Risposta ad Antonella, sulla sfilata del 2 giugno

Carissima Antonella,

comprendo la sua commozione e il suo strazio per quel disastro immenso che colpisce la “nostra” Emilia. Anch’io  ne sono sconvolta. Ero lì il mese scorso e anche in marzo. Mi ero  fermata a lungo l’estate passata sull’appennino, tra Cervarezza e Vetto. Ho lì ancora le famiglie dei miei parenti, fratello, nipoti, cognati, cugini innumerevoli. Sono legata a tante persone e a tutti quei luoghi. Se vuole ci metto anche legami più insoliti, cioè ideali. Per esempio penso ai miei amici di Casa Cervi, così vicini agli epicentri, in linea d’aria. E vorrei sapere di più su  quanto è successo a Carpi, a quella magnifica piazza porticata, con  quel castello che  custodisce il  commovente poetico museo della deportazione, che credo sia il più bello al mondo. Vuole che le dica, come il poeta, che è il mio cuore il paese più straziato? Non pretendo tanto. I sentimenti non si misurano a metri.

Se permette le chiedo di domandarsi se annullare la sfilata del due giugno avrebbe aiutato i paesi e le popolazioni colpite dal terremoto. Sarebbe stato forse un gesto simbolico, una dimostrazione di vicinanza o di affetto. Questo mi sembra che lei volesse chiedere. L’hanno chiesto in tanti, tantissimi. E se dopo quel simbolico gesto, tutta la nazione, lo Stato, gli italiani, si fossero sentiti a posto con la coscienza? Che bello, come siamo buoni! Abbiamo rinunciato a una festa! E di nuovo chiusi nel proprio orticello, magari ad evadere le tasse  e a inventare inganni? Tanto gli emiliani sono bravi e se la sapranno cavare da soli! E i governanti magari a fare scelte scellerate a scopo pubblicitario, come all’Aquila?

Io ci sono stata di recente all’Aquila. D’accordo gli emiliani non sono come gli aquilani. Forse. Però io salvo anche gli aquilani.  Quello dell’Aquila è il vero esempio del gesto eclatante. Come siamo commossi, come siamo solidali! Che bella idea! Portiamo tutti i Grandi del mondo su quelle macerie, così piangono un po’ anche loro e magari fanno un pochino di elemosina. Intanto la cricca rubava a man bassa. Intanto milioni sprecati alla Maddalena. E il prezioso patrimonio di quella città è ancora lì tutto transennato, ingabbiato, imprigionato.

Torniamo alla sfilata o parata.

Come mai tutti quelli che inneggiano sempre alla forza, ai parà, all’esercito, al cosiddetto eroismo, si sono accaniti così tanto contro la cerimonia di quest’anno?  Ho già detto che molti come lei hanno chiesto di sospendere la parata come gesto di solidarietà o di lutto. E’ un pensiero istintivo, comprensibile.

Eppure io, in tutto quel vociare ci sento un brutto puzzo di sottofondo. Ci sento un disprezzo per questa Repubblica e per questa data, che segna l’inizio della democrazia, la nascita di una Costituzione, l’arrivo della libertà. Ci sento anche un bel po’ di dispetto verso il Presidente della Repubblica, che è diventato troppo popolare salvandoci dal marasma e dal fallimento. E guarda caso, proprio in questi giorni, si avanzano proposte per cambiare le modalità  della nomina a quella carica. Senza contare che rispunta la proposta di cancellare la festività del 2 giugno. Immaginate se in Francia si chiedesse di non festeggiare più il 14 luglio?

Non so come sarà la sfilata. Ho scritto ieri che non vorrei i carri armati. Pare che non ci saranno. E che non ci saranno armi in mostra. Anche le tanto affascinanti e costose fiammate tricolori nel cielo ci saranno negate, o risparmiate.

In più io penso che la rinuncia alla cerimonia sarebbe stata in un certo senso come dichiararsi sconfitti o atterriti da questo evento sismico. Come ammettere che il disastro è tanto grande che non sentiamo la forza di affrontarlo. Invece di abbatterci o di piangere lacrime fasulle, facciamo cose concrete. Io credo che ci saranno.  E il Presidente ha già fissato la data per venire di persona. Anche in questa occasione si farà sentire.

Intanto io avanzo una modesta proposta. Che le camionette, o gip, o camion dei vari corpi militari, compresa quella che verrà assegnata alla nostra piccola delegazione ANPI, vadano  il giorno dopo sui campi emiliani a raccogliere la frutta e le forme di formaggio o qualsiasi altro prodotto,  per portarcele a tutti noi e possibilmente  avviarle anche oltre confine.

2 pensieri su “Risposta ad Antonella, sulla sfilata del 2 giugno

  1. Concordo in pieno con questa risposta. A parte che chiunque passi da via dei Fori Imperiali a Roma può rendersi conto che i soldi sono stati già spesi perché tutte le strutture sono già state montate da tempo (da prima del 29 maggio) e che ovviamente chi sfila è un militare o un dipendente dello stato in varia forma che già percepisce uno stipendio (e quindi stiamo parlando ancora una volta del nulla) anche io percepisco un sottofondo di fastidio per la Repubblica e per questi momenti unificanti di una nazione.

    Ma è questa la priorità numero uno del momento? Così parrebbe a sentire come tanti indignados di varia origine ci si appassionino. Neanche che cancellando questa sfilata si possano risolvere chissà quali problemi.

    Viene effettivamente anche a me il fondato sospetto che l’obiettivo vero di chi orchestra e alimenta la campagna sia proprio Napolitano per motivi che non voglio neanche approfondire.

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