Un museo, un teatro, un giardino

Farà giorno

Farà giorno

Mi concedo tre appunti di diario.

Un museo

Il museo di via Tasso a Roma è in pericolo di chiusura per mancanza di finanziamenti. Credo sia l’unico museo allestito nelle stesse stanze delle torture, delle prigionie, del dolore e della efferatezza.  Dove i graffiti dei condannati, le finestre murate, i documenti autentici  insegnano tutto, più di qualsiasi libro o film o racconto. Perdere questo luogo sarebbe perdere la memoria e le radici. Io andrò a sottoscrivere e chiedo a tutti di fare altrettanto. Il conto corrente postale è 51520005 intestato Museo Storico della Liberazione 00185 Roma, via Tasso 145. I fondi non servono per chi ci lavora, perchè sono tutti volontari, ma per le spese di manutenzione, per le bollette, il condominio e indispensabili minime pubblicazioni. Il sogno sarebbe di informatizzazione e recupero digitale dei documenti cartacei in via di progressivo degrado. Intanto non chiudere.

Personalmente vorrei che vi si convocassero periodici incontri con insegnanti a scopo di aggiornamento storico sulla didattica della memoria. Si prenda l’esempio e l’esperienza di Libera di Don Ciotti, che periodicamente organizza corsi per insegnanti sulla educazione e informazione di lotta alle mafie. Se ne può sapere di più andando sul sito di Libera “Abitare i margini”.

 Un teatro

Per la precisione, uno spettacolo teatrale. Alla Sala Umberto di Roma lo spettacolo “Farà giorno”, dove un novantatreenne Gianrico Tedeschi tiene sempre la scena con voce e memoria da trentenne. Forse perchè il testo è di quelli che esalta non solo il pubblico ma anche i protagonisti sul palco. Vi si incarna un vecchio partigiano che si scontra con un bulletto neofascista a suon di ironici e profondi battibecchi, quando tra loro ricompare la figlia medico volontaria in Africa ed ex brigatista. Un dialogo serratissimo e  brillante, ricco di definizioni illuminanti sia sul periodo della  Resistenza che sul buio degli anni di piombo, sia sulla verità dell’oggi.

Non so se questo spettacolo andrà in giro per l’Italia. In quel caso mi chiedo come faranno gli autori a  mantenere  l’ efficacia del testo, che in molte parti è esaltato dal dialetto romanesco. Come molti sanno, i dialetti – tutti – hanno accenti e suoni che illuminano e sottolineano i significati. Accenti difficilmente raggiungibili in puro italiano.  Penso che sarà il caso che, oltre a imparare  le lingue,  da un capo all’altro della lunga Italia, ci si dia da fare a capire anche i dialetti.

Ovviamente segnalo la forza di un anziano, questo Gianrico Tedeschi, che ha l’aspetto del novantenne, un po’ curvo, sottile e rugoso, apparentemente fragile, ma che ha la forza  di un maestro di oggi,  ricco di valori  e capacità da regalare a tutti, nipoti compresi. Mi risulta, e  ne sono felice, che nella vita vera, settanta anni fa, questo vecchio di oggi è stato veramente un giovane partigiano antifascista.

Un giardino

Ho già scritto del giardino sotto casa mia, bello e verde anche in piena estate e curato dagli anziani volontari dei palazzi attorno. Ieri mattina ho evitato all’ultimo passo, una bella cacca piazzata proprio nel mezzo del vialetto. I cani non vi dovrebbero entrare, né di giorno né di notte. Nei dintorni c’è abbondanza di zone e di verde per queste passeggiate canine.

Ho ripensato a quante fatiche e quanti soldi è costata questa piccola oasi verde, strappata a petizioni  e trattative con l’assessorato ai giardini,  ottenuta con l’impegno della manutenzione. Ho ripensato alla diseducazione dei padroni che, non solo “bonificano” di deiezioni anche i marciapiedi delle scuole elementari e medie nella strada di fronte, ma non risparmiano tutti i percorsi delle possibili passeggiate nel quartiere.

