Micropolitica?

Un francobollo sovietico, da Wikipedia

Un francobollo sovietico, da Wikipedia

Micropolitica, o meglio analisi di un miracolo  politico in  una piccola realtà, il mio quartiere.  Riporto i voti delle primarie. Per Renzi, domenica 9 dicembre  sono stati 1043. Gli iscritti che avevano scelto Renzi erano stati 10. Per Cuperlo 446; tra gli iscritti erano stati 61. Voti per Civati 309 che tra gli iscritti si era fermato a 9. Cioè, gli iscritti votanti sono stati 80, i cittadini accorsi l’8 dicembre, 1798.

Un bel salto, che cerco di rendere visibile con una tabella.

Cittadini                                    Iscritti al PD

Renzi        1043 (58%)                            10

Cuperlo      446 (24,8%)                          61

Civati         309 (17,18%)                          9

Totali       1798                                         80

Il miracolo di quei dieci che diventano più di mille! Ma anche quei nove che diventano più di trecento.

E la delusione di quei sessantuno diventati soltanto quattrocentoquarantasei. Non voglio intristirmi, ma li conosco quasi tutti. Sono quelli che hanno paura di qualsiasi cambiamento, perchè stanno bene così, o perchè hanno una piccola nicchia da topi nel formaggio. O qualche anziano che non ha nipoti e sta ancora guardando al passato. Il loro smarrimento allo spoglio era addirittura commovente.

Un risultato che anche in questa microrealtà è  la prova di quanto distante dal suo popolo sia o sia stato il corpo ristretto del partito democratico, cioè l’apparato. Quando  l’ho detto in riunione il 16 novembre  non mi hanno creduto.  Domenica 8 dicembre , dopo aver votato,  mi sono fermata un po’ a guardare e  chiacchierare con le persone in fila , alla  mia sezione, ora circolo, che porta il nome di Togliatti, quartiere Cinecittà-Don Bosco, Roma. Vi ho riconosciuto moltissimi che poco tempo fa erano iscritti ai DS e al PD. Uomini e donne che si sono tenuti fuori,  probabilmente per disincanto o per delusione, ma che, anche senza tessera, si sentono più che mai da questa parte.  Tanto più che il tema era chiaro.  Non la scelta di una persona, ma la strada nuova da intraprendere.  Rinnovarsi, avere più coraggio, non chiudersi nei vecchi steccati. I vecchi gloriosi ideali rinvigorirli di combattività e di speranza.

Una  aggiunta . Si tratta di due circoli PD, quello di via Chiovenda e quello di Cinecittà Est, che non avendo locali suoi, si riunisce sempre con noi. Non so quanti siano gli iscritti sulla carta.  Quel giorno dell’assemblea congressuale, cioè il 16 novembre, come ho detto,  hanno votato in 80. Si votava di pomeriggio,  ma al mattino, all’assemblea, il numero dei partecipanti era molto inferiore, forse nemmeno  trenta.  C’è stata discussione. C’era un garante e  c’erano i presentatori dei candidati, soltanto  due, cioè  per Cuperlo e per Civati.  Per Renzi c’è stato soltanto il mio libero intervento, contro il ben più autorevole Claudio Sardo, già direttore dell’Unità che presentava Cuperlo.

Si vede che i 1043 che poi hanno votato Renzi,   non avevano bisogno di ascoltare le mie parole, o di un  qualche relatore,  ma ascoltavano la realtà e le loro speranze, esigevano un cambiamento. Si vede che le idee camminano ben fuori dalle mura dei nostri circoli e delle nostre assemblee. La gente non ha bisogno di riunioni  e di discorsi più o meno felici ed è meno distratta di quel che sembra. Le idee e le speranze forti arrivano da tante strade, in questo complicato mondo globale che forse delle tessere ha deciso di fare a meno.

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