Questa gelida primavera

Gruppo_di_Donne_-_Giorgione_(Giorgio_Barbarelli)

In questa gelida primavera, gelida per clima e vicende, fioriscono attorno a me splendide donne che mi aiutano a ritrovare il coraggio.

GIOVANNA

Parto dalla più eccezionale. Per il terzo anno sono andata alla sua festa.

E’ il passerotto Giovanna, la Giovanna Marturano Cavaliere di gran croce della Repubblica,  che mercoledì ha compito 101 anni, centouno! Stretta nella folla di amici, compresi  ragazzi e ragazze,  compresi  veterani e veterane dai capelli bianchi, lei sola ha parlato in risposta agli applausi e a BellaCiao.  Un saluto e ringraziamento, che annuncia sorridente: “Lo leggo, così non mi sbaglio”. E lo legge, senza occhiali, da un bel foglio protocollo, scritto a mano di suo pugno, con bellissima grafia e dal contenuto che dall’indietro guarda all’avanti.  Dopo, all’orecchio, mi chiede preoccupata, cosa ne penso della situazione attuale, dei grillini, del Caimano.

Meravigliosa Giovanna. Si chiede quanto le resti da vivere, ma quel che le resta lo vivrà nell’impegno, non starà seduta ad aspettare la fine. Infatti c’è qui Patrizia, che ha portato con se il figlio studente, che ci aspetta nella sua scuola, come l’altr’anno, per parlare di  storia a  tutti gli studenti.

RAFFAELLA

Alla festa di Giovanna ho incontrato Raffaella.  Tra noi è’ scoppiata un’amicizia. Mi conosceva dal libro. Lei giovane, alta, bella. Io ormai in tutto nonna, per  aspetto e  ruolo. Lei giornalista alla RAI nei programmi “La storia siamo noi”. Quella stessa notte ho combattuto la commozione e le lacrime davanti al documentario di Sant’Anna di Stazzema che porta la sua firma e la regia di Davide Di Stadio.

Avevamo visto, domenica,  il Presidente Napolitano e il Presidente tedesco Joachin Gauck tenersi per  mano, su quelle montagne, sotto la pioggia, non per commuoversi, ma per andare avanti insieme, non più nemici ma consapevoli del dramma, attenti alle distorsioni e all’inutile perdonismo.

Era sacrosanto  e necessario ricostruire  quei fatti  e mandarne in onda il racconto.  Tanto più che a distorcere la storia c’è stato in mezzo quel discutibile film americano “Miracolo a Sant’Anna”, pieno di fantasie  e di ipotesi devianti.

Telefonerò a Raffaella per ringraziarla. Come lei mi ha chiesto, la vorrò con me ai prossimi incontri con gli studenti nelle scuole di Roma.

SARA

In questi stessi giorni mi ha scritto Sara.

Ancora non la conosco di persona.  E’ una ragazza di ventun anni. Mi ha trovato su internet, dal blog. Mi chiede di sua nonna, AVE, scomparsa da qualche anno. Vuole ridarle vita di memoria, perché certe storie non possono finire nell’ombra.  Sara ricorda la nonna con dolcezza, ma vuol saperne di più, vuol risalire alle radici.

La nonna di Sara, si chiamava Ave. Era prigioniera  a Villa Cucchi, Reggio Emilia,  nel ’44 o ’45. Aveva diciotto anni. Imputata di sostegno ai partigiani, in quel luogo tristissimo ha patito il trattamento che i bravi ragazzi di Salò inventavano per strappare  informazioni sui partigiani alle malcapitate cadute nelle loro grinfie. Ha avuto il coraggio, in tribunale, di descrivere quelle infamie, quegli oltraggi, quei dolori. Ha avuto la forza di non tradire, di non denunciare. E alla testimonianza in tribunale  non ha messo solo le iniziali, ma intero e chiaro il suo nome e cognome.

Di questo, anche lei, come tante altre, non si è mai vantata. Forse anche questa nonna Ave,  ragazza del secolo scorso, non ha mai voluto mettere  in mostra quel grandissimo coraggio e sacrificio.  Forse   anche lei, come  la Mimma del mio paese, ha fatto di tutto per cancellare quell’orrore dalla memoria, per poter andare avanti, per poter vivere come ogni altra ragazza.

