Il mio 8 marzo

Quest’anno il mio otto marzo è cominciato alcuni giorni prima. Esattamente il 3, giovedì, quando alla Università RomaTRE, si è laureata in Scienze storiche con una tesi sulla storia del quartiere di Roma del Trullo, la mia carissima nuora Carla Roscioli, alla bella età di sessanta più uno  !!!!! Una bella prova di cosa può fare una donna con famiglia (due figli universitari e marito informatico)  una casa un impiego, ma che si vuole rifare di tutte le rinunce passate, studi interrotti per forza maggiore, rinvii e timidezze. Che vuole anche mettere a frutto e vedere approdare a una meta tangibile, tutti gli anni di ininterrotte letture, studi appassionanti e gratuiti, interessi molteplici.  Insomma, si vede che le voglio bene e sono felice ora che possa sentirsi soddisfatta di se e possa dire ridendo di essere stata insignita del titolo di dottoressa.
L’abbiamo festeggiata a casa mia domenica 6, con uno dei miei soliti pranzi reggiani e una grande torta rossa, opera della giovane e bella ultima arrivata in famiglia, Eleonora, architetto e ragazza di Michele.
Perdonatemi questo sprofondare nel privato, questo scatto di orgogliosa felicità.
Torta
All’8 marzo effettivo, quello che risulta in calendario, ho avuto l’onore di essere tra le invitate al Quirinale dal Presidente Mattarella. Una bellissima platea di donne, immagino tutte con una storia e un ruolo. Coi miei capelli bianchi ero lì per quella parte della mia vita in cui ho lavorato per i diritti delle donne, e prima di tutto per quel diritto al voto, anno 1946, di cui si ricorda l’anniversario,
Durante la Resistenza, infatti, una gran parte del mio lavoro affiancato a quello di staffetta e partigiana combattente, era dedicato a costruire tra focolari e stalle, l’organizzazione delle donne, che erano i Gruppi di difesa della Donna e per l’appoggio alla lotta di liberazione. A quei gruppi clandestini, quattro o cinque donne ogni volta, parlavamo di diritti, di eguaglianza, di rispetto, di parità salariale, di diritto allo studio. Parlavamo naturalmente di lotta e di volontà di pace. Era l’inizio del cammino. Quel cammino che ha portato qui le belle giovani in divisa ricche di gradi militari sedute in prima fila, le Ministre Boschi e Giannini, le scienziate, le imprenditrici, le studentesse e le laureate che tengono testa o sorpassano  i maschi. Il cammino che ci ha portato avanti, ma che è ancora lungo, ancora accidentato, non solo per noi nel settore del lavoro e nelle condizioni sociali ancora carenti, ma   per il sopravvivere di  pregiudizi e il ripetersi di  violenze contro le donne da noi e  nel mondo.
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Pensavo a tutto questo, in quella enorme sala, tra quella bella folla. Mi sentivo felice, anche se formichina.
Formichina, ma contenta, appena riaperta la posta. Perché al mio paese un amico giornalista, ha messo la foto di mia zia Dirce Arduini, per ricordare che in quelle prime elezioni libere del 1946 non solo le donne bibbianesi sono andate a votare,ma hanno eletto anche una donna, proprio quella mia zia che tanto ha meritato in clandestinità in quei numerosi Gruppi di Difesa, divenuti poi quasi subito UDI.
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Dirce Arduini

Ancora otto marzo 2016, altro luogo, altra realtà.  Al quartiere Torre Maura, non lontano da casa mia, da tempo una amica insegnante mi invitava ad un incontro con donne, insegnanti, cittadini e Comitato di Quartiere.   Dovrei anche essere più arrabbiata coi giornalisti che scrivono soltanto realtà e fatti negativi. Ci sono periferie e quartieri da scoprire. Non è lontana Tor Bella Monica e nemmeno Torre Nova, dove sono andata ad un bellissimo incontro alla scuola media De Curtis.  Anche qui a Torre Maura, ci sono cittadini eccellenti, impegnati per la cultura, per i giovani, per le scuole. In una serie di ariosi ambienti si svolgono diverse attività. In una stanza c’è una insegnante con tre allievi che fa ripetizione  di inglese, nell’ufficio ci sono libri a iosa e collezioni rilegate di annate di Repubblica. E nella sala più ampia, dove mi fanno parlare, ci sono tutto in giro in fondo una serie di tavoli con tutto il possibile per un rinfresco che si dovrebbe chiamare cena.  Comprendo dopo, che questo otto marzo deve esser anche un po’ una festa. Intanto c’è un bel po’ di gente, i dirigenti e attivisti del comitato di quartiere, donne soprattutto, la preside della scuola di Torre Nova, l’insegnante Giuliana Petriccone che mi ha conosciuta anni fa quando insegnava a Tor Bella Monica, e la professoressa Antonella Gargano, che insegna alla Università La Sapienza e vuole mettere a disposizione tutti i suoi libri per una associazione o gruppi di lettura e scuola di diario. Dopo il mio intervento-intervista, questa Antonella ha letto con divertimento e interesse, brani e dichiarazioni sui diritti delle donne e sul costume, dalla Rivoluzione Francese in avanti. Temi e rivendicazioni chiari fin da allora a donne che meriterebbero migliore gloria storica.  Poi, in allegria, gran spostamento di tavoli, sedie e luci. Perchè arrivava l’orchesta ! Cioè dodici ragazzi e una ragazza, tutti con chitarre e il loro maestro  Sandro Ceccarelli, che li allena proprio in questi locali e oggi viene a rendere omaggio alle donne, a tutte le donne. Quattro brani musicali, dal lontano 500 fino a Fabrizio De Andrè, tanto bravi che ci si dimentica che sono tutte chitarre.  Tutto il resto potete immaginarlo, compreso l’allegro assalto finale all’abbondanza del rinfresco-cena e al tramestio degli uomini che  montano un grandissimo schermo, perchè c’è in campo la Roma, ed è più bello vederla in grande, qui, tutti insieme. Allegria, armonia, discorsi sulle carenze del quartiere o borgata che sia. Perchè non si dimentica che il male viene da lontano, da come sono nati questi agglomerati di abitazioni, slegati e isolati, dove non esiste piazza o cinema o luogo di incontro se non queste quattro o cinque stanze , che tuttavia sono preziose e indispensabili per un minimo di vita sociale e iniziative per i giovani e la cultura.

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