Piangere col cuore

La foto pubblicata su Repubblica

Si può piangere con gli occhi, a lacrime e singhiozzi. Ma il pianto più profondo e silenzioso è dentro al cuore.

Ho appena finito di ricordare Bentivegna, ed ora se ne è andata anche Miriam Mafai.

Dal passato mi è comparsa una fotografia.

In ritardo sulle notizie, non capivo, lì per lì, perché Corradino Mineo mostrasse su Repubblica quella foto con Miriam mamma, il suo bimbo in braccio e noi accanto. Noi, cioè le “ragazze” della prima scuola nazionale femminile del Partito Comunista. E mi rivedevo lì, proprio accanto al bimbo, con la mano della professoressa Caporali sulla spalla. Pochi minuti di attenzione ed ecco la tragica verità. Una stilettata.  Anche Miriam se ne è andata.

A Repubblica, chissà da dove, hanno ripescata quella antica immagine. E’ più bella di quella, unica, che ho io, dove si vede tutta la classe al completo, banchi, aula, libri, carte geografiche e cartelli affissi.  Nella mia, Miriam è  l’ultima in fondo a destra, presa di profilo, riconoscibile.

Folla di ricordi, di immagini, di rimpianti. Quante volte ci siamo incontrate, dopo di allora? Non molte, perché il mio impegno politico di militante  a tempo pieno è terminato negli anni sessanta. Io sono sparita, lei no, per fortuna. Lei c’è stata sempre, coi suoi scritti, parole, pensieri, riflessioni, libri. Ed  anche  sugli schermi, sempre  appassionata, libera e convincente.

Riaffiora anche il ricordo gradevole delle sorelle.  Simona, che c’era anche lei, ad aiutare gli alluvionati del Polesine. Ancora Simona alle riunioni dell’Unione Donne Italiane. La sorella più piccola, Giulia, disegnava per le pagine di “noi donne”, erede delle doti dei due genitori artisti. E spesso veniva in redazione a Via del Conservatorio.

Mi chiedo, e le altre di quella foto? Che vita hanno avuto? Ragazze del secolo scorso, ragazze e donne che erano la speranza di quel Partito Comunista così speciale. Sono state davvero protagoniste della ricostruzione del Paese e della impresa collettiva di emancipazione? Credo proprio di sì.

Mi è difficile evitare un filo di nostalgia. A pensarci, però, potrebbe essere una voglia di ricostruzione storica o statistica. Eravamo trentadue, anzi, trentatré con Miriam. Forse quelle trentatré vite metterebbero insieme un bel racconto, a partire da Miriam. Vi aggiungo Laila, Annita  Malavasi, partigiana combattente e poi sindacalista, della quale ho parlato e scritto molto. So che nella storia di quel gruppo ci sono da trovare altre tristezze. L’anagrafe ha una sua spietata crudeltà.

Intanto so che non c’è più Adriana Garbrecht, alta, bella, laureata in chimica. Nella foto è a destra, seduta sul muretto della scala di entrata. Negli anni seguenti l’ho incontrata funzionaria all’UDI Nazionale, sposata ad  un dirigente  del sindacato ferrovieri. Una bella storia di impegno politico culturale l’ha avuta Dina Rinaldi, che nella foto è a destra sul muretto. Bionda, vistosa, allegra. Ha lavorato a lungo con Gianni Rodari al “Pioniere” e poi alle associazioni dei ragazzi. Lei l’ho trovata su internet, nata nel 24, partigiana a Milano, moglie di Zveteremich, intellettuale  slavista traduttore da non dimenticare.  Molta vita politica l’hanno avuta la Caporali a Milano e la Pipitone in Sicilia.  Pipitone è quella dritta in piedi al centro, dall’aria severa. Dietro a Miriam, con gli occhiali, c’è una giornalista, cognome ebreo che credo  iniziasse con  H.  C’era una Fioravanti, laureata in lettere, di Genova.  Una Chinchio di Trieste, una Vercellino anche lei di Genova o Liguria. Una bella storia è certamente quella di Alva Bucci, toscana, che ha percorso a lungo il cammino dell’UDI. Di lei ho trovato soltanto il necrologio, 24 giugno 2009. Una biondina graziosa, veniva da Forlì, cognome dimenticato, nome indimenticabile: Comunarda, detta Narda.

Ecco, qui mi fermo, a riprova del mio lungo distacco dalla militanza.  Cercherò di diffondere la richiesta di aiuto anche su facebook, per colmare quel vuoto di notizie e, credo, di storia del nostro paese e per tirare fuori dall’ombra un altro bel gruppo di donne protagoniste.

Per fortuna che, in ritardo e un po’ casualmente, anch’io sono uscita dall’ombra e ho portato un po’ di materiale per la ricostruzione della memoria su fascismo, guerra e  Resistenza. Il lavoro coi ragazzi nelle scuole, che prende tanto dei miei giorni, dà nuovo senso a quest’ultima parte della mia vita.

Chissà se avrò anche il tempo di rimettere in luce  almeno alcune delle storie di queste  mie “compagne di scuola”, così  speciali,  ragazze della Resistenza, ragazze della ricostruzione.

2 pensieri su “Piangere col cuore

  1. Cara Teresa siamo due insegnati di via Messina, Tito e Silvia…ti ringraziamo tanto per il tuoi interventi con i ragazzi, ci hai lasciato nel cuore delle tracce di memoria che altrimenti sarebbero state sicuramente dimenticate. Un forte abbraccio

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