Dopo la sfilata del 2 giugno. Scuole, studenti, memoria, fiaccolate.

Il 2 giugno, con Modesto Di Veglia

Stavo scrivendo per il blog su tre o quattro scuole quando il terremoto e le polemiche relative alla sfilata del 2 giugno mi hanno interrotto.

Ora riprendo, perché  credo sia giusto far conoscere certe realtà. Nel frattempo, in questi giorni, si sono alzate altissime polemiche proprio sulla scuola, eccellenze da esaltare o meno. Modestamente, da ex insegnante, proporrei di evitare l’esaltazione dei primi della classe, ma di impegnare i più bravi a trascinare-aiutare tutti gli altri, affinché  nessuno resti indietro.

Comincio da una sconfitta.

Al Liceo Scientifico Statale “Augusto Righi” di Roma sono stati sconfitti i ragazzi e la memoria. La partigiana Giovanna Marturano, centenaria, benemerita e attivissima, non andrà a parlare di storia e della straordinaria vita della sua famiglia. I ragazzi, a ridosso del 25 aprile avevano chiesto un incontro-assemblea per il 10  maggio, ma la preside e il consiglio non hanno autorizzato. In una lettera-paternale agli studenti la preside, oltre a bollare come infantili i suoi ragazzi, si diceva preoccupata che una persona “di età” fosse a disagio al sole e all’aperto, fingendo di non sapere che era stato provveduto a gazebo e microfono. La scelta del cortile era obbligata, data la capienza di soli 120 posti dell’aula magna, contro i 1200 utenti di quel liceo. Insomma, polemiche e attacchi sulla stampa hanno consigliato alla dirigente una gattopardesca marcia indietro, con piagnucolìo presso l’Anpi e promessa di rimedio. Intanto passano i giorni e si avvicinano esami e fine anno scolastico. Morale. Si prospetta un  incontro in aula magna per il 4 o il 5 giugno. Nessun contatto ufficiale con l’interessata. Alla fine si rinvia al prossimo settembre, anche perchè la preside ha sollevato dubbi sulla sicurezza, data l’esiguità dello spazio!

Io credo che Giovanna sarà ancora vispa e attiva il prossimo settembre. Intanto  sabato 9 giugno, è stata assieme a me e alla partigiana Luciana Romoli alla scuola media  del Quarto Miglio. Ha parlato per prima, applauditissima, sulla sua storia, sul presente e della sua fiducia nei giovani.

Anche qualche giorno fa eravamo insieme.

con Giovanna Marturano

Alla Scuola Media San Benedetto  di Centocelle, Roma. Era domenica 27 maggio.

A una scuola di domenica?  Sì, perchè genitori, docenti e dirigenti hanno voluto una intera giornata di festa a chiusura dell’anno scolastico, la loro “Festa di Primavera”.

E che festa!  Nel grande parco una fioritura di tabelloni con i lavori dei ragazzi sulla storia dei 150 anni, della Resistenza e della solidarietà. Fotografie, disegni, racconti. Premiazioni individuali e collettive per i lavori migliori, crostate e pasticcini fatti in casa e l’incontro con noi testimoni.  Ci hanno voluti tutti insieme, io con la mia storia emiliana, Giovanna con la sua radice sarda e storie  di persecuzioni e di lotte. In più, c’erano i partigiani del posto, Pilade Forcella e Modesto di Veglia.

Modesto e Pilade meritano qualche riga di biografia.

Pilade era quattordicenne e “seminava” sulla strada Prenestina i chiodi a quattro punte che lui stesso, con altri più grandi, forgiava con mezzi di fortuna. Centocelle ora è quartiere. Nel 43- 44 era borgata, una delle più combattive borgate ribelli che davano filo da torcere a quegli orgogliosi teutonici. Insieme a Quarticciolo e Quadraro, definito “nido di vespe” erano per i tedeschi una tale  spada nel fianco che vi fecero quello spietato rastrellamento  con la deportazione di quasi mille uomini, pochissimi poi scampati. Pilade ha coltivato tanto bene il ricordo di quella Resistenza, che ha da poco e con orgoglio, allestito un museo della memoria nei locali di un’altra scuola del quartiere, la  monumentale “Fausto Cecconi”. Vi ha raccolto materiale prezioso, degno di essere conosciuto.

Modesto Di Veglia, anche lui giovanissimo, faceva parte di quelle bande dal nome “Bandiera Rossa”, all’epoca forti e attivissime. All’arrivo degli alleati non si è accontentato di godersi quell’inizio di libertà. Si è arruolato con gli alleati in quel primo esercito regolare della nostra nuova patria. E si è fatto tutto il resto dei mesi, fino al 25 aprile.

Modesto era con me sulla camionetta alla sfilata del 2 giugno. Ne ha approfittato, in attesa di sfilare, per informarsi dalla camionetta accanto, su uffici o enti che in Roma conservano memoria di quel suo servizio patriottico.

