Sulle carceri e i condoni

Presentazione lavori ristrutturazione 'Regina Coeli'

Sentir tanto parlare di carceri affollate e di condoni mi ha molto rattristato. Di carcerati ne ho conosciuti pochi, soltanto in quella  mia unica entrata a Regina Coeli. L’associazione Andromeda porta lì degli autori a presentare i loro libri. Ne ho vivissimo il ricordo. Quel  gruppetto di carcerati, due o tre decine soltanto, erano persone. Non credo che fossero venuti all’incontro per distrarsi, o almeno non del tutto. Erano veramente curiosi, specialmente quelli di origine non italiana, di conoscere la nostra storia e i dolori del nostro popolo tra dittatura e guerra.

Mi ha colpito la loro gioia nell’accettare in dono il libro, e tanto più la dedica. Credo accolto come gelosa piccola proprietà, in quella ristrettezza.

Ricordo nella sala accanto, la luminosa e abbastanza ricca biblioteca. Non grande, con alcuni tavoli invitanti, ma nessun lettore. Forse è tanto difficile far venire i carcerati a leggere lì, sia pure ordinando il silenzio, ma fuori da quelle celle così accatastate di letti uno sull’altro?  Qualche ora in un altro posto, anche solo per rafforzare l’italiano, o cercare di impararlo. E’ una idea tanto difficile?  O si tratta solo di quel semplice buon senso, che tanto spesso manca?

Altra piccola esperienza su quel tema. A Sant’Angelo dei Lombardi, in Irpinia, quando sono stata invitata a parlare ai ragazzi dell’Istituto comprensivo, mi è stato offerto un mazzo di fiori. Ho creduto che venissero dalla vicina casa Circondariale, cioè carcere. Avevo colto la preside e i professori parlare tra loro  dei corsi dentro il carcere e degli orti coltivati dai carcerati. Orti e forse giardini,  i cui prodotti venivano venduti fuori. Per associazione di idee ho pensato ai carcerati. Mi sollevava pensarli all’aperto, in quel bel sole , su quelle belle colline.

Altro semplice buon senso. Sarebbe meno duro l’affollamento e la limitazione di libertà, se almeno attorno a quelle mura sorgessero un po’ di orti, gli orti della speranza? Non so se mi sbaglio, eppure vedo attorno a  Rebibbia molto verde. E altrettanto ricordo quel grigio blocco di cemento nella campagna attorno a Velletri,  così isolato nella campagna, con vasti campi intorno, verdi e deserti.

Forse sono troppo fiduciosa. Forse alcune misure di  buon senso, prima di parlare di condono e  prima di cancellare pene spropositate o inutili  dai nostri codici, potrebbero rendere meno dura la detenzione a uomini e donne che hanno sbagliato ma che sono persone e che dobbiamo aiutare a   essere ancora persone.

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