Dibattito vero e presunto su un “diario” vero o presunto

  ANTEPRIMA

La truccatrice mi ha dato una sistemata. Dice che le luci sono micidiali. Che anche i maschi si adattano, qualcuno anche molto volentieri. Ritorno tra gli altri e vi trovo in aggiunta un tizio in jeans sdruciti e vedo che è già microfonato. Per un attimo penso che sia uno dei giovani dell’Anpi milanese preannunciati, ma siccome non mi si avvicina, mi raggelo subito e capisco. Ecco, è lui quello di Casa Pound. Sguardo torvo, testa rasata. Ma!

P.P(che sta per pensiero presunto) Non dovevi accettare. Noi non andiamo ai dibattiti in TV se ci sono i fascisti! Non ci dobbiamo sporcare! Abbiamo sempre obiettato così. Dovresti saperlo. Non vogliamo essere messi sullo stesso piano….

Altro PP di risposta. – L’ho saputo soltanto da poco. E poi ormai siamo circondati da fascisti, neofascisti, naziskin. Dilemma. Chiudere gli occhi o affrontarli? E poi, visto che non ci chiamano mai….

APERTURA

Siamo in trasmissione. Gad presenta. Certo, Dell’Utri, lui il pezzo forte, ora che è condannato nel merito e del tutto. Lo vedo piccoletto, rincagnato, rasatissimo, probabile fondo tinta alla Berlu. Me l’hanno tenuto lontano, come chiesto.

Lui: Non sapevamo che Mangano era mafioso e condannato. Era così fidato che portava a scuola i rampolli Berlu per impedirne il rapimento. Era bravo coi cavalli. Si faceva amare da tutti (PP: Tutti chi? La servitù o la padronanza?) E’ stato un eroe a non parlare contro Berlu. Non sono antifascista ne’ fascista (PP: Vero. Sei un mafioso.)

 Gad mi presenta. Sono al vertice del triangolo destra-sinistra. Onorata. Piccolo accenno anagrafico. Come mai mi sono messa a parlare dopo un bel po’ silenzio? Dubbio postumo. Mi sono riascoltata. Sì, l’ho detto. “ Perché stiamo tornando indietro”. Poi cerco di spiegarmi. E’ perché si è interrotto il percorso pur lento della conquista dei diritti. Alla mia parola “donne” si passa avanti.

( PP. Caro Gad, hai avuto paura di avere davanti una femminista talebana? Volevo soltanto accennare al grande patrimonio di capacità e intelligenze che questa repubblica, grazie alla Resistenza, ha regalato alla nostra società con la conquista della parità legale e di fatto tra maschi e femmine. Le donne, da individui che contavano niente, anzi meno di niente – come diceva mia madre – sono diventate cittadini a tutti gli effetti. Questo è il vero fatto rivoluzionario, cioè storico, di quel passaggio. Infatti “si sta tornando indietro” proprio cominciando dal taglio dei diritti alle donne. Per prime le giovani. Le sposate. Le madri. Le laureate e plurilaureate…… Ma che discorso difficile. A scuola si sarebbe detto sei andato fuori tema. Chissà se riuscirò a infilare il concetto quando, e se, si parlerà del maschilismo del Dux o del maschilismo del Berlu.)

 I DIARI

Quel librone, massiccio, lussuoso, sta lì, alla mia sinistra. Mi fa pensare ad un mattone che ti verrà scagliato sulla testa e chissà che bernoccolo, o che ematoma mortale, ti regalerà. Ed è solo il primo! Aiuto! Ce n’è per anni! Siamo tutti contro. E’ una vera operazione revisionista. Non storia, ma minimalismo pettegolo, non per chiarire ma per confondere. Siamo al solito “sono tutti uguali”. Qui non c’è la storia e non c’è la verità. Se il diario fosse vero sarebbe solo alibi, discolpa, autocelebrazione. Addirittura è falso! Ovvio che concordiamo tutti, Gad, Marco Revelli, Carlo Rognoni. Ma il serafico. Dell’Utri invece pensa che l’operazione non cambierà nessun giudizio ne’ sul Dux ne’ su altro.