Ancora una riga su quella scuola di Centocelle. E’ una scuola con caratterizzazione musicale. Quindi non poteva mancare un concerto. In altra zona del parco, ragazzi e ragazze, con strumenti musicali o no, hanno offerto un variegato repertorio di musiche e canti. Lo scopo, oltre all’allegria, era di raccogliere fondi per una loro scuola gemellata africana a S. Martino di Kartong in Gambia. Questo scopo era scritto davanti a loro anche in francese, spagnolo, inglese e tedesco.  Così hanno fatto qualche tempo fa addirittura a Piazza Navona, regolarmente autorizzati e con buon esito monetario. Tanto che hanno mandato a quei gemellati una dotazione di macchine da cucire.

Le mamme organizzatrici mi dicono che come comitato genitori san Benedetto  hanno fatto azioni di sostegno a favore dei senzatetto e delle comunità rom di queste periferie. C’è solo da augurarsi che tanto lodevoli energie riescano a restare attive.

La terza realtà scolastica che voglio citare non è di Roma. Sono Istituti Tecnici e Licei di Jesi, cioè Comitato studentesco Scuole Superiori di Jesi.

Mercoledi 23 maggio, in occasione dell’anniversario di Capaci, in ragazzi hanno fatto un sit-in in tutte le scuole di Jesi, contemporaneamente nell’ora di intervallo. Si sono riuniti nei cortili interni, hanno srotolato lenzuola e affisso cartelloni tutt’intorno, cancelli e ingressi vari. Poi con un semplice fischietto, chiamato al minuto di silenzio.

Poi si è voluto riflettere sull’agguato di Brindisi.

Lo stesso comitato studentesco ha deciso una fiaccolata per la sera di lunedi 28 maggio.   Giro per le classi, facebook e 1400 volantini. Non gradite bandiere di partito, ma dibattito finale in piazza del Teatro.

Quella sera un fiume di gioventù, lunghissimo e in piena, ha attraversato la città.  Interventi finali freschi, puliti, non banali, non qualunquisti.  Con la proposta di andare a Brindisi alla scuola Morvillo, l’ultimo giorno di scuola, quando si spegneranno i riflettori e loro brindisini non  dovranno sentirsi soli.

Lo  slogan  degli studenti di Jesi era: Noi ci siamo, liberi e partecipanti.

Partecipanti alla nuova guerra patriottica contro tutte le mafie. Nessuno tocchi i ragazzi, nessuno tocchi le scuole.

E mi piace riportare l’intervento di un ragazzo, il giovane Michele Ferretti, pronunciato a chiusura della fiaccolata. Mi ha autorizzato a riportarlo senza tagli.

Noi ci siamo perché partecipiamo. Ci siamo perché ci muoviamo. Ci siamo perché camminiamo.

Noi ci siamo perché mangiamo. Ci siamo perché beviamo… ci siamo perché respiriamo.

Noi ci siamo perché parliamo, osserviamo, sorridiamo… perché amiamo.

Noi ci siamo perché ci arrabbiamo e discutiamo… perché litighiamo.

Noi ci siamo perché ci confrontiamo, ci siamo perché ci misuriamo e ci siamo perché sfidiamo.

Noi ci siamo perché vogliamo. Ci siamo perché corriamo e quando siamo stanchi ci fermiamo… e ci sediamo.

Noi ci siamo perché riflettiamo. Noi pensiamo, quindi, siamo.

Noi ci siamo perché possiamo. Ci siamo perché votiamo. Ci siamo perché conosciamo e memorizziamo.
Ci siamo perché proponiamo. Noi ci siamo perché ci informiamo.

Noi ci siamo perché dobbiamo e perché, dopotutto, ci piace stare sempre in mezzo, a dare fastidio.

Noi ci siamo perché esigiamo che la nostra voce sia ascoltata, che le nostre parole non si disperdano al vento.

Noi ci siamo perché è un nostro diritto. E anche un nostro dovere.

Noi ci siamo perché studiamo, perché leggiamo… ci siamo perché ricordiamo.

Noi ci siamo per il 9 maggio del ’78, per il 23 maggio ’92 e per il 19 luglio ’92.
Perché le loro idee camminano sulle nostre gambe.

Noi ci siamo perché la scuola è presidio di legalità
e perché quanto è accaduto a Brindisi è un oltraggio alla comunità intera.

Noi ci siamo perché abbiamo una costituzione che ci dice
che l’Italia è una repubblica, democratica fondata sul lavoro,
che l’Italia ripudia la guerra e che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge.
Ci siamo perché tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Noi ci siamo perché ci sopportiamo e ci supportiamo, ci siamo perché sbagliamo e correggiamo,
ci siamo perché doniamo e riceviamo,
ci siamo perché VIVIAMO:
liberi
e partecipanti.

a Jesi

Nessuno tocchi i ragazzi. Nessuno tocchi le scuole.

Anche se il delitto di Brindisi è stata opera di un pazzo o disturbato, nessuno ci può tranquillizzare.  Perché mai un pazzo o disturbato sceglie proprio quella scuola con quel nome, in quel giorno quando don Ciotti è vicino, a ridosso dell’ anniversario di una strage?  E’ un pazzo che vuol fare, lucidamente, un favore a qualcuno che in tal modo evita di comparire?

E’ un pazzo lucido, secondo me. E la cosa ci deve allarmare ancora di più.

Dobbiamo esserci sulla barricata, con gli occhi aperti, giovani e non giovani, ragazzi e ragazze.

Un pensiero su “Dopo la sfilata del 2 giugno. Scuole, studenti, memoria, fiaccolate.

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