Lizzani, Lampedusa, Longarone

Lizzani, Lampedusa, Longarone.  Mi piacerebbe avere la lacrima facile. Piangere forse fa star meglio. Questo groppo, intanto,  è di pietra.

Un fotogramma di Achtung! Banditi

Un fotogramma di Achtung! Banditi

Per Lizzani la sorpresa. Affiorano le occasioni perdute, l’illusione di avere dell’altro tempo. Quando l’ho incontrato alla Casa della Memoria o a riunioni e convegni di Resistenza con  l’Associazione Partigiani, non ne ho approfittato. Timidezza, rispetto, ammirazione. Per quella figura solenne e taciturna che proprio da noi merita tanta riconoscenza. Non so se c’è un altro artista dello spettacolo che ha fatto altrettanto per comunicare quella storia e quelle storie che sono alla radice del nostro tempo. Fino al 1996 ha firmato 37 titoli, secondo il dizionario di Paolo Mereghetti. Tra questi spero che vengano riproposti non solo Achtung banditi, L’oro di Roma o Mussolini ultimo atto, ma anche uno degli ultimi, successivo al ’96, quell’Hotel Meina che ha fatto luce su una strage consumata sulle rive del Lago Maggiore e tardivamente ricostruita. 

Voglio fermarmi a ricordare Lizzani come benemerito della cultura e della storia. Come resistente e partigiano in tutta la sua bella vita.  Per dirgli grazie.

Lampedusa

Lampedusa

Per Lampedusa so che ce l’abbiamo in molti questo groppo. Vogliamo sperare che questo orrore diventi la goccia che fa traboccare il vaso per  mettere mano a quell’aberrazione che è la legge Bossi-Fini. Sembrerebbe logico e naturale. Invece,  una cosa così limpida come cancellare il delitto di clandestinità e regolare  i soccorsi  e l’assistenza, trova già ostili  i senza vergogna, gli  azzeccagarbugli, quelli di “nel mio giardino”, quelli che  “meglio a casa loro”.

 Ce la farà la splendida Cecilia Kyenge a trascinare questo governo che ha sempre il freno a mano? E poi a passare in quelle due Camere, così affollate di varia umanità, dove i volonterosi sono offuscati dagli  svolazzanti del web, dagli xenofobi e dagli egoisti?  Sarà lunga e sarà dura.

Rivedo il film di questi giorni passati. Stare appesi alle facce di Formigoni e di Giovanardi  mi è sembrato il massimo dell’assurdo. Ma tant’è. Se siamo arrivati fin qui c’è un lungo rosario di errori e di colpe che è inutile rinvangare. La realtà è che da qui dobbiamo ripartire. La realtà è che non si finisce  mai di lottare.

Foto da Torremountain

Foto da Torremountain

Per Longarone chissà se ci faranno risentire Paolini col suo Vajont. Mi sembra che ci sia sempre un gran bisogno di rinfrescare la memoria o di raccontare il passato ai più giovani.

Se c’è un esempio che dà ragione a Papa Bergoglio sul potere del denaro, questo è proprio quello. Compreso il ricordo della giornalista  partigiana Tina Merlin che aveva denunciato tutto e che la si voleva zittire, intimidire, minacciare.  Lei, donna e giovane, contro i grandi nomi del giornalismo,  che anche se si chiamano Bocca e tanto più Pansa, possono sbagliare e spesso sbagliano.

Un pensiero su “Lizzani, Lampedusa, Longarone

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