(P. P- Allora perché ti affanni tanto per darlo alle stampe? Tanto più che è “presunto”? Ci vuoi far credere che non ci guadagni in soldi e nemmeno in politica? Ci prendi per fessi? Ci voleva proprio un mafioso conclamato, il servo di un piduista, per una operazione del genere! )

 Ma come è bello farsi passare per vittima. Fa la vittima: – I giovani “antifascisti” violenti sono venuti a impedirmi di presentare il libro! L’avete visto nel filmato!

( PP: Povero agnellino. Mite, rassegnato. Eri andato via dolce dolce. E chissà come ridevi sotto i baffi. Fare la vittima quanto aiuta! Dove sta la vera violenza? Nello sdegno rumoroso dei ragazzi o nelle viscide e contorte operazioni di stravolgimento della verità? E’ sempre da ricordare quel : “ Il Dux ti dava le manganellate sulla testa. Questi – con il Berlu ? – te le danno dentro la testa”. Io dico, pensando a mio padre che ne ha avuta una razione, che le botte fisiche guariscono e le idee giuste rimangono, anzi semmai si rafforzano. Le botte interne, invece, sono più insidiose e difficili da riaggiustare.)

 EPILOGO E LEZIONE DA RICORDARE

 PP: Paragonare il Dux a Berlu o viceversa valorizza o svalorizza l’uno o l’altro? E’ contento Berlu del paragone? Molto gli assomiglia. Vedi tra le foto la scena in giardino, lui chinato sui fiori e il Dux sul cane. Vedi i profili appaiati da Gad nella copertina. Vedi i gesti, petto gonfio, braccia divaricate sul bordo del balcone. Cose poco importanti? Come poco importante la foto del Dux in copertina, sfumata, giovane, imbellita come se avesse messo anche lui la calza fatidica sull’obiettivo? Particolari poco importanti? Oppure efficaci, subdoli, subliminali, come indolori agopunture dirette al cervello, non per restare in superficie ma capaci, purtroppo, di arrivare alla zona più profonda e oscura.

Un nuovo fascismo non è alle porte. Il tempo oggi non è più lo stesso. Così dice Marco Revelli. La storia si ripete in forma di farsa.

PP: E’ una farsa amara e credo che ci sia poco da ridere. Che ci sia invece molto da fare, molto da impegnare mente e cuore. Perché la realtà chiama all’appello il cuore, per tutte le miserie e i dolori che ci circondano e non fanno ne’ rumore ne’ notizia.

Il tizio rasato, il “fascista del terzo millennio” come si è definito, si è rivelato e si è tradito in alcune cose. Gli è scappato detto che un tipo come Lele Mora, Mussolini l’avrebbe fucilato alla schiena.

PP: Infatti fucilare alla schiena o di fronte era uno tipico stile e una tecnica. Come le randellate o altre carezze….

Poi ha detto che il fascismo ha creato l’Italia moderna e ha fatto tante cose belle. Forse voleva dire delle bonifiche e dell’Eur. L’ho fermato minacciando l’elenco delle cose brutte. Ha detto che è stato giusto manganellare, bruciare e dare l’olio di ricino perché i “comunisti” nel ’20 volevano fare i soviet in Italia.

PP: E’ proprio vero che non conosce la storia. Anzi, chissà come gliel’hanno raccontata.

E dice ancora che i giovani antifascisti di oggi vanno in forze ad assalire loro, i miti e pacifici giovani di destra, a suon di coltellate, e solo per ideologia, mentre loro hanno successo tra gli studenti perché avanzano sempre proposte concrete.

Marco Revelli, parlando della baita di suo padre partigiano che diventerà luogo del ricordo, ha accennato che si vorrà testimoniare non solo la Resistenza ma anche la miseria indicibile dei montanari.

