Ricordo di Maria Cervi

Mi prende sempre un nodo alla gola ogni volta che penso a Maria. Mi manca una amica, mi manca una compagna. E’ vero che ci ha lasciato un’infinità di esempi, di elaborazioni e di atti, ma questo rimane nel passato. Ci manca la sua lungimiranza in favore del futuro. Dobbiamo farlo noi, lo sforzo di elaborazione dell’esperienza sua,  per trasformarla in indirizzo verso il domani.

Maria aveva un vero talento e un’innata sensibilità nel riconoscere le doti dei giovani, meglio ancora se giovani donne. E a motivare le donne. Non solo è stata lei a ripescarmi dalla lontananza romana, ma penso alla ragazza di Lodi Barbara Cassinari, ad Eletta, a Fiorella, a Natascia e Fiorenza,  cioè le nuove attiviste-antifasciste. Poi a tutte le storiche a partire da Dianella Gagliani ed Anna Appari. . Per non dire dell’affetto e della disponibilità verso noi della generazione precedente, noi nate in tempo per entrare in quella “ stagione di dolore armato”.  Quelle di Reggio e dintorni le conosceva una ad una e non le dimenticava mai. Certamente molti fili di amicizia la univano a tante altre lontane.  Com’ero, io, del resto. Mi ospitava a casa  sua, prelevandomi dal treno di Reggio o di Parma, come faceva per Mirella Alloisio, Giglia Tedesco e certamente per altre. Tirava fuori i tortelli di zucca o di spinaci e un po’ di prosciutto ed eravamo già di casa, vecchie amiche.  La sua spontanea semplicità impediva qualsiasi imbarazzo o formalismo.

Credo che le sia dovuto il merito di quel bellissimo convegno dell’ottobre 2004 su donne  tra “Guerra, Resistenza e politica”, preceduto dal suo acuto e struggente ricordo della nonna  Genoeffa Cocconi. Gli studi delle storiche che vi hanno contribuito sono una fonte preziosa per chiunque voglia parlare con competenza di donne in guerra in resistenza e in politica.  Consulto spesso il volume che ne è uscito e mi meraviglio sempre di quanto vi sia ancora di non conosciuto ed esemplare.

A suo tempo so che Maria si è battuta per quella trasformazione dell’Anpi che consente oggi  nuove adesioni per  continuare la lotta contro il fascismo, vecchio o nuovo che sia. Non era scontato che andasse proprio così. So che molti, tra i “vecchi” partigiani, propendevano per l’estinzione lenta. Dopo di noi, finiti i partigiani, finita l’Anpi. Invece è bellissimo – e si è visto – che ci siano tanti nuovi partigiani che portano avanti la nostra lotta.  Noi, fin che abbiamo forza, non andremo in congedo, e loro vanno avanti.  Perché non abbiamo combattuto per un re o per un territorio, ma per degli ideali che se non  difesi e rinnovati sono sempre aggrediti e in pericolo.

Voglio anche ricordare il suo intenso lavoro di testimonianza tra i ragazzi delle scuole. Dopo aver riportato le sue parole, i ragazzi della terza media di Bibbiano scrivono: “Quando Maria finì di parlare il silenzio era totale. Ognuno di noi stava cercando di capire come si possa parlare di cose così terribili capitate alla propria famiglia con commozione ma anche con quel distacco che le permetteva di essere così chiara e precisa”. Ecco, mi sembra un commento che dice tutto.  Ai ragazzi diciottenni del Matilde di Canossa,  Maria invece sottolinea la straordinaria normalità della sua famiglia. “Non c’è niente di normale nel sacrificio di una famiglia, c’è invece tutto di abnorme e inaudito. Ma c’è tanto di normale e naturale nel desiderio di libertà, nel vivere nel solco dei propri ideali e delle proprie convinzioni”.  Questo suo messaggio dovremmo sempre tenerlo presente.

Il cognome che Maria portava era certamente importante, e lei lo ha onorato in pieno. Mi permetto di credere che più importanti ancora siano state le sue capacità e la sua sensibilità. Non per caso attorno a lei si sono raccolte persone che hanno cognomi diversi, ma che l’eredità dei Cervi portano avanti con tanto valore. Prima di tutto suo marito, così discreto e così presente.  Maria vi ha trovato tutto l’appoggio, l’aiuto e la comprensione che  hanno  reso possibile la sua missione. È lui che merita il primo posto  in questo gruppo. Subito dopo ci sono le figlie e le nipoti, da una parte e dall’altra, che affluiscono negli anni.  Poi ci sono tutti gli altri. Da lontano so di una Cantoni e di una Varesi, di  uno Zanoni e di un Notari.  Ma ci sono molti ancora.  Perché più forti dei legami di sangue sono i legami ideali e affettivi che  uniscono  tante persone  a questo luogo, a questa storia.

Mi piacerebbe che la nuova Anpi, uscita dal congresso di questa primavera, adottasse la decisione di far svolgere qui, ogni anno, la Festa Nazionale dell’Associazione. Qui ci sono le strutture, ma c’è anche una moltitudine di motivazioni.  Prima tra queste, nel nome di Maria Cervi, di Genoeffa e delle mogli-nuore Iolanda, Margherita, Verina e Irnes, fare ancora  luce sul contributo delle donne  alla Storia d’Italia,  dal Risorgimento in poi.  Se non ora, quando?

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