Sui sentieri della Resistenza

Questo mio ritorno sulle montagne della Resistenza non è stato così casuale come all’inizio ho voluto far credere.  Io stessa  avevo cercato di sottovalutarlo,  per  timore della retorica o di cadere  nel  patetico.

Invece ho vissuto una esperienza importante, e non solo per me.  Mi ha rincuorato non tanto vedere strade e piazze e monumenti dedicati a partigiani, a vittime, a stragi,  a battaglie. Ma il ritrovare nella gente l’orgoglio e il ricordo vivo di quella stagione di dolore e di svolta.  Non ho fatto in tempo a chiedere di Gloria e della sua famiglia, che un gruppo di persone, l’albergatore e altri presenti, si accavallavano nelle risposte e nello slancio. In pochi minuti, ancora in ciabatte, venivo trasportata ad entusiasmo a casa della nuora e della nipote, in una via in salita del rinnovato graziosissimo borgo di Cervarezza , intitolata, guarda caso, a  un altro Galassi,  nome di battesimo Alberto.

Gloria era attesa  dopo pochi giorni. Anche lei traslocata altrove, sposata a Genova, fin dal ’46,  l’ anno dopo la liberazione.

Immaginando il nostro incontro dopo tanti anni, qualcuno aveva chiesto se ci saremmo messe a piangere.  Invece no. Emozione tanta,  gioia, sintonia, curiosità. Siamo gente con i piedi per terra e di poca retorica. Stranamente abbiamo parlato pochissimo di quei mesi passati assieme in quella casa delle staffette a Vetto, dove lei, Gloria era la mia “capa” e la mia luce.  Anche lei ricorda soprattutto le interminabili camminate da un paese all’altro, da un distaccamento all’altro. Della responsabilità del dover parlare, del prepararsi a spiegare  tante cose, così nuove e importanti.

Di queste lunghe camminate mi sono meravigliata anch’io. Tornandoci in macchina, mi sono resa conto di quanto fossero notevoli le distanze. Pur immaginando o indovinando le scorciatoie e i sentieri, faccio fatica a credere di aver percorso tanta e tanta strada: da Vetto a Ciano, da Vetto a Ligonchio, da Villaminozzo a Montefiorino. Qui a piedi, con quegli scarponi autarchici. Almeno in pianura avevo la veloce amatissima bicicletta.  In montagna io soltanto tre mesi, Gloria tutti quattordici o quindici o diciotto, visto che era lei che andava a portare i viveri al gruppo dei Cervi nell’ottobre del ’43, in quel rustico in mezzo ai boschi. Per aiutare suo padre,  che come il mio si è fatto due guerre, quella del diciotto e quella da volontario nella Resistenza. A lui è stata intitolata  una piazza, a mio padre una strada, nel paese dove sono nati e dove hanno fatto tanto.

Lei a Genova è stata maestra più a lungo di me, che ho avuto una carriera  multiforme e travagliata. Di questo abbiamo parlato un po’.  E della famiglia, di questa sua nipote così bella e così straordinaria che ne parlerò a parte. Di suo figlio medico, di suo marito giornalista, purtroppo perduto. Ci siamo ripromesse di incontrarci ancora, su richiesta delle ricercatrici dell’università di Parma, allieve del valente professor Parisella, che vogliono scavare ancora nell’universo della partecipazione femminile.  In quella occasione frugheremo nei ricordi, ormai pronte a rinnovare la sofferenza.

Qualcuno si chiederà se c’è ancora qualcosa da sapere o da scoprire, se non  sia già stata raggiunta la saturazione e la noia.  Me lo sarei chiesta anch’io se non  avessi scoperto solo da poco la oscenità delle torture patite da Mimma. E se non avessi sentito da Laila che c’è  ancora tra quei luoghi una partigiana montanara, nome di battaglia  Aide, che finalmente ha voglia di raccontare, anche perchè non c’è più il marito a trattenerla.   Di quelle che non ci sono più, altre che ci sono ancora hanno desiderio di raccontare,  per sentimento di giustizia ed anche per solidarietà di genere.

Lo faremo, perché  c’è da riannodare il filo col presente, per esempio a  proposito di torture in tempi di guerra e non,  nelle carceri  o in caserme. Per esempio  a proposito di stupri e di violenza sul corpo delle donne, di umiliazioni e botte, pubbliche o private, di sopraffazioni domestiche e schiavismo occulto, da noi o altrove. Sperando che possa servire a che non succeda più.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...