Casa Cervi, festa e Liberazione: 25 aprile 2011

Il podere dei Campi Rossi è un mare di folla, colorata, quasi tutta giovane. Mare piatto, perché i “fratelli”  ne hanno  spianato le gobbe per  far scivolare l’acqua a vivificare la terra per un raccolto migliore.  Il raccolto della loro vita è qui, nell’entusiasmo di questa gente, nella luce di questo sole. L’acqua vivificante di quei sogni antichi ha percorso canali e fossatelli, ma non è andata perduta.  Siamo ancora qui, a lottare per quel sogno generoso, a dispetto di tutti gli egoismi e le prepotenze. Affinché  dopo un raccolto ne venga un altro.

Dietro i “fratelli” sentiamo presenti tutti gli altri. Il padre, la madre, le mogli e le sorelle, poi i figli ed ora i nipoti. E più oltre, le squadre, le brigate i gruppi, quelli coi gradi e quelli senza, i conosciuti e gli sconosciuti, quelli che non ci sono più da tempo, quelli che ci hanno lasciato da poco e quei pochi che ci sono ancora. Accanto c’è il vivaio dei nuovi arrivati. Vanno avanti e si prendono per mano anche con i più lontani. Sono nel presente. Le antiche radici le vanno a interrare nel futuro.

Radici nel futuro. E’  il nome di questa festa. Gemellaggio tra Resistenza di allora e Resistenza di oggi. Istituto Alcide Cervi con Associazione “Libera”. Contro le mafie, tutte le mafie.

Don Ciotti  infiamma perché le sue parole hanno il peso dei fatti già compiuti e dei fatti  che sicuramente verranno dopo.

Anche Don Ciotti coltiva dei campi. Il lavoro dei suoi ragazzi e della sua gente  non è soltanto fatica. E’ pensiero, è speranza. E’ studio, è anche sapienza. Soprattutto è lotta.

Che ci sia un podere, che ci siano delle terre, è una fortuna e un privilegio. A Casa Cervi vi accorrono tanti e tanti. Quelli che impediranno che si torni indietro. Quelli che la Costituzione pagata così cara non la lasceranno stravolgere. Quelli che la storia vengono a conoscerla sul posto.

E’ una fortuna e un privilegio che ci sia un podere dove è cresciuta una biblioteca, grande, specializzata, come germinata da quella piccola di tanti anni fa fondata dai “fratelli”.  Un podere dove ora, dal parco agroalimentare già esistente sta nascendo anche il “giardino dei frutti per non dimenticare”, giardino della biodiversità. Alberi da frutti in pericolo di estinzione. Dice la locandina: frutti  di colore rosso, colore che  nella  polpa o nella buccia  rimanda alla vitalità, alle passioni , al sentimento, al coraggio e al sacrificio del popolo emiliano e della famiglia Cervi.

Nei campi di “Libera” non so se ci sono colori prevalenti, di certo immagino  il verde dei filari e il bianco profumato dei fiori,  il biondo dell’orzo o dell’uva.  Forse la terra è rossa.  Chissà.  Come il sangue di tante vittime della mafia?  I colori di quelle terre e la forza di chi ci lavora, sono di sicuro una luce. La luce in fondo al tunnel delle nostre miserie morali, la luce che ci fa sperare di uscire dalla corruzione mafiosa e dalla prepotenza. La luce contro il buio di chi si adatta e non si indigna.

Sarà perché sono nata contadina che i campi, i poderi, la terra,  mi suggeriscono tanti pensieri. Avrei dovuto fare una cronaca di una giornata .  Spero che mi scuseranno tutti gli attori di quel giorno straordinario, cioè Loris Mazzetti, che ha tenuto il bandolo di tutto, il governatore Vasco Errani, il sindaco di Reggio Delrio, la presidente Sonia Masini, i padroni di casa Rossella Cantoni  Mirco Zanoni e Paola Varesi, le orchestre i cantanti il coro delle mondine ed anche, per una risata intelligente, l’effervescente Antonio Cornacchione.

Quel giorno, in un certo senso, siamo stati tutti contadini.

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