PP. Già, la miseria nel ventennio. Non solo in montagna, nel cuneese o altrove. Anche nella nostra “ricca” pianura padana erano miseri i braccianti e i mezzadri, era un lusso avere un buon pozzo, l’elettricità era solo per alcuni ricchi. (Noi che andavamo a portare la civiltà in Africa.) E medici e medicine erano oggetti del desiderio. Scuola fino alla terza o al massimo la quinta. E che dire dei poveracci relegati nel “paradiso” di Ventotene o di quelli messi a marcire in carcere per anni o dentro San Tommaso come mio padre. L’elenco sarebbe ben lungo. E poi se ci mettiamo gli anni di guerra non finiamo più. Basta. Non mi è concesso il tempo.

Per associazione di idee penso a quel ragazzo del Keplero che con la frase di suo nonno ci diceva che sotto Mussolini si stava bene. Sono scintille di opinioni da cogliere e farci attenzione. Tutti dovremmo farci attenzione. Ed essere pronti e attivi sempre, per riaggiustare la verità a scanso di disastri futuri.

6 pensieri su “Dibattito vero e presunto su un “diario” vero o presunto

  1. Buonasera Teresa,
    mi chiamo Bianca, e dopo averla vista alla trasmissione di Gad Lerner e avere letto la sua storia sul web, mi sono decisa a scriverLe per poter avere l’onore di conoscerla un pò meglio.
    Mi sento davvero onorata, infatti, di poter parlare con una persona la cui storia è anche in gran parte anche la mia, o meglio quella di mio padre. Sono la figlia di Angelo Raffaele Del Ninno, che è stato, dal 07 marzo 1944 al 1° giugno 1945, il partigiano Ralf, facente parte della 59° Brigata Garibaldi “CAIO” – 6° zona -, combattente sulle montagne di Parma e Piacenza e ancora su quelle liguri circostanti la città di Genova.
    Mio padre è nato a Parma il 24 dicembre del 1924, quindi all’epoca aveva vent’anni; lui non era ancora un uomo fatto, Lei poco più che una ragazzina.
    Mi emoziona molto parlarLe, Teresa, non so se riuscirò a dire tutto quello che mi passa per la testa da questo pomeriggio, quindi vorrà perdonarmi se non sarò sempre coerente o chiara nei discorsi che seguiranno.
    La Sua storia, che è stata anche quella di mio padre, è anche l’ingrediente principale della mia infanzia: sono stata ninnata con le canzoni dei partigiani, a sei mesi rispondevo con una pernacchia quando mi si chiedeva cosa pensassi di Mussolini, e da quando mi posso ricordare i miei primi eroi di bambina molto piccola erano il partigiano Caio, il partigiano Pablo (del quale se fossi nata maschio avrei portato il nome) e poi Ragno, Ivan e tanti altri. Li vedevo nelle foto di mio padre e mi sembravano bellissimi nelle loro uniformi, ma soprattutto me li immaginavo dai suoi racconti, che mi accompagnavano quasi ogni sera prima di dormire e mi facevano sognare per quella che vivevo come una grande avventura, ma della quale percepivo in qualche modo la tragicità e la sofferenza. VederLa in televisione, sentire nominare la Brigata Garibaldi nel Suo blog e rivivere quelle notti di storie purtroppo in gran parte dimenticate è stato bellissimo, Teresa. Ho anche una piccola speranza che possa anche averlo conosciuto, mio padre, e per quanto improbabile essa sia mi sono decisa a scrivere anhe sull’onda di questa luce piccola ma potente, e se non fosse altro per poterLe stringere la mano, dirLe che siamo in tanti a ricordarci di quello che avete fatto per noi e per questo povero nostro paese e che ve ne saremo per sempre GRATI, alla faccia di qualsiasi stupido e antistorico revisionismo che pretende di piangere allo stesso modo partigiani, fascisti e magari pure nazisti, come se il tempo potesse cancellare in un colpo chi erano gli oppressi e chi invece gli oppressori.
