La memoria, le radici e le fronde

Foto di r2hox

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Si avvicina il giorno della memoria. Io sarò in due luoghi, belle manifestazioni accanto a storici e studiosi.  Spero con tanti ragazzi e tanta gente.  Ricorderemo le radici del nostro presente. In quelle radici ricorderemo ancora una volta che ci sono le folle degli ebrei sterminati, poi ci siamo noi – ragazzi della prima metà del secolo scorso – che ci siamo  buttati in quella speranza sanguinosa. Ma ci sono anche i rom e gli sinti uccisi nei campi, e tutti i diversi che sono stati offesi torturati e uccisi per la loro diversità, sessuale come i gay, ideale come i comunisti, o fisica, come i disabili.

Sono felice di sapere che i bravi giovani dell’Anpi di Jesi hanno in programma di proiettare un filmato sullo sterminio dei Rom e dei Sinti nei campi. Titolo del filmato “Porrajmos”, nel caso qualcuno lo volesse rintracciare. Hanno anche trovato notizie di dodici partigiani Rom e Sinti martiri o protagonisti della guerra di liberazione e di un Battaglione partigiano, composto tutto di Sinti italiani fuggiti dal campo di concentramento di Prignano sul Secchia (Modena) che operò nel mantovano e che aveva nome “I leoni di Breda Solini”.

Queste le radici.

Che è bene conoscere e far conoscere. Ma che è indispensabile che abbiano anche tronchi, rami e  fronde. Le fronde sono il nostro  presente. Non le vedo ne’ molto rigogliose ne’ verdeggianti e sane.

Ci vedo un po’ di gemme che chissà se germoglieranno.

Oggi tutta la polemica è su Renzi e le sue riforme, cioè sul progetto di cambiamento. Sul Berlusconi resuscitato oppure umiliato. Ho sentito Scalfari, anche lui come me ex ragazzo nato nella prima metà del secolo scorso. Come tanti che fanno “fronda” in questo momento, si crogiola nel giudizio antico di Berlusconi pregiudicato e condannato col quale non si dovrebbe nemmeno scambiare un buon giorno. Anche a me Berlusconi fa ribrezzo, e non solo come appassionata di politica e di quei rami che dovrebbero venire da quelle radici. Mi fa ribrezzo anche come donna, a nome delle altre, amiche nuore o nipoti. Credo che tutti quelli che alzano questi lamenti dimenticano che il pane si può fare  solo con la farina che si ha. Con quella che c’è.  E se la nostra è scarsa e non può venirne nemmeno una pagnotta, bisogna andare all’altra madia. Ricordando,- a proposito di memoria corta – che se la farina è scarsa, se i voti non li abbiamo, è colpa o insipienza o incompetenza di qualcuno della nostra parte.  Non trattare, non cercare una rischiosa pericolosa e poco compresa via d’uscita, significa rinunciare ancora alle riforme, – non solo a quella elettorale, che nella mia scala di valori viene dopo, – ma soprattutto a  quelle descritte per prime da Renzi sabato dopo l’incontro, cioè quella del Senato e quella dei finanziamenti regionali e dintorni.   Chi strilla allo scandalo, dimenticando che con il caimano ci stava già nel governo delle larghe intese, significa che vuole rinunciare ad andare avanti. Vuole non provarci nemmeno.

Io sto con Renzi che ha la sfrontatezza, cioè il coraggio, di giocarsi la faccia e la testa. Queste le sue stesse parole. Noi per il cambiamento ci giocavamo la vita o le torture o la fame e il freddo, più la paura.

Ricordo anche che moltissimi anni fa la mia conterranea Nilde Iotti, in un filmato storico andato in onda l’altro giorno su Rai 3, eletta a presiedere la Camera, affermava di ritenere necessaria una riforma che correggesse la anomalia del bicameralismo, cioè auspicava  l’abolizione del Senato o la modifica radicale delle sue funzioni, non più identiche a quelle della Camera dei Deputati.

È da allora che se ne parla. Da allora!

Tutti questi anni a fare parole e a non giocarsi nulla. Né la faccia, né la testa, né il posto in uno di quei due comodi rami del Parlamento e  nemmeno nelle sedi politiche, o nelle tante palestre di dibattiti, scritti o strillati,  palestre che ancora oggi funzionano sempre ad alto volume.

sempre r2hox, sulla memoria

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