Ho pensato anche alle notizie di questi giorni. Si è deciso che i cani possono entrare anche nei ristoranti, e che potranno essere collocati, penso, sotto i tavoli.  Non so come farà una mia amica che è allergica a scegliere un ristorante o una pizzeria. Sebbene, forse, i cani disturbano meno di certi bambini vocianti e maleducati con famiglie altrettanto sguaiate. Insomma, non me la prendo con i cani, anche perché in famiglia abbiamo una deliziosissima piccola Lulù, grande compagna di giochi del gatto Totò.  Me la prendo coi padroni, veri prepotenti, maleducati e impuniti. Padroni che sono una bella squadra di quell’esercito di italiani che non rispettano le regole, che se ne fregano degli altri e della loro città e magari  se ne vantano.

E me la prendo anche con i fanatici animalisti, quelli che sono andati nei laboratori a distruggere le fiale delle analisi scientifiche, perché volevano ottenere il divieto delle sperimentazioni sugli animali. Divieto che purtroppo è avvenuto, per fanatismo dei proponenti animalisti talebani e insipienza dei loro interlocutori. Senza chiedersi se quegli animali sono topi o moscerini, se sono trattati senza sofferenza e in quali ricerche.

Me la prendo anche con quei “generosi” che hanno tanto cuore e tanto portafoglio per la loro bestiola, ma poi non danno un euro per  la Sardegna, per i bambini affamati del mondo o nemmeno per la Caritas sotto casa.

Così invito tutti a rileggere la lettera della giovane senatrice a vita, dottoressa Elena Cattaneo, rivolta al Presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio, su questo argomento degli inciampi alla ricerca e alla sperimentazione. La lettera è intitolata  “Ecco perché il nostro paese sta morendo”. E che sia vero lo conferma il fatto che la lettera è riportata alla pagina 59 (cinquantanove)  di Repubblica del mercoledì 27 novembre 2013.

Un giorno dei tanti, dei troppi, in cui l’argomento principale è stato – ed è ancora –  un piccolo sbiadito e miserevole riccastro di nome B.

4 pensieri su “Un museo, un teatro, un giardino

  1. *Sottoscriverò immediatamente per il Museo di Via Tasso e farò girare la notizia fra tutti i miei contatti. Perdere i luoghi della memoria significa derubare i nostri ragazzi del diritto alla conoscenza e al sapere.
    *Mi sembra di aver letto che lo spettacolo ‘Farà giorno’ con GianricoTedeschi arriverà anche a Milano. Nessuna preoccupazione per il dialetto, abbiamo imparato a capirlo (qualche volta persino a parlarlo) dai tanti film ambientati a Roma.
    * Sul problema della sperimentazione, vorrei dire che non si può certo parlare di diversi ideali.
    A Milano, in aprile, alcuni antispecisti erano passati all’azione devastando e razziando gli stabulari di farmacologia dell’Università di Milano, vanificando almeno due anni di studi sulle malattie neuro vegetative e causando danni per decine di migliaia di euro: soldi pubblici.
    Vergognoso anche l’attacco personale al direttore dell’Istituto Mario Negri, Silvio Garattini. Che ha dichiarato:” è sotto assedio l’intero mondo della ricerca biomedica, oggetto di campagne pubblicitarie e di stampa che propagandano falsità per impedire che in Italia si continui a fare ricerca nell’interesse, in primo luogo, delle persone malate. Tutto ciò accade nonostante la normativa italiana sia all’avanguardia nel rispetto degli animali: nei nostri laboratori non si sezionano le cavie per legge. Per osservare i loro organi interni si devono usare strumenti non invasivi come la Tac.
    Anche per questo è strumentale e demagogico parlare di vivisezione.
    Per gli oppositori alla sperimentazione animale la salute umana diventa un elemento da non prendere in considerazione.”

