Le bambole di pezza

Non pensate subito male. Voglio parlare proprio di bambole di pezza. Una ventina e forse più, che le mamme dei miei alunni hanno creato con straccetti e fantasia per regalarle ai ragazzi della classe gemellata arrivati da noi a Roma dalla padana  Reggio Emilia.

Me ne sono ricordata in un momento triste. Le mamme,  quelle della  sezione B scuola elementare Don Paolo Albera, me ne avevano parlato allora con occhi luccicanti di allegria. Si ritrovavano a casa di Assunta, mamma di Nicoletta, portando tutti ritagli di stoffa colorati e fioriti, calze di nailon smesse e lavate, aghi  filo e forbici, tanta inventiva e tanto buon umore.  Diversi pomeriggi diversa inventiva, uguale passione.

Ieri nella chiesa di Don Bosco, quella stessa mamma Assunta, l’esperta in bambole di pezza,  leggeva il commosso saluto a Nadia, mamma di Marianna. Ricordava l’amicizia antica, nata tanti anni fa ai cancelli della scuola e rimasta accesa fino ad oggi. Oggi che quei ragazzi sono adulti, che Marianna non va più a danza classica ma ha due ragazzi quasi grandi, che Nicoletta avvocato è qui con la carrozzina della sua bimba, che le altre mamme Anna e Pina sono venute a nome delle altre disperse per Roma Lazio  o  Lombardia, che accanto a me c’è Raffaella che mi parla dei suoi problemi di cassintegrata e  mi racconta delle telefonate e dei messaggini che ancora tutti loro, ragazzi e ragazze, con vari mestieri e vari traguardi scolastici e familiari,  ancora si mandano.

Questa è la classe degli anni ’80 che ha fatto con me più cose strane e belle. Non solo in giro per il quartiere e Roma  a imparare la storia e la bellezza, ma un gemellaggio con una classe di Reggio Emilia, quartiere Canalina. Noi una settimana da loro e loro una settimana da noi. Che emozione, aveva scritto Raffaella, la prima notte dormire lontano senza i genitori, età nove anni, classe quarta. E quelle mamme felici, idee e inventiva, pensare di confezionare bambole di pezza, tutte bellissime, da dare  in dono agli scolari reggiani.  E sforbiciando e cucendo cementare amicizie ancor oggi vive, ancor oggi solidali, mamme e figli e nipoti, nei momenti allegri come lauree, nozze, nascite.  E ora, ormai,  purtroppo, anche   lutti.

 

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