Elenco di speranze. Per l’8 marzo

Che sia la volta buona che l’8 marzo sia veramente un “ottomarzo”?  Non solo più mercato di fiori e fiorellini e di cene tra sole amiche senza uomini e magari – orrore – con spogliarello maschile.  Niente più sorrisini superficiali e commiseranti come a dire “ ma sì, concediamo questo contentino”, poi domani torniamo alle cose serie.

Il mio elenco di speranze per l’otto marzo, quest’anno, è più azzardato.

Che donne ragazze e nonne siano tutte in piedi, di fatto o di pensiero, per se stesse e per tutti. A farsi guardare e rispettare.

Che la bilancia per pesare i loro meriti sia giusta, cioè che sia la stessa per tutti, una bilancia onesta.

Che nessuno si permetta di crederle inferiori e deboli e quindi di umiliarle o violentarle.

Che ritorni il diritto al lavoro quale diritto all’indipendenza e alla cittadinanza.

Che si riparta da zero a riprendere  l’antico precetto:  “ per  lavoro uguale salario uguale”.

Che si riconosca che sono cittadine due volte: quando lavorano fuori o dentro casa, e quando possono dare la vita, cioè quando per merito loro le generazioni si susseguono

Che per questo doppio merito, sia facilitata la scelta-diritto di diventare madri. Cioè non solo nidi o assegni, ma anche carriere salvaguardate e condivisione di doveri per i padri.

Che finalmente alle  donne sia fatto spazio nei luoghi di comando e di decisione,  così di  aprire la speranza anche  alle sorelle  di là del mare.

Insomma, otto marzo o altro, che le donne in piazza, e insieme, diventino forza dirompente e determinante per una Italia migliore.

 

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