I rottamati e i non rottamati

Siamo immersi nel marasma delle polemiche. Corruzione, disonestà, scandali, non c’è che l’imbarazzo della scelta per farsi il sangue cattivo. Nel marasma giganteggia la parola rottamare.

E’ una parola che evoca stridore di ferraglia. Eppure sembra diventato uno scherzo, o un grido di rabbia, o un gesto di ramazza. Una parolaccia  liberatoria. Perché nasce, appunto, su un marasma che brucia.

Mi fanno pena, però, quei dirigenti del PD che hanno tanta paura di Renzi da aggrapparsi  a questa parola, condannarla semanticamente e storicamente e definirla fascista.  Vi si arrampicano come sui proverbiali specchi, per demolire lo spericolato Matteo,  mostrando di averne una paura spropositata. E tutto perché sta montando nel paese una ribellione o un disincanto che sta andando dietro a  quella parola come  se fosse il suono del pifferaio magico.

Questa parola avrebbe dovuto nascere per prima contro il partito dei corrotti, degli evasori, di quelli delle cenette e delle escort, degli specialisti in falso in bilancio. Della collusione con la mafia e le mafie. Ma questa parola è nata nel PD, che è il partito più serio, il meno corrotto, il meno colpevole. Però è anche quello dove la pretesa di onestà è più radicata.

Dirò due o tre cose.

Siamo stanchi delle stesse persone, quelle che guidano la politica, cioè le sorti dell’Italia, da più di tre ventenni. E’ solo voglia di cambiare, desiderio di facce nuove, diverse, giovani? Anche, certo. Ma  è  perché  ci stanno venendo in mente le colpe o le mancanze di questa nostra parte. Se siamo arrivati al disastro economico e morale di oggi, le colpe, anche se meno gravi, ci sono anche qui. E un po’ di corruzione anche. E molti appetiti anche. E pochi sindaci Vassallo, tra l’altro lasciati in ombra a tirare la carretta. E macroscopici sbagli: bicamerale, affossamento di Prodi, mancato conflitto di interessi, poca prospettiva coinvolgente, poca difesa della cultura della scuola delle donne  e  della natura.  Il grande fiume della speranza e dei diritti si è impoverito e inquinato.

Insomma, ci avete guidati male. Abbiamo sempre perso. E’ naturale che chiediamo altre forze, altre persone. Anche se siete valenti, se siete la storia e la memoria. Tanto più che forze nuove le vediamo tra noi, capaci, entusiaste, meritevoli. Vogliamo che escano fuori, che diano frutti.

Ho sentito dire che si tratterebbe di escludere poche persone, una decina. Troppo clamore, dunque? E si paventa un parlamento dove noi mandiamo tutti sbarbatelli mentre la parte avversa avrà ancora i pezzi da novanta, i  Fini, i Casini, forse i Berlusconi e quelli lì.

Mi viene da ridere.  Mi  sembrerebbe un bellissimo quadro, anche perché nel gruppo ci saranno pur sempre i mediani. Poi, fuori dal parlamento ci sarà pur sempre il partito, con i capi e le colonne storiche. Senza contare che con  tale esempio e sommovimento,  la parte avversa non potrà far finta di nulla. Anche se terrà botta con qualcosa di facciata, un belletto e nient’altro.

Ecco, vogliamo che il cambiamento nostro  non sia un belletto, ma qualcosa di profondo. Nelle persone e anche negli ideali, che poi sono i programmi. Concreti, innovatori, giovani, coinvolgenti. C’è bisogno, intanto,  di fare il primo passo.

Un pensiero su “I rottamati e i non rottamati

  1. Grazie per l’analisi vera e profonda di questa richiesta di cambiamento, la stessa analisi che magari avremmo voluto sentire anche per bocca di qualche dirigente (impaurito)

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