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Archive for luglio 2019

Non c’è solo Carola. Le capitane sono tante,  tantissime.

Una bella schiera l’ ho incontrata martedì 2 luglio a Roma. Vedete la foto di gruppo, scattata  alla fine dell’incontro. Soprattutto donne, giovani, sorridenti, motivate. Sono le ragazze di Save the Children di Roma e dintorni, quelle che si danno da fare per aiutare i bambini, qui e nel resto del mondo. L’organizzazione, la più grande del pianeta, ha cent’anni di vita. In Italia qualche anno di meno, ma ha la giovinezza del fare, del concreto, del coraggio. Salvare i bambini, salvarne il più possibile. Di qualsiasi parte, di qualsiasi dolore o bisogno, di qualsiasi colore o percorso.
Dopo la fine della prima guerra mondiale, la fondatrice, l’inglese Eglantyne Jebb, cercava di salvare dalla morte per fame vere folle di bambini dei paesi  usciti sconfitti , penalizzati dalle brutali condizioni di resa. Studiando la storia non si parla quasi mai del blocco imposto a Germania e paesi centro europei che negava qualsiasi rifornimento alimentare, per cui morivano letteralmente di fame i più poveri e soprattutto i bambini.  Tantissimi bambini.  Testimonianze agghiaccianti, fotografie terribili.  Erano i bambini del nemico !  I bambini dei vinti!
Prime nell’impegno un gruppo di donne inglesi benestanti, alcuni uomini illustri e motivati. Difficoltà d’ogni genere,   la più dura  per me, è quella di chi rifiutava e obiettava ” sono i figli del nemico che tra vent’anni ci faranno di nuovo la guerra”.
Ecco il punto. Anche i figli del nemico vanno salvati.
Io voglio aggiungere: anche i nemici vanno salvati. Non solo per umanità. Non per buonismo. Vanno salvati  per ideale laico, per ideale civile e per chiaroveggenza politica.  Sì, per ideale politico, se si vuole che i figli del nemico e il nemico stesso non siano più nemici domani, o  tra un anno o cinque anni o venti.
Ecco il lavoro difficile, delle tante capitane di oggi,  Quelle sulle navi e quelle nelle strade, negli uffici, nelle scuole, in  campagna e in città. Intanto quelle di questa grande Save the Children,  in Italia e negli altri 125 paesi del mondo e soprattutto dove si soffre di più, come in Yemen e negli altri troppi luoghi dove  la guerra,le guerre, ancora devastano e distruggono, oggi, adesso,   con scientifica intelligentissima crudeltà.
E’ un discorso complesso e difficile.  Anche Emergency e Medici senza frontiere soccorrono senza guardare le divise. Secondo me sono una goccia nel mare anche se quella goccia apre o dovrebbe aprire le coscienze.  La sostanza del problema sta nell’ottenere in concreto la cancellazione di ogni tipo di guerra .
Essere pacifisti è una utopia. Troppe fabbriche  producono armi. Troppi cervelli inventano nuove meraviglie tecnologiche direttamente o indirettamente utili alle guerre. Troppo denaro, insomma!   E’ probabile o addirittura certo che i combattenti per la pace siano dei sognatori fuori dalla realtà, utopisti destinati all’insuccesso.
 Invece no,  Perché si deve lottare. Anche se il successo sembra irraggiungibile. Bisogna lottare per avvicinarlo quel traguardo. E perchè è giusto per il genere umano e per il pianeta.
Quelle donne inglesi che con Eglantyne creavano il Save the Children potevano pensare che il traguardo della parità dei diritti tra uomo e donna fosse lontanissimo, forse impossibile, cioè un bel sogno o una bella utopia. Sono passati soltanto cento anni e in molte parti del mondo ci si è quasi arrivati. Tanto che ci sono le capitane Carola, le presidenti europee, le ministre, le banchiere,le soldatesse, le scienziate, le astronaute.
Per l’ideale della pace i problemi sono tanti e tutti diversi. I problemi delle disuguaglianze e della miseria, altrettanto. Non si raggiungono con atti insensati come nuove Bastiglie o anni di piombo. Ci si può arrivare solo col lavoro costante e coraggioso delle tante capitane o dei tanti combattenti che avanzano a piccoli passi con umiltà, serenità, e coraggio.
Stesso discorso per chi lotta contro la fame, per chi vuole salvare i bambini. Sarà  impossibile salvarli tutti, ma sarebbe imperdonabile non cercare di salvarne  il più  possibile. Sono l’umanità di domani, il popolo del mondo che dovrà continuare il percorso della conquista della pace e della più giusta distribuzione delle ricchezze.
Anche  la distribuzione delle ricchezze  in modo più equilibrato e più giusto per ora è solo Utopia.,  Ma si deve pur cominciare se vogliamo che l’umanità faccia una nuova epocale mutazione. Almeno che ci si provi, accogliendo i disperati e inventando soluzioni.
Che sia Bronte o le badanti o i sik nelle stalle della pianura padana. Non nei centri-prigioni. non nel condannarli in mare per giorni con il grido”non ti vogliamo” “sei il nemico”!
Da quel nuovo essere umano arrivato pieno di illusioni e di speranza che dopo tanto divieto non trova né il pezzo di pane  e nemmeno il sorso d’acqua ci possiamo aspettare amicizia? Ci possiamo aspettare rispetto? O osservanza delle nostre regole?
E’ già tanto se, grazie alle nostre tante capitane e ai tanti veri capitani non  diventano subito nostri nemici.
Accanto alle capitane, per fortuna ci sono anche i coraggiosi, che possiamo  anche chiamare capitani. O solo uomini o ragazzi coraggiosi.
C’è ancora bisogno di coraggio.  I coraggiosi di oggi sono quelli che per aiutare gli ultimi rischiano linciaggi, offese e guai  E quelli  che divulgano verità. Come il giovane Federico Ruffo che vedete nella foto, che mi intervistava. E’ il giornalista di RAITRE, che per una veritiera inchiesta sulle tifoserie violente, ha ricevuto non solo minacce ma attentati incendiari.
Onore e grazie a voi tutti e tutte, capitani coraggiosi, combattenti delle guerre di oggi.
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