Liberazione, Riforme, primo maggio

25-aprile-1945_festa_della_liberazione

 

E’ appena passato il 25 aprile, che molti non sanno nemmeno che festa è.

A Roma non è stato un bel giorno.

Giustamente il Presidente, il Governatore e il Sindaco, con reparti solennemente schierati, erano   all’altare della Patria a rendere omaggio ai combattenti e ai morti, che nell’occasione sono chiamati caduti. Stavolta non sono i caduti della prima guerra, ma quelli dell’ultima. Quell’ultima che qualche superstite, – e ci sono anch’io – ancora c’è. Tutto giusto, tutto dovuto. Come giusto e dovuto è il ricevimento al Quirinale per i protagonisti o  i rappresentanti di quei generosi.

In contemporanea, alla Piramide, cioè a Porta San Paolo, da dove sanguinosamente tutto è cominciato settantuno anni fa, arrivava il corteo in ritardo causa incidenti lungo il percorso. Dal  palco soltanto letture di messaggi, interventi estemporanei e caotici, canti stonati di Bella ciao. Nella piazza bandiere rosse di rifondazione, bandiere con la stella di Davide delle brigate israeliane, striscioni  pro Palestina, magliette no-tav.

Invece di tutto questo avrei voluto  lunghe file di persone e ragazzi per entrare a Via Tasso, Museo della Liberazione, o alle Fosse Ardeatine, o a Forte Bravetta o a Via Rasella. Un pellegrinaggio di gratitudine e di conoscenza, una lezione di storia, un insegnamento della memoria, un contrasto all’oblio e alle distorsioni di parte. Da farsi anche nei luoghi e nei quartieri dove c’è molto da ricordare e spesso da scoprire.

Non è più tempo di cortei e di comizi, specialmente quest’anno. Cortei e comizi sono riti ormai vecchi, che servono soltanto ad attirare gruppi e gruppuscoli che vi si insinuano soltanto per guadagnare qualche visibilità e creare problemi. Così che stampa e TV parleranno solo di tafferugli e battibecchi   e resterà oscuro il significato di quella data e i valori che rappresenta.

Così è andata. Con spreco di forze e frustrazione.

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Nel frattempo, tra la Pasqua, la grancassa dei quattro Papi, e l’attesa del primo maggio, prosegue la corsa del governo Renzi verso le Riforme e proseguono le polemiche dei tanti azzeccagarbugli e perfezionisti che pretendono modifiche a quei progetti.

A quelli del PD, capeggiati da un  erto Vannnino Chiti, voglio fare un bel complimento. Sono riusciti a rallentare il percorso e a portarlo a dopo la data delle votazioni europee. Sarebbe niente, a confronto dei vent’anni e più che di queste riforme se ne parla senza far nulla. Ma diventa tanto per i disillusi della politica, per quelli che “tutti sono uguali”, per gli indecisi che vorrebbero sperare, per i grillini.  Tutti quelli che in mezzo a tante polemiche oscure capiscono o temono una cosa sola.

Ed è questa. Inutile sperare, tanto anche Renzi non ce la farà, non vedete che  lo fermano persino quelli del suo partito?

Cari perfezionisti, ne siete felici?

E dire che proprio contro il disamore per la politica dovevamo ripartire. Intanto vi siete messi in mostra. Si vede che non vi bastavano le discussioni interne, le commissioni, i gruppi, o  che altro.

Spero soltanto che Renzi e tutta la sua squadra rintuzzino ogni dubbio, non con le parole, ma col ritmo lodevole e straordinario del loro lavoro. Combattenti delle riforme. Ribelli della palude.

Coraggio a  voi e a noi.

—–

Sulla data del Primo Maggio ho ripensato a mio padre.

Nella registrazione dice. “Sono andato alle quattro di notte a seminarli alla Madonna della Battaglia, quei bigliettini.”

Quei bigliettini erano i volantini che ricordavano i diritti dei lavoratori, nel primo maggio del 1932, decennale della salita al potere di Mussolini.

Per aver “seminato” quei volantini vicino a Canossa , dove quel primo  maggio cadeva in un giorno di Fiera,  mio padre si è fatto sette mesi di prigione durissima. E mia madre, con mio fratello appena nato e me piccola, si è fatta sette mesi durissimi di lavoro fatica e miseria. Che non c’era nemmeno tempo di piangere.

