Per Piazza del Quirinale

Ecco il testo che ho letto il 25 Aprile a Piazza del Quirinale. Potete vedere tutto il bel programma che è andato in onda su Rai 1 qui.

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Il mio nome di battaglia era Annuska. Ero soldato semplice. Facevo la staffetta.

Avevo una bicicletta azzurra che mi avevano regalato mamma e papà perché avevo bei voti a scuola. Una bicicletta sportiva con tre cambi. Il mio compito era accompagnare i capi partigiani per farli incontrare. Inoltre, dovevo anche trasportare i volantini per la propaganda. Li nascondevo nella controfodera dei libri. Quelli più piccoli invece li mettevo alla base delle mie trecce. Allora portavo le trecce e avevo i capelli castani.

Sono stata riconosciuta partigiano combattente.

All’inizio mi mancavano sette mesi ai diciassette anni. Alla fine mi  mancava mezzo anno ai diciotto.

Combattevo per ribellarmi alla guerra. Lo so che sembra strano fare una guerra per ribellarsi alla guerra. O ribellarsi a quell’ordine insensato “credere obbedire e combattere”. Non volevo più credere. Volevo sapere. Volevo combattere per non avere più città distrutte, ragazzi al fronte che muoiono, civili massacrati, donne, bambini vecchi per i quali un pezzo di pane era diventato un sogno.

Non volevo che qualcuno  dicesse mai più “cosa ne vuoi sapere tu che sei una donna”. Le donne… erano “niente, anzi, meno di niente” come diceva mia madre.

In quelle terre reggiane, tra il Po e la Linea Gotica, quei mesi sono stati duri.

Nel mio paese, 6 mila abitanti, 271 partigiani riconosciuti, di cui 32 donne. 11 partigiani morti tra cui una donna, un prete, don Pasquino Borghi, fucilato alla schiena, un caduto a Cassino col corpo italiano di liberazione, 12 morti nei campi di prigionia e tanti feriti e decorati.

Abbiamo ottenuto quello che sognavamo? Sì. I diritti. Abbiamo la Costituzione.

Cosa lasciamo alle ragazze e ai ragazzi di oggi?  Lasciamo la libertà e anche una canzone, “BELLA CIAO”.  Bella Ciao è la nostra canzone.

Lo sapete, lo sappiamo che quelle note sono venute dopo, a guerra finita.

L’abbiamo accolta però come nostra.

Mi sono chiesta perché  l’abbiamo adottata di slancio.

Intanto perché è una canzone TROVATELLA, nata  nel mistero.

E poi perché non è GUERRIERA. Noi non eravamo guerrieri.

E’ una canzone di AMORE . Dice portami via , portami via con te.

E’ una canzone di realismo. Sa che si può morire.

Ma se si muore, niente medaglie o monumenti, solo un bel fiore. Fiore di montagna. Quella montagna che ci sembrava ostile ma che si è fatta amica, quasi simbolo di orizzonte senza confini  o  frontiere,  dove tutto è pace , dove la bellezza tocca il cielo.

2 pensieri su “Per Piazza del Quirinale

  1. Ciao Teresa,
    la mia ammirazione te l’ho già espressa con una mail, mi fa piacere trasmetterti ora questo commento che ho trovato girovagando fra vari Blog.
    Daniele ha detto:
    28 aprile 2015 alle 15:21

    Quello della staffetta partigiana di 88 anni ancora lucida ed esemplare è stato il momento più alto, fra i tanti belli, di una trasmissione che FINALMENTE dopo 70 anni dalla Liberazione, la Rai ci ha concesso. Comunque meglio tardi che MAI.

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