Eppur bisogna andar!

Già. Eppur bisogna andar.

rodchenko

Anche se i capi, quasi tutti, sembrano aver perso la ragione. Si capisce che l’abbia persa Bersani, che la sconfitta gli ha dato alla testa. Ma gli altri?  Chi glielo fa fare a Letta (Enrico) di azzardarsi a mettere mano alla Costituzione e a sfiorare il velenoso tema del presidenzialismo? Non si ricorda che sono anni che il buon Caimano strilla sulla bellezza della elezione diretta del Presidente della Repubblica? Eletto dal popolo, scelto dal popolo e assolto dal popolo! Lui ci spera, anzi ci conta di arrivare primo, visto che sa tanto bene manipolare l’opinione pubblica con le sue molteplici televisioni, i suoi giornali gossipari, la sua potenza imprenditoriale, le sue mirabolanti promesse. Ed anche la sua innegabile arte di imbonitore.

E noi che facciamo? Come se non ci fosse da occuparsi d’urgenza di cose concrete  come pagare i lavori fatti,  dare soldi ai comuni per manutenzioni, servizi e interventi sul territorio,  nonchè rendere concreto  il famoso ritornello del dare lavoro  ai giovani, noi che facciamo? Seguiamo il sentiero indicato dai berlusconini immaginando interventi capaci di stravolgere tutto l’equilibrio di quella nostra tanto bella e tradita Costituzione, appiccicandoci – per salvarci la faccia – un pietoso cerottino propagandistico chiamato legge sul conflitto di interesse.  Possibile  illudersi che qualcuno possa crederci? Visto che di questa fantomatica legge sul conflitto di interesse non ne abbiamo fatto nulla, e nemmeno sfiorata, quando eravamo quasi vincitori e avevamo un quasi governo?

Non bastassero queste inutili chiacchiere, a farci perdere credibilità ci si mette anche il carico da novanta della legge elettorale. Mi viene il dubbio, condiviso da molte persone che conosco, che il porcellum piaccia molto anche ai capi DS. Che infatti  da anni,- ancora ne era  incaricato Veltroni,- si trastullano nell’inseguire la legge elettorale perfetta, che non esiste, anziché tornare all’imperfetto mattarellum, che è pur sempre più decente del porcellum o del maialino.

Tanto più che questo governo così strano non solo è sempre in bilico per le sue componenti contrapposte suscettibili di paralizzarsi a vicenda, ma è sempre sotto le bizze vendicative  del capo-padrone appeso ai suoi guai giudiziari.

Cascano le braccia. Poveri noi romani, che abbiamo ancora lo scoglio del ballottaggio, con gli arrabbiati di destra più che mai barricaderi, aggrappati ad Alemanno, cioè a prospettive di  clientele varie, perdonanze, concessioni, trucchi, imbrogli e condoni.

Eppure, eppure!  Eppur bisogna andar.

Cioè ancora non mollare. Ancora correre, spiegare, contrastare.  Che per noi è sostenere Marino, Ignazio, il chirurgo, la persona per bene, il generoso che sa aggiustare i corpi e di sicuro saprà aggiustare anche  il vivere civile di questa città tanto malata.

La canzone parlava di vento che fischia e di bufera che infuria. E di scarpe rotte. Forse le scarpe rotte non le abbiamo più, ma le anime rotte certamente sì. Rotte,  e tanto! Però  un progetto ideale lo abbiamo ancora, ed è così forte che sempre ci fa andare.

“Eppur bisogna andar”.

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