Su Priebke, Cancellieri e tessere del PD

da Enrica Berti

da Enrica Berti

Priebke

La salma di Priebke era ancora a Pratica di Mare quando da lì sono partiti con un aereo militare  studenti insegnanti e testimoni per andare ad Auschwitz. Tra gli insegnanti c’era anche la mia amica Titti.  Negli stessi giorni, da lì, i malcapitati ufficiali stavano affannosamente cercando interlocutori governativi per avere indicazioni  su cosa fare di tanto ingombrante e sgradito fardello.

Può darsi che la soluzione trovata sia una pezza decente a tanto disastro.  Non posso però tenermi dentro il groppo dell’indignazione.  C’era stato il vergognoso schiamazzo al centesimo compleanno. Era tanto difficile prevedere che il soggetto poteva morire? Era tanto difficile mettere le mani avanti e impedire  il susseguirsi del vergognoso tira-molla, stabilire serenamente il che fare  secondo  regole e civiltà? Dimentichiamo pure che un ergastolano agli arresti domiciliari aveva potuto passeggiare fiero e indisturbato nella città da lui martirizzata,  come se fosse  stato uomo libero.  Ricordiamo però , che a suo carico non ci sono state solo le Fosse Ardeatine, ma  che  nelle stanze di via Tasso le torture avevano la sua firma, il suo comando,  le sue mani, il suo odio.

A chi toccava  predisporre cosa fare al momento di quella morte prevedibile? Non so. Mi chiedo dov’era l’Anpi, o le associazioni dei perseguitati . O i ministeri di Difesa, Grazia e Giustizia o che altri?

Personalmente avrei preferito saperlo in cenere e disperso in un deserto. Non vorrei che i suoi fanatici ammiratori scoprissero il luogo e inscenassero quei pellegrinaggi con bancarelle e schiamazzi, magari nelle vicinanze, come succede vergognosamente a  Predappio.

Quanto dobbiamo aspettare perché nei libri di testo e nelle scuole si racconti per bene e per intero quella storia del novecento ? E quando sarà  che agli insegnanti stessi, – a tutti e non solo quelli che  vanno ad Auschwitz –  venga dato modo  di aggiornarsi e di svolgere interamente il loro compito di educatori?

La Cancellieri

Se la Cancellieri si fosse dimessa io non sarei stata contenta.

Però doveva dimettersi.

Non sarei stata contenta perchè il governo, già abbastanza debole, avrebbe avuto un altro colpo. Non sarei stata contenta perchè una donna arrivata ai piani alti mi deludeva.

Doveva dimettersi, non per aver fatto qualcosa di grave, ma per quel che lei stessa ha detto, cioè di aver agito per affetto.

Proprio per quell’affetto.

Se io ho una famiglia amica, da anni, da una vita, ci frequentiamo, facciamo viaggi, vacanze e qualche volta lavoriamo insieme, siamo affezionati ci vogliamo bene,  o i nostri figli hanno affari legittimi in comune, poi succede un fatto nuovo.  Improvvisamente viene accusato il padre o il nonno di violenza verso la nipotina nel silenzio o complicità degli altri, io cosa faccio? Telefono per compassione e affetto? Mi metto a disposizione?  Oppure soffro, mi tengo in disparte,  aspetto la verità, spero che non sia vero.

L’affetto, come  l’amicizia, ha bisogno della stima, per stare in piedi. Senza stima non ci può essere ne’ amicizia ne’ affetto.

Nel caso specifico la famiglia Ligresti, compreso lo scaltro sfuggito in Svizzera, ha compiuto – probabilmente – qualcosa  di illecito connesso agli affari. Se tu, ministro di Grazia e Giustizia, dimostri  a questi Ligresti vicinanza o solidarietà,  per logica  connessione di idee dimostri comprensione per quei poveri uomini di affari che, poveretti, si sa, qualche volta sono indotti – o costretti – a scavalcare le regole. In parole semplici, per estensione, il tuo affetto assolve in anticipo anche Berlusconi condannato da quei cattivi giudici, che non sono amici e non hanno affetto.