    Certo che fa comodo, e certo che è in linea con questi tempi sciagurati di “manganellate” dentro la testa, che come Lei scrive giustamente sono assai più pericolose di quelle “sulla” testa, perchè subdole e dagli effetti devastanti anche a distanza di tempo.
    Se legge questo post, sarei felicissima se volesse contattarmi, se potessimo confrontarci su questo tema che sicuramente ci accomuna, Lei che lo ha vissuto di persona ed io che vi ho in qualche modo partecipato attraverso gli occhi e le parole di mio padre: ho parecchio materiale, anche manoscritto, fotografie, articoli di giornale degli anni immeditamente successivi, che vorrei poter riordinare con il Suo aiuto, perchè diversamente non posso fare. Purtroppo mio padre si è spento nel 1979 per un male incurabile (il cancro gli ha devastato l’unico polmone sano, l’altro se ne era andato per metà durante un appiattamento in montagna, durato quasi una notte) e io non ho più avuto modo, da troppi anni, di rinfrescarmi le memorie che lui mi raccontava così bene, così come nessuno poi ha saputo fare.
    Il revisionismo cui accennavo poc’anzi, perfettamente in linea con la decadenza voluta di ogni valore e principio del nostro passato prossimo, mi ha portato spesso a dover affrontare discussioni, anche molto accalorate, con pressapochisti ed ignoranti cui avrei voluto rispondere con i ricordi di mio padre per farli tacere per sempre; ma quei ricordi, mio malgrado e con molta sofferenza, si sono affievoliti e io non riesco ad urlare tutta la rabbia che ho dentro con la forza della verità, quella vissuta in prima persona da chi ha rischiato la propria vita, e alla fine l’ha data, per il bene supremo della verità e della giustizia. Poveri partigiani, mi viene da pensare, se vedessero come ci siamo ridotti!! Lei, Teresa, che partigiana lo è stata a tutti gli effetti, sa di che cosa stia parlando, credo anzi di essermi dilungata anche troppo nei miei confusi e contorti discorsi che, in realtà, hanno un unico scopo: comunicarLe tutta la mia ammirazione e gratitudine per quello che è stata e per quella che è e sperare che voglia contattarmi anche se, come penso, non avesse mai conosciuto mio padre, con il quale ha comunque tantissime e importantissime cose in comune. Spesso mi raccontava delle donne “staffetta”: quelli che li avvisavano per tempo dell’arrivo dei tedeschi, che portavano ambasciate da un distaccamento all’altro, che mettevano allegria solo per il fatto di essere donne in un mondo di soli maschi e regalavano un sorriso, un barlume di vita normale.
    Vede? Solo a parlarLe mi tornano alla mente tante cose…ed commovente e così confortante sapere che, a dispetto di tutto, della vita stessa in tutta la sua genialità e ferocia,non siano cose morte e sepolte, ma vive come non mai.
    L’abbraccio forte forte e spero di sentirla presto.
    Bianca

