Si riparte

La scuola di Barbiana (foto di Giovanni)

La scuola di Barbiana (foto di Giovanni)

Ormai tutte le aule sono aperte. Tornano i bimbi e le bimbe, le ragazze e i ragazzi e tornano gli insegnanti. Già si sono impostate le programmazioni, i calendari e gli orari.

Si riparte dai problemi rimasti, e più di tutto dalla volontà di fare.
Penso ai tanti insegnanti che conosco e voglio salutarli e ricordarne il valore. Ed anche, se possibile, tirarli un po’ fuori dall’ombra, visti i soliti luoghi comuni che sminuiscono la loro fatica con le storie dell’orario scarso e delle vacanze abbondanti.
Ecco, saluto per prima, l’ultima che ho conosciuta, Barbara, nelle Marche, che insegna inglese nelle elementari, materia lodevolmente auspicata fin dalla prima età. Quest’anno si prodigherà in nove classi, perché ha due ore per classe. Nove classi, quanti ragazzi? Quanti programmi? Quanti genitori? Quanti giudizi? Coraggio Barbara. Ti vorranno bene in tanti.
Saluto anche Rita, a Jesi, che fa lettere al liceo e trova il modo e il tempo di aggiungere e organizzare programmi di memoria nelle sue classi, riflessioni su diritti e parità, e in più, con al seguito anche gli allievi degli anni passati, sostiene i progetti di Libera su no-mafia e quelli dell’Anpi su Costituzione e diritti.
E che farà quest’anno Stefania, a Tor Bella Monica? Cioè, che problemi si troverà davanti? Lo scorso anno aveva in classe la quindicenne incinta, così uguale alle sue compagne nell’allegria e nell’interesse al nostro incontro, diversa solamente in quella sua incosciente pancetta da gestante. E non è stato il solo caso difficile, gestito con tutti i colleghi, con la psicologa e con l’assistente sociale. Ecco qua un bell’esempio della necessaria collegialità e del rapporto tra scuola e famiglie e tra scuola e società.
Chiederò a Francesca se alla sua scuola di Boccea, la Rosmini a indirizzo musicale, sono arrivati i soldi per riparare quei tetti da cui pioveva, per cui ho visto quei cartelli terribili “Non entrate, ci piove!” O se hanno fatto da soli, con l’aiuto dei genitori, dai quali, come mi hanno detto, hanno avuto in dono pianoforti ed altro.
Invece so che Titti, così io la chiamo, continuerà coi suoi percorsi su “La vita è l’arte dell’incontro”, a cui chiama, fuori orario autori di libri o testimoni di storia. E a quegli incontri vengono anche gli ex allievi, ormai universitari, alcuni dei quali sono stati con lei ad Auschwitz e che volentieri l’aiutano con racconti e ricordi e a volte proiettano i filmati fatti in quei lager poi completati nelle riprese in Ghetto. So che è preoccupata, perché ora ha le classi ultime, quelle della maturità con il traguardo impegnativo dell’esame di stato, che , tra l’altro, si dice cambierà.
Ancora le due intraprendenti Cristina e Claudia di Ostia, che hanno guidato le loro terze medie ad ottenere dalla biblioteca del Quirinale le fonti per la ricerca su “donne protagoniste”, di cui hanno fatto relazione orale dai microfoni della sala consiliare del municipio. Una ventina di microfoni, una ventina di giovanissimi relatori. Non credo, che in questo 2014-2015 queste educatrici si faranno bastare qualcosa di meno.
Un’altra scuola, e qui c’è un professore uomo di nome Sergio, che ha condotto i ragazzi a frugare in un altro archivio importante, l’archivio del Senato della Repubblica. La scuola è prestigiosa di per se e per tradizione. È il Liceo Visconti, che sta a due passi dalla sede di quell’archivio, i cui operatori sono stati coinvolti nella ricerca e nella guida pratica. Lì si è voluto scoprire qualcosa di più e di autentico a proposito della liberazione di Roma, cioè l’arrivo degli alleati il 4 giugno del 1944. Ciò che si è scoperto è diventato spettacolo, cioè racconto in forma di spettacolo. Cosa farà quest’anno quella scuola con Sergio e tutti gli altri docenti, con la sua vivace preside, oltre a partecipare in RAI a “per un pugno di libri” o a “le storie”, ai concorsi nazionali di latino o di matematica, dei quali si parla troppo poco e ai quali partecipano tante altre scuole di tutta la penisola? Quanti 100 e quanti 99 gli studenti riescono ad ottenere alla maturità? Quanto impegno e quanto lavoro in più ci metteranno quei tanto sottovalutati professori?
