena. E’ stato uno dei più belli otto marzo di questi anni recenti.

Spero che questo “CHE”NTRO funzioni ancora, ma in ogni caso sono certa che quelle donne e ragazze e quegli “uomini”, compagni o meno, sono ancora lì, alla tanto bistrattata Tor Bella Monaca e sono altrettanto certa che si danno ancora da fare per i diritti , appunto “Senza Confine” , Italia o Brasile o Etiopia o altro che sia, perchè appunto è senza confine la provenienza di tanti che sono lì , a soffrire lavorare o gioire, cioè “quelli di Tor Bella Monaca”.

(la foto è di Chiara Lalli, tratta da qui. Su Flikr si può vederne molte altre)

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