  2. MAI DIMENTICARE!
    Ai ragazzi morti nella Resistenza

    Ode al popolo pacifico
    armato soltanto di fiocine
    guerra faceva ai flutti del mare
    Il sangue versava di zolle
    e non di fratelli
    Munito di vanga e penna
    solchi profondi tracciava
    su terra e su carta e semi
    potenti di pane e pensieri

    Infamia distolse i fanciulli
    da canti ed amore costretti
    ad armarsi e colpire fratelli
    non ebbero tempo di assumere
    grave forma di adulti
    e voglio ricordarli i nomi

    Lettieri che un gano di sangue
    e di stirpe consegnò ai famelici lupi
    Filippo Illuminato di nome e di fatto
    Capuozzo e Formisano caddero
    nel proprio sangue mostrando come
    può il cuore più delle armi
    Ancilla Marighetto capinera del trentino
    il falco la ghermì dal suo nido d’abete
    Mentre il piombo sigillava
    le sue quattordici primavere
    Franco Centro teneva stretta
    la sua stella tricolore
    Ancora sul fiume si odono
    pianti garibaldini per Carlo Santagata
    il cui corpo pencola sull’acque

    A voi titolammo strade che scendono
    a mare slarghi dove i bimbi
    ancora giocano a palla
    Pagine dei nostri libri di storia
    e anfratti riposti nei cuori
    Ma nuovamente distorce
    l’ignavia il ricordo
    Giullari dal riso beffardo
    con poltiglia velano cippi d’eroi

    Non andremo celati
    dal buio di notte
    a lustrare le lapidi
    Non al chiuso delle stanze
    in laica liturgia
    evocheremo i vostri nomi
    ma al sole e alla pioggia
    al vento perenne
    che la memoria perpetui.

  3. ho apprezzato moltissimo questo POST.
    quella serata è stata davvero un po’ così come la descrivi, con la presenza ingombrante dell’ometto condannato per mafia.

    ed è buffo che anche io ogni volta che l’ometto ripeteva “… non sono fascista né antifascista!” (credendo di aver detto chissà quale nobile frase) pensavo esattamente la stessa cosa: “è vero, sei un mafioso!”

    e poi il vicepresidente di Casa Pound: un bel (!) giovinotto con tutte le idee sbagliate e le informazioni (storiche) deformate.

    voglio lasciare qua un pensiero vagabondo che potrebbe servire a contrastare la più celebre cialtronata che i post-fascisti usano a palate per tentare di giustificare e rivalutare il famoso mussolini e cioè la frase “ha fatto cose brutte ma anche cose belle per il popolo italiano” (implicito: “quindi era anche un brav’uomo!”)

    risposta:
    a parte che dietro tutte le “cose belle” che ha fatto c’erano degli evidenti interessi economici capitalistici del capitale che lo ha appoggiato e reso forte dall’inizio della sua avventura e quindi in primis “le cose belle” avevano un immediato ritorno di affari privati a spese dello stato.

    ma il concetto di base che noi italici tendiamo a dimenticare è che il capo di una nazione ha semplicemente *il dovere* di fare le “cose belle” per il suo popolo.
    ha semplicemente il dovere di far star bene il popolo con pace, serenità, prosperità, crescita, leggi giuste e libertà (e qualcuno si è accorto che tutti questi punti siano stati raggiunti durante il regime? forse i pochissimi che si sono arricchiti e sono diventati potenti).

    in teoria un governante è stato messo lì per quello e quindi al massimo gli si può dire”bravo, ma hai fatto solo che il tuo dovere!”
    (so che a qualcuno può dare fastidio ma sto citando Beppe Grillo!)

    e quel poco di “buono” (opinabile) che ha fatto non sminuisce in alcun modo le mascalzonate di cui si è macchiato che anzi per il fatto di essere crimini danno un giudizio negativo e tombale sulla sua vita e la sua storia.

    bòn

    è tutto per oggi.
    un abbraccio forte
    raoul

    • Belliu i tuoi argomenti. Io, per frustrazione, ho condensato nel mio elenco qualche concetto che sarebbe stato bene poter almeno abbozzare. Grazie. T.

  4. capisco la tua frustrazione.

    ma ti assicuro che nel piccolo brandello di tempo che ti è stato lasciato sei comunque riuscita ad dire parole importanti e di peso.

    ho riguardato la puntata sul sito de LA7 qualche giorno dopo e i concetti che sei riuscita a dire erano nitidi. la tua testimonianza l’hai portata.

    e forse Gad Lerner farà una puntata sul tuo libro (puoi provare ad invocare il diritto di replica!!!)

    😀

    immagino che IL FATTO QUOTIDIANO ti sfugga quindi qui per ridacchiare ti trascrivo la “Battuta Quotidiana” che compare sempre in prima pagina:

    <>

    ahinoi !
    😉
    r.

  5. ecco!
    la battuta si è persa per colpa dei TAG HTML (!!!)
    la riscrivo in chiaro:

    ” Muore suicida Mario Monicelli. Il comitato pro-vita pretende il diritto di replica ”

    r

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