Voglio anche ricordare Roberto, che insegnerà educazione fisica alle superiori. Trasferirà ai ragazzi la sua passione per tante discipline, passione preziosa per contrastare a quelle età, tante passioni pericolose o sbagliate che girano tra noi, come videogiochi, alcol, droga, bullismo, tifo passivo e curvaiolo, e perfino esagerazioni da computer. Educazione fisica e sportiva ancora più preziosa nei giochi di squadra dove ci si abitua al rispetto delle regole, all’impegno massimo nel proprio ruolo, all’intesa corretta coi compagni di squadra. Metafora, questa, della vita civile. Cosa ci sarebbe di meglio se non il rispetto delle regole, l’impegno di ognuno nel proprio ruolo, il rapporto corretto con tutti gli altri? E poi riconoscere guida giudizio e controllo da chi dirige allena o giudica.
Tutti insieme rivedo anche giovani e ragazze, tutti laureati, che non hanno titolo di prof, ma nella scuola operano o potrebbero operare. Sono quelli della cooperativa “Apriti Sesamo” coi quali abbiamo fatto i programmi di memoria nelle scuole di Roma. Il percorso partiva con un documentario, libri e pubblicazioni varie, poi tre testimonianze dalle file della Resistenza e dai dolori della Shoah, visite a Via Tasso e alle Fosse Ardeatine. Quindi l’assistenza tecnica per i video, gli spettacoli, i fumetti o i testi progettati dagli studenti. Da ultimo la pubblicizzazione di tutta la ricerca in un teatro con tutte le classi dei vari istituti, chiamate a conoscere, a giudicare e applaudire il lavoro delle classi ricercatrici. Tutto questo, per la cooperativa aveva un costo minimo, finanziato da Municipi, Provincia, Comune o Regione. Finanziamento sempre più scarso e nell’ultimo anno scolastico quasi inesistente. La Cooperativa ora opera negli altri settori, cioè multiculturalità, ragazzi difficili eccetera. Alcuni di loro fanno teatro e audiovisivi. Altri fanno i clown-dottori, altri curano i piccolissimi, ludoteche e doposcuola, italiano per stranieri. Si chiamano Marco, Ferdinando, Gianluca, Rosa, Claudia, Marcello, Stefania, Alessia, Emanuela. Loro, in qualche modo e sempre precario, aiutano la scuola.
Senza finanziamento, gli insegnanti che ci hanno conosciuto negli anni, continuano a chiamarci per incontri meno complessi. Vengono a prenderci a casa con le loro auto private, trasferiscono al computer le nostre foto o i documenti, cercano in internet e in e-book tutto il resto e insistono a svolgere qualcosa in più e oltre i programmi, perché “senza memoria non c’è futuro”, e perché “la vita è l’arte dell’incontro”. Alcuni di loro sono Flavia al Talete, Elena a Castelnuovo di Porto, Patrizia ed Eleonora al Quarto Miglio, Claudia alla ex Bellini, Annarita allo scientifico Tullio Levi Civita, Ambra, Francesca e Maria Teresa al Nino Rota, Donatella e Viviana a Centocelle, Elisabetta e Paola al Morandi, Maria Grazia al Liceo Ruiz, Patrizia al Caravillani, Cristina al Quartararo, Giovanna al Martellini. Mi fermo qui, perché ce ne sono molti altri e altre. Molti avranno cambiato scuola. Sono quelli che non amano insegnare lo stretto indispensabile e vi aggiungono passione impegno e molte ore di fatica invisibile.
Grazie a ognuno di loro e a tutti gli altri. Grazie di cuore e buon nuovo anno scolastico.

2 pensieri su “Si riparte

  1. Gentilissima,
    mi chiamo Arianna e sono una laureata magistrale in Scienze Storiche con una tesi sulle donne nella Resistenza (anche se l’argomento è più specifico e riguarda il rapporto delle donne con gli uomini durante la lotta e soprattutto dopo la liberazione). Sarei interessata ad ampliare la mia ricerca con altre donne partigiane e mentre leggevo nuovi testi ho trovato il suo nome e una sua fotografia. Sarei interessata a parlare con Lei della sua esperienza e di farLe, se fosse possibile, alcune domande. Spero sia possibile instaurare un primo contatto, via mail o telefonicamente..
    La ringrazio e porgo cordiali saluti.

    Ps. complimenti per il blog!

    Arianna

  2. Grazie a te , Teresa.
    Un consiglio per tutti i colleghi: leggete “L’ora di lezione” di Massimo Recalcati. E’ un buon modo di iniziare l’anno scolastico. Titti

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