Finalmente si parla di scuola

School satisfaction around the globe, di Suvi Korhonen

School satisfaction around the globe, di Suvi Korhonen

Finalmente si parla di scuola.  Bisogna proprio ripartire dall’inizio. C’è da accendere il fuoco della conoscenza e ancor più quello della coscienza.

Perché siamo messi proprio male. Non solo per i conti, cioè soldi, lavoro, evasioni,  intrallazzi  e malavita. Ma anche per la polemica che già  sollevano sull’argomento  i cosiddetti amici della scuola e degli insegnanti.

 A suo tempo, quando Luigi Berlinguer aveva scritto la sua riforma veramente innovatrice, ci fu una violenta levata di scudi soprattutto per l’accenno alla necessità di valutare la qualità  dell’insegnamento. Una mia cara amica che ancora era in servizio al ministero mi confermava, con dolore, che tutti i docenti  di ogni ordine e grado, tutti ma proprio tutti, compresi quelli che prima vantavano una appartenenza di sinistra, tutti, nessuno escluso avevano votato per Berlusconi  proprio a causa di quella minaccia.  Non ci si permetta di dare un voto a chi, di  mestiere, i voti li dà.

Poi s’è visto cosa ha fatto la Gelmini.

Sono passati un po’ di anni e credo che ormai possa farsi strada il concetto che ci sono dei metodi   oggettivi  per valutare anche questo tipo di lavoro. Intanto su  riferimenti concreti, numero di alunni, incidenza di disabili non del tutto  coperti da assistenza o sostegno, programmazioni aggiuntive, pubblicazioni, ricerche,  uscite per la didattica dei beni culturali, contatti esterni, collaborazioni, filmati, corrispondenza,  gemellaggi e chissà ancora che altro. Valutati  tutti questi riferimenti sul concreto,  resterà poco spazio per eventuali errori soggettivi di giudizio.

Che sia necessario e urgente ripartire dall’inizio, dalle nuove generazioni,  me l’hanno confermato alcuni fatti vicini e lontani. 

Per esempio il balcone crollato nelle case fatte da Berlusconi all’Aquila. Quelle case  tanto osannate come miracolo di efficienza e di altruismo.

Si sapeva  che erano fatte male  e con tante ruberie. Ora però mi chiedo perché a due giorni di distanza  di quel crollo non se ne parla più? E’  vero che nel mondo ed anche qui vicino non c’è altra abbondanza che di brutte notizie, di problemi e di polemiche. Forse non se ne parla perché il Caimano, ancorché ammaccato, è ancora lì, incombente e purtroppo determinante, visto che  nonostante balconi che crollano e nefandezze varie ci sono  tutti quegli adoranti o servi che lo votano. Anche grazie ai grillini, che se avessero voluto avrebbero potuto renderlo inutile. Ma  con cinque stelle o nessuna stella è facile strillare contro ciò che non va, è facile dirsi cittadini senza macchia e poi, di fatto, rimanere stranieri, estranei, esclusi  sia in parlamento che nel paese.

Poi ci sono le dissertazioni  contro questo nuovo governo, così nuovo, così diverso da tutti quelli avuti prima. Troppo giovani, troppe donne, troppo azzardosi? Colpevoli di aver studiato, aver viaggiato, sapere le lingue? Faranno qualche sbaglio, di sicuro, come tutti. Hanno da scalare la montagna dei disastri ereditati da quelli che si permettono sempre di fare la predica e che avrebbero interesse e dignità a restare nell’ombra, a farsi dimenticare.  A far dimenticare le colpe dirette o indirette che proprio loro hanno. D’Alema, per esempio.  O Padellaro. Ed anche Scalfari, che mi sembra diventato proprio il vecchietto stizzoso, invece d’essere  il saggio che offre consigli.

Poi quelli di sinistra. Credono di essere di sinistra. Ma è grazie a loro, alla loro pretesa di essere duri e puri se per un solo voto hanno fatto crollare Prodi, quando Berlusconi era quasi alle corde e  che,  dopo  quel voto,  si è tanto ringalluzzito che ce l’abbiamo ancora tra i piedi.

Apro una parentesi. Diamo  merito a Francesco Piccolo, non per aver vinto il premio Strega che mi pare tutta una lotta tra case editrici.  Merito a questo scrittore per quella parte felicissima del suo libro in cui parla proprio di questo passaggio determinante, di quel voto, di quel settarismo così fuorviante.  Non per  caso, i vendoliani disprezzano il libro e l’autore. Non per caso oggi le loro astiose picconate sono molto simili o uguali a quelle di fratelli d’Italia, cinque stelle e lega.

Aggiungo ancora un appunto. Troppi violenti in giro, cronache terrificanti, violenze da uomini della pietra. E vandali anche sotto casa. Rifiuti buttati dappertutto, Alberi danneggiati anche al  bellissimo parco degli acquedotti.  E in questo nostro piccolo e prezioso parco sotto casa, ragazzi grandi che alle tre di notte, oltre a fare schiamazzo, si divertono a rompere una bella manciata di bocchette dell’impianto di irrigazione. Così che i volontari che lo curano devono ovviare al silenzio del servizio giardini, acquistando e riparando. E meno male che lo sanno fare e che dispongono delle offerte di noi  abitanti  dei  palazzi intorno.

Per tutto questo, se non si riparte dalla scuola, da dove mai si potrebbe cominciare a restaurare nei valori per il futuro questo nostro bellissimo Paese?

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