    La legge delega sulla sperimentazione animale, che è in Commissione alla Camera, è stata definita dalla comunità scientifica internazionale: “una legge miope che potrebbe azzoppare la ricerca in Italia”.
    Sono quindi d’accordo con Teresa quando scrive: “animalisti talebani e insipienza degli interlocutori”. E fra questi ultimi mi piace ricordare quel genio assoluto dell’ex (per fortuna) ministra Brambilla.

  2. Ecco la lettera di Elena Cattaneo indirizzata al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio.
    Gli animalisti sono organizzatissimi e nessuno osa contestarli perchè rappresentano un notevole bacino di voti.
    MA ADESSO BASTA, PER LA MISERIA, UN PO’ DI CORAGGIO! NON LASCIAMO SOLI I NOSTRI SCIENZIATI NELLA LORO BATTAGLIA!
    NON SO ANCORA BENE A CHI RIVOLGERMI, MA QUALCUNO DOVREBBE ORGANIZZARE ANCHE CHI DIFENDE IL DIRITTO ALLA RICERCA.
    IO SONO PRONTA A SCENDERE IN PIAZZA, IN MODO ASSOLUTAMENTE PACIFICO, SENZA LE FELPE NERE CON CAPPUCCIO INDOSSATE DAI MANIFESTANTI CHE, A MILANO SABATO, HANNO ATTACCATO IN MODO IGNOBILE SILVIO GARATTINI.

    Caro presidente, caro premier ecco perché il nostro paese sta morendo
    Il mondo ci guarda esterrefatto. L’ editoriale di Nature Neuroscience addita l’ Italia come un esempio negativo a cui gli altri paesi occidentali devono guardare per evitare di fare la stessa fine. L’ oggetto della reprimenda è la legge sulla sperimentazione animale votata dal Parlamento italiano che, di fatto, fermerà ogni sviluppo della ricerca biomedica, nel senso che comporterà un peggioramento delle capacità di lavoro dei nostri gruppi di ricerca. Peggiorerà la loro capacità di attrarre con la forza delle loro idee finanziamenti stranieri: nostri soldi che andranno quindi alle ricerche – anche sugli animali – degli altri Paesi. Ebbene, se si cercano risposte sul perché molti giovani, scienziati ma non solo, fuggono dall’ Italia, ecco la risposta. Con queste leggi, il Paese non solo umilia la scienza e la cultura, ma umilia i nostri figli, suggerendo loro che il loro impegno e i loro studi a questo Paese non servono. Queste “non scelte” politiche lasciano frastornati i colleghi all’ estero, abituati a lavorare con scienziati italiani internazionalmente stimatie competitivi. Ci chiedono: ma come è possibile che versi in condizioni così pietose il Paese dove lavorano Luigi Naldini, che a Milano ha messo a punto un’ avanzatissima terapia genica che utilizza alcuni virus modificati, o Michele De Luca che con il suo Centro di Medicina Rigenerativa a Modena, insieme al San Raffaele, ha sviluppato trattamenti straordinari con staminali per due condizioni di malattia, oppure Giacomo Rizzolatti, un neuroscienziato che alla soglia della pensione ha sbaragliato la ferrea competizione dello European Research Council e che tutto il mondo ci invidia per la spettacolare scoperta dei neuroni specchio (usando scimmie)e che ora puntaa capire l’ autismo. Potrei andare avantia lungo. Forse non tutti si rendono conto di quanto arido sia il nostro deserto. Gli stranieri che ci offrono opportunità lontano da qui si chiedono perché continuiamo a restare. E si prendono i nostri giovani. Ma noi, meno giovani, continuiamo a sentire il dovere di restare e lottare, anche in nome di una Costituzione che prevede il diritto di fare ricerca. Avendo conosciuto, anche sulla mia pelle, lo sfacelo di leggi antiscientifiche, mi chiedo come l’ Italia riesca ancora a dare alla luce a scoperte e scienziati così unici al mondo. Signor Presidente del Consiglio, Signor Presidente della Repubblica, non so dirvi per quanto resisteremo. Bisogna far qualcosa. Il Paese muore.

    ELENA CATTANEO
    biologa e senatrice a vita
    27 novembre 2013 La Repubblica

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