3 pensieri su “Liberazione, Riforme, primo maggio

  1. Pingback: Liberazione, Riforme, primo maggio di Teresa Vergalli | Com.Unità | NUOVA RESISTENZA

    • Gentile Sig.ra Vergalli, ho letto solo oggi le sue considerazioni e le voglio inviare i miei commenti.
      Per quanto riguarda il 25 aprile, lei ha ragione, è diventata una ricorrenza da manuale, che non riesce a far comprendere cosa è stato veramente quel periodo per tutti i romani. Ha ragione, sarebbe stato più significativo ripercorrere quella storia nei vari musei presenti a Roma sulla Resistenza, ma andrebbero anche spiegati. Le celebrazioni in Italia hanno il sapore del rito mediatico vissuto come rito dovuto, non con sentimento e comprensione.
      Inoltre volutamente non si tiene in evidenza che Roma è profondamente cambiata dal dopoguerra. Roma era abitata durante gli anni della guerra da circa un milione di abitanti, adesso sono 3,5 milioni. La maggior parte nata dopo la guerra e figli dalla massiccia presenza di immigrazione interna. Queste persone, che sono romani, che né sanno di quel periodo, non lo hanno vissuto. Le autorità dovrebbero avere la capacità di uscire dai soliti riti melensi e riuscire a far capire quel periodo e cosa è stato per i cittadini Romani del 1943. Purtroppo queste cose diventano nelle ricorrenze ufficiali solo riti, spesso fastidiosi e spesso non veritieri e si ripetono quasi all’infinito fino a che la gente del periodo non muore per l’età avanzata, Abbiamo da poco azzerato la prima guerra mondiale per estinzione dell’ultimo superstite, continuiamo adesso con la seconda guerra mondiale e con le persecuzioni degli Ebrei. Sta diventando tutto falso e fastidioso, nello stesso tempo non c’è voglia e sopratutto capacità di spiegare e far capire cosa sono stati quei periodi e cosa hanno fatto comprendere all’umanità.
      In merito alla situazione politica ed alle attuali elezioni europee, il mio pensiero è che il vero obiettivo è bloccare Renzi ed i cambiamenti che sono visti come una minaccia, non solo da Chiti.
      Credo ed auspico che Renzi riesca con la celerità che lo contraddistingue a spiazzare tutti ed a realizzare i cambiamenti che auspichiamo.
      Molto dipenderà dai risultati delle elezioni e bisognerà valutare anche il livello di astensione.
      Le porgo i miei migliori saluti.
      Gianfranco Tulini

  2. Cara Teresa,

    c’è tanta amarezza nel tuo commento di oggi. Per fortuna a Milano non è andata così.

    La sera del 24 abbiamo fatto la solita festosa e colorata manifestazione nel rione Niguarda. Questo quartiere si è liberato un giorno prima, rispetto al resto di Milano. E’ una vera manifestazione di popolo: tanti anziani come noi e tantissimi giovani (spesso figli e nipoti di quegli stessi anziani).

    Non vorrei alimentare una polemica Roma- Milano, ma noi non eravamo stonati. Bella forza, avevamo la storica Banda d’Affori che ci dava il la!

    Il mattino del 25, davanti a casa mia è partito un lungo corteo di macchine per la posa delle corone nel rione Bicocca-Pratocentenaro.

    Ci siamo fermati nei cortili delle case, nei cui pressi sono stati uccisi i partigiani. Siamo entrati nel deposito dell’ATM dove c’è la lapide con una lunga lista dei tranvieri arrestati, deportati dopo gli scioperi del 43/44. E, infine, nell’area della ex Pirelli, dove la lista dei deportati è ancora più lunga. Avevamo con noi un ragazzo giovanissimo che, con la sua tromba, suonava il silenzio.

    Una cerimonia sobria, ma piena di emozioni.

    Nel pomeriggio il corteo che da Porta Venezia è arrivato in Duomo era davvero bellissimo e numeroso. Io avevo una maglietta rossa con una bella scritta: credere obbedire combattere cancellata con una croce e in grande SAPERE PENSARE RESISTERE.

    Elena Cattaneo e Carlo Smuraglia, hanno tenuto discorsi assolutamente non rituali. Peccato che il Tg3 regionale abbia mostrato la piazza quando il corteo aveva appena incominciato ad arrivare (quindi sembrava vuota) e nemmeno un’immagine del corteo (uno dei più numerosi degli ultimi anni).

    In questi giorni, senza grandi sforzi, ho tesserato all’ANPI 13 persone (9 donne e 4 uomini). So che è solo un piccolissimo contributo, ma mi fa sentire meglio.

    Un abbraccio RESISTENTE

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