Respira, respira!

Forza, forza, respira! Respira!

Siamo stati tirati su, ma forse in ritardo, troppo in ritardo. C’è il rischio di polmoni allagati  o di embolia o  qualcos’altro di letale. Queste maledette dimissioni dovevano aver data molto più indietro, due mesi, un mese, un anno fa. Intanto ora bisogna fare respiri profondi, respiri  in piena aria, aria migliore, disintossicata, pulita.

Che differenza!  Come aver varcato un confine. Oltre una barriera cambia il clima.  Dopo la galleria di Bologna il treno quasi sempre sbuca in un’altra stagione. Basta fare il confronto, come dice Serra. Avete un dubbio? Fate il confronto. Avete un altro dubbio? Pensate a cosa rischiamo, uno per uno e tutti insieme.

Già questo ci fa respirare meglio: Respirare forte, respirare profondo.

Non ci saranno quelli dei grembiulini e del tunnell e nemmeno quelli che credono siano poche le pratiche del riscatto lauree o del servizio militare. Gente che non solo non sa, ma non sa di non sapere e si guarda bene dal circondarsi di qualche pericoloso competente. Gente che va a caccia di qualsiasi schermo per fare la ruota del pavone, del simpatico, dell’ammazzaproblemi, dell’io meglio degli altri.  E quelle delle calze autoreggenti, delle  filastrocche strillate  e rimasticate, sempre ad  artigli sguainati,  o con chiome  sventagliate a spray.

Pensavate forse che non parlassi delle donne?

Sulle nuove Signore-Ministro ha  già ha detto tutto Natalia Aspesi,  una di quelle che non ha bisogno di autoreggenti o artigli.

Io avevo proposto in fretta alcuni nomi in queste mie riflessioni. Ne avrei potuto fare un lungo elenco. Non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Mi  era venuta da lontano una antichissima battuta dialettale. Dalle mie parti, quelli che volevano vantarsi di avere successo con le donne, dicevano: “ Mi basta dare un calcio a una siepe che ne vengono fuori almeno sette!”  Mi sono chiesta fin da bimba  perchè mai le donne dovessero essere nascoste nelle siepi. Ci ho ripensato quando ho conosciuto Olga Di Serio D’Antona e Rosa Calipari.  Loro erano nella siepe e il calcio l’ha sferrato il destino, anzi la guerra e il fanatismo.  Nascoste in quella siepe c’erano donne di valore. E chissà quante altre ce ne sono,  donne che magari nella siepe ci stanno, come loro due, operose ed efficienti. In una accorata chiacchierata Olga mi aveva sussurrato: “Non puoi immaginare quanto vorrei  esserci ancora,  in quell’ombra!”

Ecco, forse ora comincia la stagione nuova dove le donne  non devono stare più nella siepe, ma  fuori, alla luce. Forse è in arrivo  il calcio di “se non ora quando”.

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