Niente paura, Senza paura

A Roma il film su Ligabue si dà solo al Greenwich, in esclusiva. La mia amica Vittoria lo ha visto con soddisfazione a Trevignano. Mentre aspetto di andare a vederlo e mi devo accontentare degli spezzoni che ne ha anticipato “Che tempo che fa”, voglio dire la mia meraviglia nel notare la somiglianza di quel titolo “Niente paura” col titolo dei miei antichi giornalini scolastici, anni ’77- ’81, con il mio primo gruppo classe a Cinecittà, cinque anni fino alla quinta elementare. Il titolo che abbiamo scelto noi con un vero dibattito fu “Senza paura”. Nella presentazione scrivo: “ Non fu una scelta facile, sia per l’età dei bambini, sia perchè è sempre difficile trovare un titolo significativo. Ai bambini piacque quel coraggioso “Senza paura”; e io pensai che valeva la pena d’esser presi per presuntuosi piuttosto che adottare titoli neutri.”  Quel primordiale dibattito è spiegato nell’ultimo numero del giornalino a pagina 171. E poi concludo: “Si rivelò poi una scelta valida, perché ci diede modo in varie occasioni di parlare della paura e del coraggio, con tutte le sfumature e le implicazioni che i fatti reali e le situazioni sociali comportano”.

Mi meraviglio di aver scritto così nel lontano 1982, anno dell’uscita del libro, Giunti e Lisciani editori.

Immagino che anche il regista Piergiorgio Gay e lo stesso Luciano Ligabue abbiano fatto considerazioni analoghe alle mie.  La mia e dei miei piccoli alunni era paura di sbagliare, paura delle critiche, contrapposta al coraggio di osare, di metterci alla prova, di avere fiducia in noi stessi.  Il discorso della paura al giorno d’oggi è enorme. La paura creata ad arte e brandita come una arma per condizionare l’opinione pubblica, per distogliere da altri temi. Voglio continuare a sperare  che oggi e ancor più domani, vi siano tanti italiani e tanti nel mondo che vi contrappongano il coraggio, la fiducia in se stessi e la voglia di tentare, tutti insieme, come tutti  insieme siamo andati avanti noi in quella piccola comunità scolastica di periferia.

A proposito. Molti di quei ragazzi sono ancora in contatto diretto o indiretto con me. Franco e Alessandro, che ora sono ingegneri, Fabrizio che è a Vienna con famiglia, Fabio che è disegnatore a Bologna, Stefania che è cassiera, Rossella che si è trasferita in Puglia. E qualche altro di cui mi arrivano notizie o telefonate o email di tanto in tanto.

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