A proposito poi dei carcerati dico che doveva essere aiutato Cucchi e doveva essere aiutata la Ligresti. Povero o ricco, chi sta male deve essere trattato e curato da essere umano. Anche se non ho capito grazie  a quale cavillo e a quale titolo la ex carcerata se ne vada a far compere per Milano. E da quella foto non mi è sembrata né  troppo magra né troppo depressa.

Tessere PD

Quante polemiche sulle tessere del PD ! Ormai non ci si può più iscrivere.  Chi si è iscritto in queste settimane è guardato come membro delle truppe cammellate?  Allora ci sono anch’io.

La tessera del 2013 l’ho presa sabato 25 ottobre, primo giorno della assemblea del mio circolo convocata per eleggere i dirigenti locali.

Perché così in ritardo?  Perché io  non volevo iscrivermi più.

La mia prima tessera – era PCI – porta  la  data 1945, ma di fatto c’ero già l’anno prima.  Come mai nel 2013 non volevo iscrivermi più? L’ho anche raccontato in un mio blog di gennaio o febbraio. Vi protestavo per essere stata  arruolata d’ufficio tra i bersaniani e perché mi avvertivano che la tessera era già pronta.  Non sono andata a ritirarla. Se ricordate era gennaio e febbraio, quella stagione della allucinante campagna elettorale  a base di smacchiamenti e di tacchini, conclusa con quella straziante scena del dopo voto dove io, che mastico politica dalla adolescenza, ho detto che per capire Bersani ci voleva la traduzione simultanea. Volete pensare che corressi in sezione, o circolo che sia, per ritirare quella tessera?

Invece ora, che mi rinasce la speranza, ho  deciso che non voglio essere tra gli assenti o gli indifferenti e desidero mettere  il mio voto.  Qualcuno e qualcuna forse non è d’accordo con me. Io penso che abbiamo una scialuppa di salvataggio che si chiama Matteo Renzi. E lo sosterrò nonostante i vecchi del mio circolo, io che ho compiuto 86 anni, contro loro sessantenni e settantenni che hanno votato come segue : Giuntella 97, Cosentino 19, Zabatta 6, Zevi 2, bianche 2. Se non ci fosse stato un bel cammellamento o corrente, vi pare che sarebbe stato possibile un così macroscopico divario?

Se i nuovi iscritti  sono quelli che come me avevano perso la speranza, ben vengano. E vi si aggiungano i giovani, così rari  nelle assemblee,   che mi auguro numerosi e allegri in fila ai gazebo   nel giorno delle primarie.

2 pensieri su “Su Priebke, Cancellieri e tessere del PD

  1. Ho letto i suoi commenti su Priebke, Cancellieri e tessere PD.
    Condivido tutto.
    Fulvio Baldin
    Docente di storia e filosofia
    Iscritto PD, circolo Pio La Torre Milano

  2. Su Priebke vorrei solo aggiungere che probabilmente non avrei preso a calci il furgone che trasportava la sua bara, ma sicuramente un calcio avrei voluto darlo a lui quando passeggiava tranquillo, godendosi il sole di Roma. Le immagini delle Fosse Ardeatine e delle torture in Via Tasso mi avrebbero fatto scattare la gamba.
    Così come non mi scandalizza la liberazione della signora Giulia Ligresti, perchè malata, ma mi irrita la sua passeggiata (è guarita?) nel quadrilatero della moda.
    Io in quella zona non oso nemmeno sedermi a bere un caffè, anche se stanchissima, i prezzi sono scandalosi.
    Mi meraviglia anche che una una persona per bene, quale credevo fosse Annamaria Cancellieri, possa avere frequentazioni con personaggi che a Milano sono noti come speculatori nel campo edilizio e, ancor peggio, della salute pubblica. Non dimentichiamo che all’Ospedale Galeazzi, diretto dal dottor Ligresti, morirono molte persone per un guasto alla camera iperbarica, dovuto a mancata manutenzione. Non per tragica fatalità.

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