Cara giovane Sara. Questa nonna, ora che il tempo del pudore e del riserbo è roba passata, va tirata fuori dall’ombra. Non può essere dimenticata.  I tuoi coetanei ventenni devono conoscerle queste storie. Non sono storie del  passato. Da quelle storie è venuto tutto, quelle storie  sono  il presente.  Da lì è venuta la nostra libertà. Da lì è nato tutto il nuovo, tutto ciò che abbiamo.

Da lì deve venire anche tutto il futuro. Indietro non è umano tornare.

ENRICA

Nello stesso giorno in cui mi ha scritto Sara, trovavo in memoria telefonica molte chiamate da Milano, numero sconosciuto. Era Enrica. Anche lei mi ha trovato sul blog. Dice che mi legge da molto tempo insieme ad una sua amica. E pensare che credevo di avere soltanto una decina di lettori.

Enrica  vuole conoscermi quando verrà a Roma. E’ più giovane, ma è già nonna. In questi giorni mi sta scrivendo alcuni spicchi della sua storia. E’ stata colpita dalla malattia e ne è  uscita. Da allora aiuta gli altri ad affrontare la battaglia privata contro il male. Eppure, come ha fatto  sempre,  si dà da fare per il bene di tutti, per il benessere sociale, per  una democrazia giusta con l’impegno  politico e sindacale.  E’ orgogliosa della sua famiglia, felicissima dei suoi nipoti.

Anche Enrica  ha qualcosa in comune con Sara, come se ci fosse stato una telepatia. Enrica sta tirando fuori dall’ombra la figura di suo padre, operaio della Breda, licenziato e tartassato per il suo impegno sindacale e politico. Non so come, ma vorrò aiutarla.

Si vede che questa stagione di crisi disarmata, ci spinge  a togliere dal buio figure di  padri e  di  madri   che erano armati  soltanto di  grandi ideali e grandi generosità con cui   hanno lottato e costruito il nostro presente. Sono loro che ci indicano la strada.

Questa  non è nostalgia. E’ la memoria bella che non deve perdersi.

ROSELLA

La storia di Enrica mi ha fatto guardare più vicino ad una amica di sempre,  la cara preziosissima Rosella.

E’ lei che con la sua Mercedes ormai un po’ tartassata, mi scarrozza per Roma evitandomi il supplizio della Metro e degli autobus. Rischiando poi tutte le multe e le fatiche del parcheggio. Per chi non lo sa, Roma sta diventando invivibile.

L’altro giovedì, mentre andavamo alla conferenza sulla letteratura – Pasolini e la Yourcenar –  cercava di fermarsi davanti a bar o negozi perché doveva comprare le caramelle. Ma è impossibile sostare, perché dietro il fiume di lamiere ti strombetta, ti spinge, ti insulta.

Per comprare caramelle?

Sì, perché domattina, venerdì, come ogni altro venerdì, Rosella è di servizio volontario all’ospedale, e si alzerà prestissimo e i negozi saranno ancora chiusi.  Lei è indispettita di aver dimenticato le caramelle. Ne deve portare qualche sacchetto, perché all’ospedale le deve offrire.

Credevo che fosse ancora nel settore dei donatori di sangue. Mi dice che no. Ora sta in oncologia. Le caramelle, offerte con un sorriso e un incoraggiamento,- da lei che da quella terribile angoscia ne è uscita e si sente salva,-  diventano una forza preziosa.

Una semplice dolce caramella!  Per chi soffre per la chemio e per  chi, dolente e spaventato  è  lì ad  accompagnare, una caramella diventa una gemma di luce.  La luce di una donna  di nome Rosella.

2 pensieri su “Questa gelida primavera

  1. Carissima Teresa, aspettavo di leggerti e tu, puntuale maestra di vita e di umano impegno e incoraggiamento, hai rinfrancato i nostri cuori. Grazie e Buona Pasqua di Liberazione.
    Franco

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...