Un urlo, un abbraccio alle ragazze di Brindisi

I detriti vicino al luogo dell’esplosione (Wiro – LaPresse)

Mi sento dentro “L’urlo” di Munch. Credo che tutti siamo lì, da stamattina, da quando ci sono arrivate da Brindisi quelle parole e quelle immagini. Parole di guerra, immagini di corpi straziati. Non basta. Le vittime donne, giovani,  studentesse. Il luogo, una scuola. Cioè il sapere, la cultura.

Sgomento. Mi chiedo come può fare la gente per bene, gli onesti, i nonviolenti, a sollevarsi a muro contro questo attacco.  E’ proprio un attacco contro tutti noi, una aggressione contro le regole, contro la convivenza. Contro la civiltà.

Che armi dobbiamo imbracciare per contrastare questa guerra? Che ci fa ricordare la ricomparsa a Genova dell’altra guerra, quella dei gambizzatori. Questi hanno il marchio della mafia, o almeno così pare, gli altri tirano in ballo la lotta di classe.   In sostanza sono uguali, e ugualmente pericolosi.

Noi tutti, noi non-violenti, noi onesti, vorremmo vedere la sollevazione della politica-per-bene, per-bene-indignata, per-bene-arrabbiata. Vorrei essere chiamata in piazza con tutti tutti, non per rifare “l’urlo” di Munch, ma per scegliere le proposte migliori, le persone migliori.  Chi domani è chiamato  a votare  qua e là per l’Italia, invece di ritrarsi e dimenticare  un così grande diritto, può  dire con una scelta se sta con chi combatte la mafia, con chi fa la lotta di classe con le forme della democrazia  appoggiato dalla solidarietà popolare.

Più che mai abbiamo bisogno di buona politica, di buoni esempi, di attenzione al bene generale, al disprezzo della prepotenza, al rifiuto della violenza.

Dirò qualcosa che sembra fuori tema. In risposta a questi dolori vorrei sentire che domani va avanti la legge contro la corruzione, che passano i provvedimenti per dare lavoro ai giovani e alle donne, che l’Europa fa il necessario per salvare Grecia e tutti noi,  che dal  parlamento si buttano fuori  gli inquisiti e i sospettati di mafia, che vanno in galera  i ladri, anche se senatori, esattamente come se fossero poveri extracomunitari. E ci aggiungo anche che vorrei vedere che vanno in galera tutti coloro che hanno fatto carte false a favore di un falso invalido ai danni di  un vero invalido. E che dalle urne vengono premiate le brave persone, che non urlano ma non vendono il territorio agli speculatori, che si ricordano dei bambini e delle donne, che amano e aiutano la scuola, la cultura e la bellezza.

Un pensiero su “Un urlo, un abbraccio alle ragazze di Brindisi

  1. Puglia, terra di emigranti. Emigranti verso il Nord dell’Industria, verso il centro del pubblico impiego – scuola e difesa-, verso un’Italia di giustizia negata nella loro terra. Emigranti da Mesagne, centro della malavita organizzata, verso una scuola di libertà per le donne per il servizio sociale di una terra che continuava a soggiogarle alla prepotenza della sua aridità. Queste donne, queste giovani donne desiderose di riscatto per sè e per la loro terra sono state colpite da questo nefando avviso. Le donne di Brindisi non erano ancora arrivate perchè quelle di Mesagne si erano alzate ben prima delle 7.30 per andare a studiare. Quelle della grande città di mare consumavano i riti ormai assimilati e noti dell’ultimo minuto, riti assimilati ormai anche dal personale della scuola, della sorveglianza, dell’utenza pubblica e civile. Nessuno si era domandato perchè e cosa ci facesse lì un cassonetto delle immondizie mai visto prima. Nessuno aveva domandato a nessuno. Se qualcuno avesse avuto l’…ardire di chiedere a qualcun altro il perchè di quell’inusitanza forse avrebbe potuto vedere negli occhi chi stava tenendo pronto il telecomando.
    Dobbiamo riconquistare la nostra giornata di umanità altrimenti il disinteresse per gli altri e l’interesse solo per i nostri comodi (telefonini e auricolari deambulanti compresi) ci porteranno alla militarizzazione della nostra sopravvivenza civile perchè vorremo sempre più affidare ad altri un dovere civico. E’ ora di far emigrare quelli che non si sono mai mossi da quella terra.
    E’ ora che la politica cambi le disposizioni sui sequestri dei beni sacrocoronali, camorristici e mafiosi che siano, acciocchè la proprietà dei singoli venga subito e irrevocabilmente annullata e la terra e le case e le bestie siano date in uso e custodia a quanti dovrebbero alrimenti emigrare e a quanti sono immigrati verso questa terra.
    In questi momenti drammatici di crisi, per la povera gente, la classe dirigente
    deve essere tanto più spinta dal “demos” – i più poveri, coloro che possono vivere solo se lavorano con le braccia e con la mente attraverso il cuore- a disporre tutte
    le misure di giustizia sociale atte a far coincidere a quella la legalità scritta.
    Democrazia significa questo. Tutto il resto, sicurezza, difesa, ordine sono solo tristi fantasmi agitati per stordire gli animi.

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