La sfilata del 2 giugno

i giovani in servizio civile si preparano alla sfilata, da esseciblog.it

Ci sarà la sfilata del 2 giugno?

Credo che ci sarà. Credo che sarà triste. Credo che sarà “sfilata” e non “parata”.

E io in quella sfilata sarò la più triste.

Ho accettato la chiamata dell’ANPI che mi ha chiesto di rappresentare le partigiane sulla camionetta che sfilerà sui fori imperiali. Ero perplessa, perché so che in Italia, nella mia Emilia o in Piemonte o nell’altro nord, ci sono ancora tante donne che hanno fatto la Resistenza con disagi, meriti e tempi uguali o maggiori di quelli che sono toccati a me.  Ho accettato perché su quella camionetta io non sarò io, ma sarò tutte le altre, quelle che ci sono ancora e quelle che non ci sono più. E sarò ancora più triste per la mia Emilia, così sfortunata e dilaniata.  Per le tante persone che conosco, parenti o no, che hanno tremato e sussultato non solo nel cuore, ma con la terra, con le case, coi muri, ai loro tavoli o banchi di lavoro o cattedre o consolle o video. Mi arrivano sms drammatici nella loro dignità.

Le polemiche sui costi della sfilata le posso giustificare come sfogo immediato al dolore. I costi sono già tutti andati. L’altro giorno sono passata di lì. Sono già montate le tettoie, le gradinate, le distese di sedili, le postazioni di servizio. Ho visto squadre di operai col casco che si davano da fare molto manualmente e faticosamente. Credo che debbano essere pagati.

Sul valore o significato della sfilata mi vengono alcune osservazioni.

Io credo che questi riti che gli Stati allestiscono nelle loro ricorrenze importanti siano una specie di biglietto da visita. Lo Stato si presenta al mondo e ai suoi cittadini con i suoi meriti e i suoi mezzi. Mette in mostra le sue capacità e qualità. Napolitano promette che quest’anno ci sarà sobrietà.  Come sarà questa sobrietà non riesco a immaginarlo. Riesco invece a pensare come la vorrei io questa “sfilata” non “parata”.

Mi piacerebbe che ci fossero soltanto i volontari.

Noi partigiani, in quanto volontari, ne abbiamo pieno diritto. Siamo diventati soldati per nostra volontà, non per chiamata. Abbiamo sofferto molti disagi, molti accanto a noi ci sono morti, molti hanno patito   torture e ferite. Tutto senza paga, per profitto di tutti.  Nel nostro presente ci sono i nuovi volontari disinteressati. Sono gli uomini e le donne della protezione civile, drammaticamente impegnati ora sulla terra emiliana ballerina, ma in ogni tempo sempre pronti a  affrontare i disastri delle acque, del fango, degli incendi.

Nella sfilata ci metto anche gli oscuri volontari che vanno in terre lontane, a ricucire ferite, ad amputare gambe di bambini inciampati nelle mine antiuomo o in altri ordigni.  Ci metto quelli che vanno a vaccinare, curare o istruire popoli rimasti indietro magari a causa del colonialismo.  Nella sfilata vanno bene anche le crocerossinne e i crocerossini, meno fascinosi, ma altrettanto benemeriti.  La Guardia di Finanza, che finalmente comincia a fare il suo lavoro.  Anche quelli che scrutano dal cielo o che ascoltano le registrazioni allo scopo di stanare i malavitosi, gli stragisti, i corrotti.

I carri armati li vorrei dimenticare. Anche se li associo ad un ricordo felice. Di quando li aspettavamo con ansia dopo aver ripulito i nostri paesi da fascisti e tedeschi e loro, gli alleati, tardavano  tardavano. Di quando, finalmente, sono sbucati dalle strade provinciali e secondarie e le donne del mio paese li hanno accolti con fiori e applausi.  I grandi cingoli di quei bestioni da guerra, facevano un rumore rassicurante, quasi allegro.  Dalle torrette sbucavano facce felici, talvolta un po’ scure o addirittura nere, con grandi sorrisi bianchi. Nel mio paese in Emilia, quei carri armati erano carri armati brasiliani.  Da noi è arrivato il Brasile.

La nostra “sfilata” del due giugno vorrei che avesse quel suono rassicurante, che segna una fine, la fine di una guerra, di tutte le guerre. Su tutto il pianeta.

Di nemico ci basta il terremoto. O gli altri disastri che gli somigliano.

