Vedere la bellezza

Renato Nicolini

Renato Nicolini

 

Se state andando a Formia, verso sera, appena oltrepassata Terracina, vi  appare a destra, la grande bellezza di quel mare che riflette i massicci rocciosi che lo mordono, tutto un riflesso di arancio e di rosso e di blu. Sotto, di fronte a Sperlonga, nella sinuosità della costa intuite i resti  della villa di Tiberio e ripensate al piccolo museo di quel sito, con le sue poche meravigliose sculture.

Peccato che appena oltre, a qualche chilometro o qualche mezz’ora di viaggio,  sappiate che c’è il grande mercato di  Fondi, con quella comprovata infiltrazione camorristica.

Insomma, bellezza e dolore. Bellezza che dovrebbe darti forza.

La forza ce l’hanno gli amici dell’isola di Ponza, venuti all’incontro. Mi ricordano che Ponza è bellissima nella sua inaccessibilità e unicità. In quella bellezza qualcuno ha sofferto e forse da quella bellezza ha trovato forza. Mi dicono che i ragazzi delle scuole stanno facendo un lavoro di ricostruzione della memoria. Qui sono stati confinati per lunghi periodi molti di quei nostri padri della Patria, da Pertini a Spinelli, prima o dopo Ventotene. Erano sistemati chi qua chi là nelle case degli isolani e non  in un oscuro medioevale maniero carcerario. Nonostante la bellezza, questa loro non-vacanza, era  pensiero, voglia di riscatto, visione di futuro.

I ragazzi stanno raccogliendo le memorie, fotografando i luoghi, rintracciando i pochi superstiti , recuperando i dimenticati e registrando i ricordi orali. Vorrebbero poi, che in tempi di  anniversari e di Europa, verso quell’isola si dirigessero molti pellegrini della memoria e della storia.

Ora i nostri occhi di cittadini liberi, possono veramente vedere e godere  quelle luci e quei colori  straordinari.

 

 

Nelle polemiche economiche e programmatiche di questi giorni, si parla molto del nostro patrimonio di bellezze. Sia di  quelle naturali e paesaggistiche da difendere, sia  di quelle custodite nei musei, sia  di tutti gli altri beni culturali. Si riflette su quale  ritorno economico  ne potrebbe derivare, di finanziamenti e di fruizione.

In una sua intervista, Renzi ha affermato che bisogna far  sì che ai musei  non vadano soltanto quelli che sono già preparati, ma vi possano accedere tutti. Quindi non solo moltiplicando le occasioni di accesso gratuito, lodevoli e sporadiche, ma educando e preparando a partire dalla scuola, dai piccoli. Renzi dice che  è una questione di  giustizia sociale, un concetto di sinistra.

Se non fossi renziana da sempre, mi basterebbe questo per schierarmi.

Infatti c’è da noi un problema di alfabetizzazione all’arte. Un problema di accesso alle forme più alte della cultura. E tutto, ancora una volta deve partire dalla scuola. Saper “leggere” un luogo archeologico, saper capire un dipinto, una scultura, un edificio non può essere solo lasciato all’istinto, a livello di “mi piace”o “non mi piace”.  Ci deve essere una preparazione. E’ un alfabeto  da acquisire e un linguaggio  da collocare nella carne viva della storia.

Mi sono molto rallegrata alle scuderie del Quirinale e  recentemente a Madrid al museo del Prado, nel vedere seduti a terra col naso all’insù, una bella distesa di bambini piccoli e piccolissimi, intenti ad ascoltare le parole di una insegnante con molte mani alzate per chiedere o forse per commentare. Immagino che quegli accompagnatori siano preparati e che sappiano trovare le parole più semplici per i concetti più complessi. E che quelle visite non si riducano ad un piacevole e sporadico  diversivo o ad una medaglia promozionale. Tutto bene, ma  dietro ci sono costi e livelli.

Occorre un progetto, una  visione per il futuro.

Occorre  non ridurre le ore di insegnamento di storia dell’arte.  Anzi, ripristinarle,  aggiungerne.

Occorre prevedere, progettare e finanziare le visite nei luoghi.

Occorre  anche che le scuole siano ambienti  dignitosi  senza i muri a pezzi e cartelli con scritto “non entrate, ci piove!”.  Che almeno i licei fossero collocati in bellissimi palazzi, come il Visconti a Roma, dove sono stata martedì. Le grandi arcate, i soffitti affrescati, il bellissimo cortile  sono già di per sé una educazione al bello, all’arte. Ma non basta.

Ci deve essere una didattica dei beni culturali.

Ecco perché se ne parlerà in autunno ricordando la figura del mitico Renato Nicolini, scomparso da non molto e ricordato quasi esclusivamente per l’invenzione dell’estate romana. Invece la cosa più importante che gli si deve riconoscere è l’invenzione della didattica dei beni culturali. Appena nominato giovane assessore alla cultura accanto all’altrettanto mitico sindaco Petroselli,  Nicolini ha messo a disposizione delle scuole romane un gruppo di giovani laureati in storia dell’arte per proporre agli insegnanti percorsi di ricerca, facilitazioni di trasporto e piccoli finanziamenti per acquisto di pubblicazioni.

Per molti anni queste scelte di cultura sono andate avanti.  Molti altri comuni italiani,  tutti di  sinistra,  hanno adottato iniziative analoghe. Addirittura si sono fatti accordi per le settimane di scambio, cioè  la possibilità di vivere scambievolmente nella città gemellata per conoscere luoghi, arte, vicende e persone.

Grazie a questa meravigliosa intuizione di Nicolini, ho potuto con le mie classi  diventare amica di Alberta Campitelli, che per circa quindici anni, ci ha accompagnato alla scoperta di luoghi e storie, per fare di Roma e dei suoi tesori un libro di bellezza e di emozione.  Alberta ora è la  validissima sovrintendente alle Ville storiche di Roma, autrice di prestigiose pubblicazioni e ambasciatrice nel mondo del nostro patrimonio culturale. Negli anni ha recuperato, restaurato e reso fruibili i molti edifici di Villa Borghese, Villa Torlonia e tutte le altre. Cioè  villa Ada, villa Panfili, Gianicolo, monumenti e musei compresi. Ultimo il meraviglioso sorprendente Teatro di Villa Torlonia, ora accessibile al pubblico,  all’arte e agli artisti.

Con Alberta ci sarò anch’io  a ricordare Nicolini.  Porterò con me molti dei miei ex scolari  che  ricordano  le sue  lezioni con riconoscenza  e  che hanno continuato sempre in  quel cammino della bellezza così emozionante ed appagante.

 

Un pensiero su “Vedere la bellezza

  1. Carissima Teresa, è giusto e coerente che tu non ti ritiri dalle tue scelte e che cerchi di dar loro corpo ricordando e analizzando i passi del premier nei settori tanto amati dell’educazione e della cultura come basi fondamentali per la crescita di un vero cittadino.
    Ma non esagerare perché “renziani da sempre” va bene come consenso e anche come fiducia,”slogan” direi ;ma il “sempre” comprende tutto, passato, presente e futuro. E quindi comprende anche assoggettamento lavorativo, guerra, classismo-razzismo, trasformismo, cioè “nemici” sempre in agguato e pronti ad ammorbidirsi e a camuffarsi nell’attesa.
    Quindi bisogna essere sempre vigili e “sempre se stessi”, incoraggiare e sostenere le cose buone, combattere senza pausa quelle cattive.
    Oggi e sempre Resistenza
    Franco

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