Segnali di speranza

Grazie per gli auguri.

Credo di dover interpretare come segnali di speranza  i tantissimi auguri che mi sono arrivati via rete per il compleanno. E’ la prima volta che mi succede. Ne sono felice e ringrazio tutti, specialmente quelli ai quali non ho risposto. Li interpreto come segnali di speranza, perché rivelano una attenzione a ciò che va oltre la mia persona, cioè a quel periodo di lotta e di sogni che, ora, i più giovani debbono portare a compimento.

Al Liceo Righi

I ragazzi e gli insegnanti del Liceo Righi di Roma si sono presi la rivincita. La primavera scorsa,  cioè nel passato anno scolastico, avevano incontrato uno spiacevole ostacolo, del quale anch’io avevo scritto in questo blog.  Lo scorso 9 ottobre, col saluto della preside, hanno potuto organizzare  una bellissima assemblea con tutte le classi quinte, sulla Resistenza e la Costituzione. Non ha potuto essere presente  la centenaria partigiana Giovanna Marturano, leggermente indisposta, ma la sua storia è stata ugualmente presente nelle letture che ne hanno fatto i ragazzi stessi.  Infatti l’avvenimento è partito dalla presentazione del volume “Io sono l’ultimo” edito da Einaudi, che contiene le testimonianze di centoventotto partigiani, una sorta di “piazza delle radici” dove dare appuntamento ai  giovani. Questo scrive nella prefazione Andrea Liparoto, che è uno dei curatori ed era presente all’incontro.

Ne potete vedere la cronaca qui sotto.

Io rivedo tutti quei ragazzi e ragazze, così ammassati e seduti dappertutto, ma così attenti, così interessati. Hanno  scelto e letto diverse pagine, hanno fatto domande, hanno esposto idee. E alla fine, invece di scappar via, si sono stretti attorno a noi, a me così antica, ed anche  ad Andrea ed Elena Improta dell’Anpi, e ai giovani ricercatori e scrittori Michela Ponzani e Davide Conti. Ciò che è più importante è che il tutto non finirà qui. Queste classi, comprese alcune quarte, continueranno in letture, incontri e ricerche per  tutto l’anno scolastico nella volontà di capire la disumanità e la violenza della dittatura fascista.

Al Museo della Liberazione

Domenica 14 il Museo di via Tasso era affollato all’inverosimile. Con tre pullman sono arrivati dalle Marche, città di Jesi, ragazze e ragazzi, uomini e donne per un percorso di memoria. Tre tappe: il cimitero acattolico di porta San Paolo, le Fosse Ardeatine e il Museo della Liberazione. In quelle piccole e tristi stanze, seguivano, nel silenzio più attento, la bellissima e completa spiegazione di Giuseppe Mogavero, operatore volontario del Museo e scrittore ricercatore. Ho abbracciato con emozione sia la professoressa Rita che il giovane dirigente dell’Anpi di Jesi, Daniele e tanti altri, specialmente studentesse o giovani donne.  Abbracci e fotografie. Affetto.

Mi hanno detto che tanto a San Paolo che alle Fosse Ardeatine hanno avuto il privilegio di guide validissime, veri docenti di memoria.

Se non è segnale di speranza tutto ciò, non so cos’altro aspettarmi.

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