Che fine aprile

Che fine aprile, ragazzi! E che inizio maggio!

Comincerò dall’ultimo. Da quei ragazzini della scuola “Anna Frank” così vivi, freschi d’emozione per le Fosse Ardeatine e per le stanze-celle di via Tasso dove ancora c’è l’aria di quelle torture e di quelle speranze.

Loro, queste ragazze e questi ragazzi, le speranze  possono ancora averle. Sempre che si esca da questo buio di ideali e di progetti. Hanno da percorrere i cinque anni di superiori e forse ancora di università.  Dieci anni all’incirca. Basteranno per far risalire questa nostra Italia dalla melma che ha inzaccherato un po’ tutto? Io non ci sarò, ma mi piace guardare avanti, per loro e per i miei nipoti.

Vorrei che guardasse avanti anche la mia parte politica. Che alzasse alta la bandiera degli ideali. Che sentisse che c’è bisogno di  ideali, o se volete, di sogni. Che ci sia sete di ideali s’è visto con il ricordare l’unità d’Italia. Ha ragione Aldo Cazzullo a dirci che dobbiamo essere orgogliosi d’essere italiani. S’è visto nelle folle del 25 aprile, anche se qualche cretino vi si è infilato  qua e là  per fare il fascista di sinistra. Si è visto il primo maggio, dove una spruzzata di idealità è stata accolta con gioia dai ragazzi di piazza San Giovanni. Anzi, anche di cultura. Quanti di quei ragazzi avevano sentito prima tutta la bellezza della musica verdiana o la giustezza delle parole di Pasolini e di Calamandrei?

C’è bisogno di scaldare i cuori. Per esempio alzare alta la bandiera dell’onestà, indispensabile base per la giustizia. E quella dell’ambiente. Amare la bellezza, amare la nostra terra, pensare al pianeta, cioè al futuro.  Pensare all’umanità. Popoli di tutto il mondo. In concreto lottare contro le diseguaglianze. Diseguaglianze tra le persone, diseguaglianze tra popoli e tra nazioni.

E parlare di buona politica, di necessaria politica, di diversità tra le politiche. Quelle che riducono le diseguaglianze e che limitano i privilegi, opposte a quelle che regalano sconti ai disonesti. Vedi falso in bilancio o privilegi per chi delinque da incensurato.

Poi le ragazze, le donne. Mi correggo: non “poi”, ma “prima di tutto”. E’ una battaglia dura, quella della parità. E’ dura nel costume e nel privato ed è dura nel pubblico e tanto più nel mondo. Ci vorranno generazioni, ma intanto dovremmo cominciare da noi, anche per aprire una strada.


Guardavo queste ragazze quindicenni, come guardavo le diciottenni del Pedagogico di Iglesias o dello Scientifico di Carbonia e le vedevo tutte bellissime, molto più belle di qualsiasi Ruby o Noemi o Belen. Soltanto degli ideali alti le possono salvare dal gossip e dal velinismo o dal grande fratello. La giustizia e la parità sono da farsi con tanti passi, piccoli o grandi. Passi da ripetere, perché percorsi a volte a ritroso.   Anche  linguaggio e  paternalismo,  pregiudizi. Guardare avanti a diritti nuovi e riconoscimenti più alti.  Perché mai le donne, che sono un po’ di più della   metà del cielo debbono essere costrette a scegliere tra lavoro e famiglia, cioè tra lavoro e figli? Dovrebbero avere doppi diritti, visto che hanno doppi meriti verso la società. Contribuiscono come cittadine lavoratrici e contribuiscono come madri alla continuazione e rinnovamento della comunità.

Lascio all’ultimo l’idea della pace, con annessa fine di Bin Laden. Anche la pace sarà  una conquista lunga, lunghissima. Parte dalla giustizia, dalla riduzione delle disuguaglianze, dalle unghie tagliate agli affari  e al denaro. Cioè arriverà  dalla buona politica tra le nazioni, da Ghandi, da Terzani da Gino Strada. Smettere di voler dominare, smettere di odiare o disprezzare chi è diverso. Tra noi, vicino a noi o dappertutto.   Cammino lungo e doloroso, quello della pace. Avrebbe bisogno di maggior riflessione e minore ideologizzazione.

Sto sognando anch’io. Intanto però ci provo. Con la parola. Spero gettando semi. Solidarietà tra giovani donne e donne più adulte. Anche tra ragazze ragazzi tra i banchi delle scuole o tra le piazzette degli incontri. Meno distratti di quant siamo stati noi che non ci siamo opposti abbastanza a questa deriva. Dovranno essere loro a fare la buona politica, quella che mette le regole a favore della “polis”, cioè di tutti. La bella politica che scalda i cuori,  guarda avanti e al mondo,  e non ha paura di sognare.

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