Come eravamo

Andare alla ricerca dei ricordi non solo è difficile, ma riserva delle sorprese. Per quanto molti di noi  cerchino onestamente di rimettere insieme il loro passato, sono sempre possibili i vuoti, o  i travisamenti. Occorre sempre cercare fonti scritte o  testimonianze parallele.

Tra le scartoffie di casa  ho trovato due pezzetti di carta che mi riportano a quegli anni lontani e riescono a sorprendermi, anche se io ero proprio là, in quel tempo e in quei luoghi.

Il primo foglietto è una specie  di volantino, una paginetta dattiloscritta su fragile carta riso, intitolata addirittura “Alle donne italiane”. E’ firmata “Una aderente ai G.d.D.” Cioè ai Gruppi Difesa della Donna. Mi sono ricordata di averlo scritto nell’estate del 1944, non prima di luglio o forse in settembre. Cioè quando mi ero faticosamente dedicata all’arte della macchina da scrivere. Infatti quelle righe sono ricche di ribattiture e di errori.

Come era arrivata a casa  mia, casa di contadino povero,  quella monumentale vecchia macchina dotata di un consunto nastro rosso e nero  e di traballanti tasti molto inclini ad accavallarsi? Questo lo ricordo bene, come ricordo il luogo. La macchina, una vecchia Remington, faceva parte del bottino raccolto nell’azione alla caserma di Quattro Castella, con alcuni moschetti, bombe a mano e divise da carabiniere. L’azione è datata 12 giugno del 1944. Anch’io vi  avevo partecipato stando di guardia alla curva della strada. Dopo pochi giorni quella macchina è arrivata a casa mia e mio padre l’ha nascosta nel rifugio sotterraneo scavato nei campi e  mascherato con balle di paglia. Credo che la carta riso e la preziosa carta carbone  ci fosse già da subito. Più tardi arrivarono anche delle matrici  gialline da incidere,  che poi qualcun altro ciclostilava non so dove, forse al municipio di Bibbiano.  Mia insegnante e aiutante era Carmen Zanti, che io ritenevo in tutto la mia guida, il  mio orizzonte e la mia prima grande vera amica. Con due  sole dita e con grande impegno mi dedicavo a scrivere, soprattutto per ricopiare circolari  e direttive che arrivavano dal “centro”, che poi era Milano.

Il volantino che ho ritrovato ha come tema centrale  l’invito ad opporsi alle chiamate tedesche per lavori obbligatori di difese militari. Il linguaggio  è terribilmente retorico e contorto, da rabbrividire.  A mia discolpa devo dire che non avevo ancora diciassette anni e che provenivo dal fascistissimo istituto magistrale.

Dopo un inizio ridondante che più tardi trascriverò, veniva l’appello denuncia.

…i nostri uomini sono obbligati a lavorare per fortificazioni di guerra per i tedeschi!  Sgherri armati fanno la guardia a questi schiavi colpendo inesorabili col loro getto di fuoco chi tenta fuggire.

Al centro del testo, sorprendentemente si dice:

Se è necessario impugneremo anche noi le armi per difendere i nostri figli, i nostri fratelli, i nostri sposi! Già sorgono ovunque le S.A.P. Femminili che si fanno onore come le Garibaldine, come tante altre donne che offrono la loro vita alla causa nazionale. Ma quelle che non possono impugnare le armi hanno il dovere di incitare i nostri uomini alla lotta.”

Mi chiedo come mai si parlasse di SAP femminili e donne Garibaldine senza fare  accenno ai diritti delle donne, che proprio in quei mesi erano il tema centrale delle nostre riunioni.

Alla fine si fa un riferimento che nell’anno del centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia, ritengo molto significativo. Si dice:

..E noi donne saremo vigili e attente per sorvegliare, aiutare, difendere i nostri uomini. Li difenderemo con tutte le nostre forze, li assisteremo, li inciteremo con la nostra presenza  e col nostro coraggio. Sapremo essere degne delle donne che in un altro grande momento della storia d’Italia, aiutarono gli altri Garibaldini, i primi, i seguaci dell’eroe biondo”

Quell’espressione “dell’eroe biondo” per intendere Garibaldi mi fa sorridere e non so se le donne del 1944 l’avrebbero capita. Ma mi sembra importante come prova che noi ci sentivamo veramente continuatori del primo risorgimento, veramente patrioti , veramente amanti della nostra Italia unita.

Ed ora, per  farci un sorriso adulto su tutta la veemenza giovanile, riscriverò la frase d’inizio di quell’appello, l’incipit destinato a trascinare tutto il resto :

Altro ed altro sangue innocente continua ad irrorare la fredda terra, prima così bella, della nostra patria.  Martiri col sorriso della vita sulle labbra che donano così spontaneamente la loro calda giovinezza per il grande amore alla patria, per la salvezza di tutto il popolo. E il sanguinario tedesco non è pago del sacrificio di questi volontari votati anche alla morte, ma vuole altre vittime ancora, vittime innocenti, inermi e impotenti.”

(domani il secondo pezzetto di carta ritrovato)


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