Le belle ministre

Abbiamo tre belle ministre, o quattro se si aggiunge, con un po’ di fatica, la Brambilla.  Il criterio della “gradevolezza” ha sicuramente giocato a loro favore al momento della scelta.  Donne sicuramente nell’aspetto. Molto meno nei sentimenti.

Cerco di spiegarmi.

La Prestigiacomo, mentre tutti nel mondo pensano alla vita degli esseri umani,-  bambini, donne, vecchi e uomini – e con questo pensiero  hanno un sussulto di dubbio sul nucleare , lei, ineffabile, con quella sua cantilena, che dice? Che è vergognoso che gli antinuclearisti utilizzino strumentalmente i fatti del Giappone per…….. i loro scopi di parte !!!???  E lei con la sua finta compostezza, quali interessi di parte si accinge a difendere?  Non c’è prudenza che la sfiori, non ragionevole dubbio. Non immagini di bimbi contaminati, di malformazioni, malattie e angosce varie, niente di questo la tocca minimamente. Anche la Merkel , che è donna, meno gradevole, certo, ma più donna, cioè più umana, sente il dovere del dubbio, del ripensamento. La dolce gradevole Prestigiacomo, non pensa nemmeno all’ambiente, come sarebbe suo istituzionale dovere, trova solo fiato per prendersela coi verdi, con gli ambientalisti.  Chissà, forse pensa ai soldi di qualcuno, quelli che a fauci spalancate aspettano di azzannare il buon boccone del nucleare, alla faccia nostra.

 

Non da meno la Gelmini, così composta, con la macchinetta preregistrata sotto la camicetta, uguale uguale alla Carfagna nel recitare sempre le stesse monotone cose,  è riuscita a dire che se ha dovuto ridurre il numero delle insegnanti di sostegno è perché ci sono i furbi che fanno risultare “diversamente abili”, cioè handicappati, dei ragazzi che invece sono normali,  che non ne hanno bisogno.  Secondo lei un genitore si diverte a dichiarare menomato il proprio figlio? E un insegnante si diverte a fare altrettanto? E gli operatori del servizio sanitario o dei servizi sociali?  Io ho avuto un ragazzino dislessico e ho dovuto studiarmi in fretta una quantità di libri per poterne venire a capo. E per la bimba che balbettava,  ce la siamo risolta, io e i suoi compagni, aiutandola a recitare, perché solo così riusciva a superare il suo guaio. Che ne dite, sarebbe stato meglio che ci fosse stata una logopedista? E il bambino non vedente della classe accanto che la collega Vanda si gestiva alla meglio aiutata solo da una brava ragazza che però non sapeva nulla del metodo braille?  E anche noi delle aule accanto, nelle ore non coperte dall’insegnante di sostegno, facevamo la nostra parte, in solidarietà.

E mi fermo qui, per non dire dell’irrequieto e aggressivo che aveva il padre dentro e fuori dal carcere, di quello timidissimo che non parlava, e del più sfortunato con tetraparesi che dovevo portare di peso al bagno perché l’assistente è arrivata dopo mesi di attesa? E io parlo di tempi migliori, quando c’era la volontà di fare, quando nessuno avrebbe osato dire che ci sono  i furbi  che gonfiano  l’elenco dei bimbi bisognosi di sostegno.

Poi la stessa Gelmini, così composta, così graziosa, ha detto che gli insegnanti sono troppi, e per questo si è costretti a pagarli poco.  Forse sogna classi di quaranta alunni come negli anni venti, e per poche ore. Infatti che spreco due insegnanti per le classi a tempo pieno, che vergogna quelle mamme che invece di stare a casa ad accudire i pargoli se ne vanno fuori a lavorare e pretendono di parcheggiare i figli a scuola addirittura fino alle quattro?  E nelle classi a modulo (a proposito, ci sono ancora?) una insegnante e mezzo per classe è uno spreco?  E per questo si spinge a metterci tutti i banchi più stretti, finché  l’aula ne tiene?

E mi fermo, perché penso alle palestre, alle biblioteche, agli spazi per lavorare con le mani, per fare ceramica pittura musica o spettacoli:  E non sia mai,  che pretesa, le piscine, roba da ricchi, ossia, non roba da scuola “pubblica”.  Come se la parola pubblico significasse “per  poveri, per  sudditi”.

Care le mie belle ministre. Vergognatevi almeno un po’.  Una piccola ruga nata dalla vergogna vi farebbe più belle, e certo più umane.

 

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