Al MAXXI

Sono stata al MAXXI. museo nazionale delle arti del XXI secolo, in Via Guido Reni

Dove c’erano degli insensati parallelepipedi di caserme – insensati come tutto ciò che ha parentela con le guerre – ora c’è  qualcosa che ti costringe ad alzare la testa verso il cielo. Non solo vi ti costringono quelle grandi  strutture tutte aperte verso la luce, ma anche ciò che vi è disseminato all’interno, perchè l’arte contemporanea non è facile e devi essere disposto a  rifletterci, impegnarti per capire.

La meraviglia è per ciò che ne guadagna la città. Questo è un altro regalo a questa Roma caotica e contradditoria. Un  altro regalo delle amministrazioni di sinistra, che si aggiunge all’Auditorium, alla risistemazione  fruibile dell’Ara Pacis, alla Chiesa delle Vele a Tor tre Teste, ai due Macro a Testaccio e alle antiche birrerie Peroni,  ai progetti ancora in costruzione della “nuvola” di Fuksas  e delle “ali” di Calatrava a Tor Vergata, come del grattacielo di Renzo Piano all’Eur.  Senza contare la ristrutturazione del palazzo delle esposizioni in via Nazionale, delle  Scuderie, dei Musei Capitolini, della Cripta Balbi in via Botteghe Oscure. E non so cosa  altro dimentico.

Quante volte, andando per monumenti antichi ci siamo chiesti cosa avremmo lasciato noi alle generazioni future. Quante proteste abbiamo sentito dai benpensanti sulla megalomania dell’Auditorium, che invece quasi non basta più. Quante rabbiose sforbiciate tenta di dare Alemanno sia ai progetti di Renzo Piano che di  Calatrava.    Per fortuna non è arrivato in tempo  a fermare o danneggiare anche la “nuvola”, che va avanti.

Ahi, ahi , caro Walter, perchè ti sei fatto convincere a lasciare Roma, che ci stavi così giusto e bene! Tu eri nato per fare il sindaco, per occuparti dei beni culturali, per riassestare questa città. Ti sei perduto e la città si perde. La fanno retrocedere con i Gran Premi, la cementificazione e le scritte sui muri.

Penso a questa donna irakena che ha progettato il MAXXI, al suo coraggio di pensare in grande. Lei non italiana come Meier, accanto ai nostri Fuksas e Piano, meriterebbe una grande festa di ringraziamento. Mi hanno colpito due cose  a questo MAXXI.  La bravissima accompagnatrice Giovanna, giovane e graziosa guida, ci ha raccontato dei problemi e delle caratteristiche di questo strano cemento voluto dalla Hadid.  Un cemento che con l’umidità del Tevere tardava troppo ad asciugare e diventava nero. C’è voluto l’aiuto della Terza Università, cioè dei suoi ricercatori, che hanno messo a punto una nuova miscela con caratteristiche innovative, ora brevettate e  proiettate  verso  il mondo. Come a dire a cosa serve la ricerca. Come a dire che nel mondo moderno nessuno può lavorare da solo, ma che anche i più bravi hanno bisogno del lavoro di gruppo, del cosiddetto “team”.

Poi devo ricredermi sull’arte contemporanea. Non è vero che non ci fa commuovere. Artisti stranieri che si ispirano al  nostro Pasolini  e addirittura a Gramsci, ai suoi anni di prigionia, alla sua cella che pur moltiplicata  all’infinito non è possibile  chiudere. Mi ha colpito una installazione. (Così si chiamano molte delle opere) dove c’è la pianta di Roma disseminata di puntini che siamo noi, gli abitanti. Con la proiezione e le luci, l’artista vuole dirci che è la città a farci muovere, a determinare la nostra vita . Non siamo noi che facciamo vivere la città, ma è la città che ci guida e ci muove e ci rende vivi.  Penso che sia vero o quasi. La città con i suoi guai, il suo traffico, le sue distanze, la sua pesantezza. Ma anche con le sue bellezze, la sua storia e tutti suoi monumenti antichi o recentissimi, che le danno vita,  ci dà vita. Siamo legati, non solo condizionati o ristretti, ma anche spinti, sollecitati, da questa città grande e tremenda, meravigliosa e sognante.

E’ stato detto che la cultura non si mangia e nemmeno la bellezza. Ma sono proprio la cultura e la  bellezza che ci fanno umani.

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