Donne

L’altro sabato, dopo la riunione del direttivo dell’Anpi, il grande Rosario Bentivegna, cioè il leggendario Sasà di via Rasella, parlando di prospettive politiche mi diceva che lui spera nelle donne, e precisamente le elenca. Tre donne, cioè Anna Finocchiaro, Rosi Bindi e Concita De Gregorio. L’avrei abbracciato. Allora c’è qualcun altro che la pensa come me.

E a proposito di donne ieri sull’Unità si ricordava Giglia Tedesco.

Un triste anniversario. Lei è scomparsa alla chetichella il 9 novembre del 2007. Più silenziosa di così non si può. Non sapevamo della malattia. Non ha voluto onori e clamori. Solo notizie postume e minime. Eppure, per fortuna non la si può dimenticare. Questo paginone è un ricordo e un rimpianto. (Che bello che il giornale fondato da Antonio Gramsci e diretto da una donna si distingua di data in data nel ricordare donne che hanno lasciato un segno. Per chi ci manca, come Nilde Iotti, ma anche per chi c’è ancora, come per i novant’anni di Lina Fibbi.)

Che bei ricordi ho io di Giglia Tedesco!

Comincerò dall’ultimo nel tempo.

Nell’estate del 2007, anzi, precisamente l’undici luglio. alla Festa romana dell’Unità alle Terme di Caracalla, c’era la presentazione del suo libro. Ho detto del “suo” libro. In verità è il libro che Anna Maria Riviello le ha dedicato trascrivendo le sue conversazioni. Credo che proprio gliele abbia strappate, quelle conversazioni. Tanta dignitosa ritrosia si vede dall’impostazione di quella pubblicazione. Il titolo dice “ Ho imparato tre cose”. Ma lei le ha imparate per noi. Voglio riassumerle. Dice: dal partito ho imparato che il noi è più importante dell’io. Da mio marito (cioè Franco Tatò) che bisogna guardare al futuro. Dal movimento delle donne che si deve sempre partire dalla propria esperienza, che è risorsa insostituibile. Tre belle frasi che spero vengano riprese come slogan dall’attuale PD, per la loro chiarezza ed efficacia. Sicuramente più chiare di quel generico e un po’ sbiadito “ rimbocchiamoci le maniche”.

Di quell’incontro mi resta il dono di una lunga e generosissima dedica che lei chiude con una piccola firma Giglia  nel residuo spazio in fondo alla pagina. Mi commuovo se penso che qualche mese dopo, in novembre, Giglia non c’era più.

Altro ricordo di poco antecedente. Doveva essere l’estate del 2006.

A Piazza San Silvestro, dopo aver assistito nella parlamentare sala delle colonne alla presentazione del libro “ Volevo la luna” di Ingrao, Giglia usciva insieme a me e a Vittoria, sempre con quel suo bel sorriso, vivace in un allegro abito rosso ma già appoggiata ad un inaspettato bastone. Noi credevamo che chiedesse un taxi e immaginavamo di doverla assistere. Invece lei, dopo le sue solite affettuose parole, si incamminò verso l’autobus, che – disse – era tanto comodo e la portava proprio a casa.

Indietro nel tempo, ad Arezzo il 2 maggio del 2005, per la seconda volta Giglia si prestava, invitata dalla Provincia, a presentare di nuovo il mio libro, ancora una volta insieme a Sandro Portelli, cosa che era già avvenuta il primo dicembre dell’anno prima. In un  pomeriggio di sciopero dei mezzi e di temporale, alla libreria Bibli in Trastevere, sala piena e pieni di calore i tre relatori e più di tutti lei, che così dotata di ironia, ha colto divertita e divertendoci alcuni dei miei episodi più scanzonati.

Mi accorgo che sto facendo un elenco di date. Ancor prima c’eravamo ritrovate all’Istituto Cervi, con la grande e rimpianta Maria, che ci fece incontrare. Io imbarazzata nel ricordo degli anni novaresi, di quando proprio Giglia venne a convincermi a riprendere l’impegno dell’organizzazione dell’Udi. Di fronte a Giglia il mio imbarazzo era di ritrovarmi con lei dopo anni di abbandono della politica di cui mi sentivo in colpa, nonostante fossero in procinto di pubblicazione quelle mie pagine di testimonianza, uscite poi in quello stesso ottobre 2004. Lei invece era lieta che fossi uscita dall’ombra, che mi fossi rimessa in gioco. A Reggio Emilia in quel convegno “Guerra, Resistenza, Politica, storie di di donne” il 7,8 e 9 ottobre, Giglia era una delle tantissime relatrici. Le altre erano le studiose, lei era protagonista, e che protagonista! Da ultimo per il diritto di famiglia, e prima per tutto il resto, cioè per tutte quelle tappe nel cammino delle donne,  quelle conquiste che oggi ci vengono rosicchiate ed annacquate e addirittura compromesse. Eravamo ancora ottimiste, protese in avanti. Lei più fiduciosa di tutte, più entusiasta. Con che emozione mi fece dono di un volumetto uscito nel maggio di quell’anno con gli scritti e i bigliettini di un diciottenne studente romano imprigionato a Via Tasso e ucciso alle fosse Ardeatine. Con che emozione vedevo che la prefazione a quelle pagine era affidata a Sandro Portelli, che proprio in quei giorni stava dedicandomi quel suo bel commento di apertura a quanto io mi ero dedicata a ricordare.

In quelle pagine Portelli scriveva: “ A forza di parlare dei vecchi partigiani ( a cui con astuzia retorica il revisionismo contrappone i ragazzi di Salò), ascoltando i testimoni di oggi che ovviamente hanno sessant’anni più di allora, ci si dimentica spesso che la Resistenza l’hanno fatta persone giovani, ragazze e ragazzi attorno ai vent’anni, – che la Resistenza, insomma, fa parte anche della storia e delle culture giovanili in Italia, è stata anche una ribellione delle giovani generazioni  contro un regime che aveva fatto della giovinezza il suo inno e la sua bandiera.”

Come non fare un commento?

Dopo i leopoldini di Firenze e i tanti giovani bersanini di Roma dello scorso week end , c’è veramente motivo di sperare che la nuova Resistenza e il nuovo Risorgimento vengano proprio dai giovani, dai nostri ragazzi. Dalle ragazze, in prima fila, le più umiliate e bistrattate, quelle che come dice Giglia Tedesco, devono sempre partire dalla loro esperienza, che è risorsa insostituibile. Con possibilmente in testa le Anne, le Rosj e le Concite.

2 pensieri su “Donne

  1. Ho qui davanti a me il libro di Dossetti “i valori della Costituzione” . Sulla prima pagina c’è questa dedica vergata a mano a mia figlia:
    Auguri ad Alessia per i suoi studi e per tutto il resto; convinta che la Costituzione è per noi tutti una garanzia e una guida.
    Firmato Giglia Tedesco
    Camaiore 25/08/2006

  2. Se questa lettera giunge a Teresa Vergalli,vorrei dirle lo veduta alla trasmissione “l’Infedele sono rimasto pietrificato del coraggio di una 17 anni rischiare la vita per abbattere la dittatura fascista per riportare nel nostro Pese democrazia,liberta,lavoro.ha scritto dei libri sarebbe mio desiderio averli,prima gradirei una sua risposta dopo gli go il mio indirizzo per posta.
    Grazie. In fede Luigi Testi S,Gimignano(Si)

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