Fischia il vento

Fischia il vento urla la bufera, scarpe rotte eppur bisogna andar.  Questo cantavamo, e  solo alcune  volte, perché c’era ben altro da fare. In questi giorni il vento ha ripreso a soffiare, se non proprio a fischiare.  Noi, invece, è da un po’ che camminiamo ostinati nonostante le scarpe rotte.

Avrà pur servito a qualcosa il nostro accanirsi a rifare memoria, memoria sulla Resistenza, sulla Costituzione e sul centocinquantesimo del Risorgimento. Cioè quel nostro andare nelle scuole, aprire l’Anpi ai giovani, smascherare il fascismo e valorizzare la democrazia, pur così difficile e imperfetta, ma così “umana”, così “egualitaria”, così “avveniristica”. Anche quelle nostre cerimonie, le bandiere, le poesie, Dante e Mameli, Verdi e De Gregori.  Sobillare l’indignazione delle donne e delle ragazzine, dare  motivo di fierezza.  Tutto questo nostro camminare con le scarpe rotte è stata la battaglia contro l’arroganza, il malaffare, il maschilismo, l’egoismo e lo strapotere del caimano e dei suoi servi.

Vorrei che qualcuno tra i politici a sinistra, ascoltasse anche la mia riflessione.

Primo. Capire in fretta da chi e da cosa è venuto il cambiamento. Secondo me da quello che ho appena detto, che ha ripulito un po’ l’aria delle idee.  Poi dalle donne, finalmente indignate, o disgustate o soltanto infastidite.  Poi dai ragazzi, che sanno di non meritare punizioni per colpe altrui.

Secondo. Andare avanti in fretta. Su questa onda, sul vento che soffia o fischia, buttarsi alla battaglia per i referendum.  Finora troppo in ombra. Ora addirittura decisivi. Se si supera il quorum altro che schiaffo, sarebbe una “tranvata”.

Terzo. Ci sono poche donne. Che dispiacere per la ragazza di Iglesias battuta, di poco, dal berlusconiano.!  Ma da qui si riparte.  Gli eletti hanno già detto , – e anche fatto per esempio a Bologna – , che nelle giunte faranno cinquanta e cinquanta di parità.   Li aspetto al varco, e con me, credo ci siano tutte quelle di “se non ora quando”.  I ragazzi delle scuole dove vado e che spingo a parlare, ritengono che le donne siano poco presenti in politica perché meno adatte o meno interessate.   Logico pensare così, visto che di donne in giro nei luoghi della politica se ne vedono così poche. Si cambierà parere quando  si vedrà come le donne sanno fare politica, perché la politica  sono le strade, le scuole, gli orari, i mercati, i tram , i musei, le case , i giardini, i poveri, i senza lavoro, il dottore e l’ospedale, i bambini e gli anziani. Tutte cose che le donne conoscono bene in prima persona, a volte sulla propria pelle.

Quarto. Imparare dal successo di alcuni nomi. Pisapia, De Magistris e il ragazzo di Cagliari hanno avuto successo anche perché erano facce nuove.  Mi chiedo. Soltanto Sinistra , o IdV,  hanno  avuto il coraggio di avanzare  nomi fuori dagli organigrammi? Eppure anche nel PD e attorno al PD ci sono persone nuove, giovani o diverse.  Bisogna avere il coraggio di passare la mano. La gente , e noi tra i primi, non ne può più di risentire i Latorre, di vedere i D’Alema, e persino i Veltroni ( E pensare che io lo ammiravo tanto e soffro nel vederlo scivolare così nel pantano! Perchè non te ne sei andato davvero in Africa, almeno per un anno. Saresti tornato con l’aureola e tutti ti avremmo ascoltato!). Imparate tutti da Prodi, che se ne sta dignitosamente a fare altro. Abbiamo per esempio la Serracchiani. L’avrete vista e sentita, a Otto e Mezzo, stendere lo strabollito  Giovanardi,    con quel lieve accenno di sorriso e con la formidabile lucidità di argomenti. Tiriamoli fuori questi volti e cervelli nuovi. Guardiamo davvero al futuro.

Ci saranno, spero, le primarie anche per le politiche. A quel momento ci faremo sentire e vedere. Se è vero che vogliamo voltar pagina e farlo fischiare, questo nuovo vento, più  forte e rabbioso,   capace di spingerci tutti   a un avvenire nuovo,   alto e giusto.

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