Tra il cinguettare e il lavorare

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A quelli del PD voglio dire basta musi lunghi e ancor più basta piagnistei o lotte interne. Ora bisogna tirar fuori un bel po’ di grinta e anche un po’ di cattiveria.

E’ venuto il momento non di corteggiare i cinque stelle o parlare per sottintesi, ma di pretendere alto e forte da loro un bell’impegno, di schiacciarli al muro di un obbligo-dovere che forse si sono assunti senza troppo riflettere.

Questi grillini si sono finora divertiti  su twitter a tirar fuori frasi ad effetto di due righe, magari su argomenti che avrebbero richiesto qualche riflessione un po’ più corposa. Si sono divertiti a urlare tutti insieme dei nuovi “alalà” o a chiudere gli ombrelli sotto la pioggia per il divertimento del loro sciamano. Ora che sono arrivati nei tanto vituperati Palazzi, stanno giocando ai quattro cantoni con quella trovata da bar sport della turnazione dei tre mesi. Un bel gioco a  nascondino: ora tocca a me, ora tocca a te.

Ragazzi grillini, svegliatevi dalla sbornia.  Avete voluto salire sul carro, ma quello delle istituzioni è un carro dove non ci si accomoda, ma dove bisogna tirare, e tirare forte. Chiedetelo ai sindaci più bravi, ma certo anche al vostro Pizzarotti o addirittura a mio fratello, e vedrete che se si vuole davvero fare il bene pubblico onestamente, a quel carro si sta alle stanghe e si tira in salita. Dopo due mandati c’è la schiena a pezzi e abbastanza poco in tasca. Se non l’avete messo in conto prima, ora aprite gli occhi.  Il rischio è che il vostro meraviglioso  seguito di urlatori e vaffanculisti vi abbandoni a frotte disilluso come a frotte vi ha seguito.

C’è una bella differenza tra cinguettare e lavorare. Dovreste averlo sentito dire che nella storia, ad un certo punto, qualcuno che voleva davvero cambiare il mondo, e che l’ha cambiato lottando,  ha detto  “provate voi a lavorar” e “ vedrete la differenza tra comandare e lavorar”.

Insomma. Mettiamoci a parlare chiaro e con durezza.

Se è vero che questi grillini vogliono cambiare il mondo e se vogliono essere veramente nuovi e giovani, debbono smetterla di giocare  ai quattro cantoni e al nascondino,  ma debbono fermarsi a pensare ai giovani e alle donne senza lavoro, ai musei della scienza che bruciano, ai beni culturali deserti o in degrado, alle fabbrichette e alle imprese che falliscono, alle scuole coi tetti cadenti e le lavagne di ardesia, ai vecchi soli o agli infermieri senza stipendio.

E comincino a riconoscere che la politica, se è buona politica, è impegno, fatica, studio, ascolto e collaborazione. Nel PD ci sono, è vero, le croste rottamabili ormai del resto fuori gioco. Ma con Bersani, così poco carismatico ma duro e concreto come il suo Appennino, ci sono soprattutto dei  bravi combattenti, giovani o donne, esperti o meno esperti, pronti a mettersi anche loro a tirare quel famoso carro del cambiamento, che in ogni caso, anche volendo, i grillini da soli non ce la potrebbero  fare a spingere in avanti.

2 pensieri su “Tra il cinguettare e il lavorare

  1. Cara Teresa, propongo di usare il termine ” pentastellati “, che credo più rispettoso e …a nche gradito oltre che libero da eventuale dipendenza personalistica.

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