3 pensieri su “La sfilata del 2 giugno

  1. Mi spiace Teresa che lei sia d’accordo e vada in sfilata. Sara’ anche vero che ormai i soldi per la parata sono stati spesi, ma se volevate dare un significato simbolico forte, dovevate pensare a una cosa completamente diversa.
    Sono di Reggio Emilia e lavoro da 23 anni a Modena. Sono tra i fortunati risparmiati da questa tragedia, ma vedere interi paesi rasi al suolo, migliaia di posti di lavoro perduti (e non solo qui perche’ bisogna considerare tutto l’indotto), mi rende disperata. E’ vero, siamo bravi, siamo tosti e ce la faremo.
    Lei non sa come ci si stia dando da fare in ogni famiglia ; e’ una cosa commovente. Nella mia terra e’ nata la cooperazione, e’ nata la solidarieta’ , il primo congresso del partito comunista e’ stato fatto in una frazione di Reggio Emilia, e quindi ce la faremo. Anche da soli, ma ce la faremo (sempre che il destino decida di fare di peggio). E questa parata o sfilata , magari trasmessa in diretta dalla tv, e’ un insulto verso di noi. Le scrive “la mia Emilia”…penso siano troppi anni che e’ assente. Se fosse qui e vedesse, si sarebbe indignata di fare festa. Festa per una Repubblica che ci aumenta le tasse per pagare i danni ? Anche a noi terremotati ? Una Repubblica che ignora da anni le persone ? Una Repubblica diventata incivile ? Le istituzioni la rappresentano, ma male. Non hanno nemmeno piu’ cuore oltre che buonsenso.
    Venite qui a vedere, a sporcarvi di polvere le scarpe.

    Antonella

  2. Cara Teresa,
    comprendo il tuo stato d’animo per la partecipazione obbligata alla parata o sfilata del 2 giugno 2012.
    Io sono stato tra i tanti che hanno chiesto di annullarla e di devolvere spese e uomini alla difesa del territorio disastrato dell’Emilia, al sostegno dei lavoratori e degli imprenditori di quella terra, all’impegno per alleviare il dolore e le sofferenze di quei fratelli. Ho ricordato di rileggere la lettera di Lelio Basso in occasione dell’abolizione delle cerimonie del 2 giugno 1976 per il terremoto del Friuli. Quelle parole superavano la stessa dolorosa contingenza e richiamavano una solidarietà più profonda di vera e libera unità nazionale. Richiamavano e richiamano ad un impegno di giustizia sociale e di operosità democratica di attuazione della Costituzione di fronte al quale dobbiamo severamente esaminare, oggi, le nostre coscienze e responsabilità di uomini liberi
    e amanti della pace. Oggi che costatiamo la pericolosa deriva autoritaria che sta trascinando il Paese e che non siamo riusciti a fermare.
    Sono convinto che possiamo ancora farlo, a patto però che la mente e il cuore
    di ciascuno di noi si rianimino di quella carica di intransigente ricerca della libertà e della verità nell’eguaglianza tra gli uomini che portò la Resistenza alla vittoria contro la sopraffazione dei più deboli e bisognosi.
    Non possiamo “sfilare” con l’animo dilaniato tra istituzioni e valori essenziali di
    civile comunione con i nostri fratelli: Non possiamo accettare le motivazioni addotte dalle istituzioni quando l’evidenza dei fatti impone una unitarieta’ di scelta per i più bisognosi e per un cambiamento di decisa avversione alla
    perdurante concezione della supremazia delle armi nei momenti di crisi a danno dei valori umani di liberta’.
    I giovani del servizio civile, quelli che nella fotografia appaiono esercitarsi per la prova di sfilata, devono conoscere e difendere la lotta dei loro predecessori e non atteggiarsi, nella marcia, a quella che fu la discriminazione militaristica che, cacciata dalla porta dell’eguaglianza, tenta di rientrare dalla finestra della crisi.
    Credo di conoscere il tuo animo e il tuo dolore in quel giorno e so che, nella tua saggezza, saprai testimoniare e trovare il modo di non presentare le nostre armi di libertà e di pace a chi, sui palchi del potere, si aspetta che siamo noi a presentargliene in cambio di lacrime di coccodrillo. Fai in modo che si veda che sono loro a doversi inchinare e inginocchiare davanti al nostro dolore, alla nostra testimonianza e alla nostra perseveranza.
    Ora e sempre resistenza.

  3. Pingback: Risposta ad Antonella, sulla sfilata del 2 giugno « Il blog di Teresa Vergalli

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