Giornalini, città e cultura

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È venuto il momento di segnalare che ho messo in rete i giornalini scolastici di otto anni di scuola, qui, alla elementare “Don Paolo Albera”, Roma Cinecittà. Per trovarli  basta cliccare  http://ilgiornalino-scolastico.blogspot.com

Lo faccio dopo una serie di incontri promossi dal Dipartimento Cultura di Roma Capitale e dall’Università di Roma Tre, iniziati l’11 ottobre scorso. Si è trattato di cinque incontri definiti “interludi”, organizzati per ricordare Renato Nicolini, che è stato straordinario assessore alla cultura del comune di Roma dal 1976 al 1985,  ideatore dell’estate romana e del cosiddetto effimero. La mia testimonianza è stata inserita il 27 novembre all’ultimo incontro dal tema “scritture, voci, memoria, città”.  Il mio intervento, accompagnato dalle slide coi lavori dei miei scolari, ha voluto mettere in luce una intuizione poco nota di Nicolini, quella della didattica dei beni culturali della città.

L’estate romana, in periodo di brigate rosse e di paure, ha avuto il merito di svegliare gli abitanti, periferie comprese, alla bellezza della cultura e dello stare insieme. Il concetto è che la città vive se la sua gente è viva, presente, positiva, ottimista. Se le si offre il meglio di arte nei  luoghi più degni.  A questo si  aggiunge la constatazione che chi abita la città spesso non la conosce. Le bellezze sono lì, da sempre sotto il naso, ma non si sa cosa sono, chi le ha create, quando e perché. Per essere cittadini e non solo abitanti bisogna  comprendere le piazze, le fontane, i palazzi, i monumenti. Nel nostro caso questo significa essere romani di diritto, anche se si abita a Tor Sapienza o a Cinecittà Don Bosco.

Educare alla conoscenza della città è ciò che  abbiamo fatto per circa quindici anni in molte scuole di Roma, grazie al centro didattico di intuizione nicoliniana.  I giornalini scolastici delle mie classi documentano questa esperienza e dimostrano che anche gli scolari dei primi anni  possono appassionarsi e comprendere i vari linguaggi della città, i suoi periodi, i suoi artisti, la sua storia, cioè la sua cultura. Vi si entusiasmano, ci scrivono, addirittura ci  giocano immaginando battibecchi tra Bernini e Borromini o inventando favole sulla fontana del Tritone o su quella della Barcaccia. Disegnano con puntiglio da documentaristi, addirittura ci improvvisano rime.

In rete ho messo soltanto i fascicoli di otto anni, di una classe sezione A dalla prima alla quinta,  più una successiva classe B  dalla terza alla quinta. Le pagine sono tantissime. Le ho suddivise  per argomenti e per materia di insegnamento. Le ha rese disponibili mio figlio Alberto, che ha fatto un prezioso lavoro di accorpamento e ideato i percorsi di accesso.

Ne scrivo ora su questo blog perché proprio in occasione di questo convegno, ho incontrato molto interesse tra i presenti – professori amministratori artisti giornalisti – con  richieste di indicazioni delle strade di accesso. Non ne avevo scritto finora, perché devo ancora inserire un capitolo con il lavoro della  classe di Reggio Emilia, gemellata e coinvolta nell’esperienza delle settimane di scambio. Lo  farò al più presto.

Anche il blog del giornalino è aperto ai commenti e alle critiche e, spero, alle riflessioni e alle provocazioni.

Un pensiero su “Giornalini, città e cultura

  1. Innanzi tutto: bentornata Teresa! Ci mancavi molto.
    Ci mancava la Teresa soldato di un esercito speciale: quello che difende la bellezza della cultura. E, avendo la fortuna di abitare in una città meravigliosa, difende anche la cultura della bellezza.

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