Parliamo d’altro, guardiamo avanti

Ma che brutto settembre!  Date piene di ricordi, belle e brutte, private e pubbliche.  Intanto parlo della “nostra” . Se non c’era il covid, noi sabato 12 saremmo stati tutti in festa e con i lucciconi agli occhi alle nozze della  mia valorosissima e bellissima nipote. Supplemento di tristezza. Chissà come sarà tra un anno!
Per di più ecco le date pubbliche:  le torri gemelle, la presa di Porta Pia, la morte di Allende, l’ignobile armistizio e la battaglia alla Piramide e alla Montagnola…. Ne dimentico qualcuna altra?
Poi c’è l’oggi, il mio.
Un amico di Valenza Po mi ha chiesto un saluto da leggere ad una cerimonia per ventisette ragazzi uccisi dai tedeschi proprio un  12.settembre. Ci stavo pensando quando ho controllato le date e mi sono molto arrabbiata. Perché io, oltre a essere vanitosa come dice mio figlio,forse sono anche permalosa. Ho constatato che mi si scriveva il giovedì, mi si lasciava soltanto il venerdì per rivolgermi a una cerimonia programmata per il sabato.  Grande scatto di indignazione, furiosa decisione di non risposta. Non sono una macchina sputa luoghi comuni, non sono una che non ha nient’altro da fare! E dire che mio figlio aveva detto che con l’opportuno aiuto avrei potuto inviare un videomessaggio!
Invece la sera, prima di dormire, pensavo a quante cose avrei voluto dire proprio in questi giorni di cronache terribili. L’uccisione a botte di un ragazzo colorato, stupri e omofobia, polemiche ingenerose sulla scuola e offensive per gli insegnanti, stupidaggini sui banchi a rotelle o meno. E tutto in tempo di perdurante pericolo e di ignorantissime esternazioni antimascherine eccetera.
Insomma, il mattino del sabato, ancor prima delle otto, ho scritto e inviato il saluto che qui credo giusto trascrivere.

Carissimo Gio, carissimi tutti,

    grazie per ciò che state facendo. Ricordare queste tragedie è giusto e doveroso. Dovrebbero farlo  i Comuni, le associazioni, le famiglie. E non solo l’8 settembre, il 25 aprile  e il due giugno, Non solo a Marzabotto e a Sant’Anna di Stazzema, ma in tutti e tantissimi luoghi piccoli e piccolissimi dove ci sono state stragi, battaglie, fucilazioni. Dove tanti ragazzi sono morti.
A questi vostri giovani della Banda Lenti è stata rubata la vita. La loro vita affinchè noi sopravvissuti potessimo vivere la nostra, in libertà e in pace. Occorre  ricordarli affinché non torni mai più da noi e nel mondo qualcuno che governi in nome dell’odio, della discriminazione, della presunzione di superiorità.
Ormai noi combattenti e protagonisti non possiamo più raccontare. Del resto i nostri racconti anche se veri ed emozionanti possono essere soltanto circoscritti e limitati.  Perciò credo che  sia  venuto il momento di fare un passo avanti.
Io  chiedo a voi di diventare promotori di un cambiamento profondo. A voi dell’Anpi e a tutti i democratici di iniziare questa nuova lotta di liberazione.
Da ora in avanti occorre che la storia del novecento e della Resistenza venga studiata oggettivamente e profondamente in tutti i cicli scolastici, oltre che dagli storici, dagli artisti e dagli scrittori. Perché il fascismo comincia dove attecchisce l’odio e l’odio comincia dove manca la conoscenza e la cultura.
Nella storia della Resistenza si può trovare tutta l’avventura, tutto l’imprevisto, tutto il bene e tutto il male per  affascinare cuori giovani e meno giovani.  L’indifferenza il più delle volte nasce proprio dalla non conoscenza.
Di nuovo grazie e buon lavoro !
            Teresa
Non so se mi è riuscito bene e se merito le lodi che il dirigente Anpi di Valenza mi ha telefonato poco dopo. E non so ancora che accoglienza ho avuto tra il  pubblico della cerimonia nel pomeriggio.
Ma credo di dover integrare e completare le mie riflessioni e le mie proposte.
Come osserva Liliana Segre, il fascismo è ancora tra noi. Perché l’odio razziale è  sostanza fondante del fascismo, così come la glorificazione della forza legittimata a diventare violenza specialmente contro i più deboli, definiti inferiori.
Nel messaggio ho proposto che venga sollevato con forza il problema dell’insegnamento nelle scuole.  Vogliamo ricordare che la cinguettante Gelmini, di destra Forza Italia, da ministra dell’istruzione ha fatto togliere lo studio della storia ? e tra l’altro anche della geografia, in un tempo dove , senza il Covid, si poteva andare in poche ore nell’altra faccia del pianeta, alle più sconosciute e diverse foreste,deserti, ghiacciai, arcipelaghi e circoli polari! Insomma, in giro per il mondo da analfabeti in geografia e in giro per la vita da  analfabeti in storia, cioè sul cammino preparato da idealisti che ci hanno indicata la strada nobile di progresso condiviso e universale.
A scuola, rotelle o non rotelle, mascherine o distanziamenti, ci sono gli insegnanti  che salvano sempre tutto, sia quando piove nelle aule, cascano i cornicioni, mancano libri o sapone. Saranno ancora loro a rimediare a tutto, a tamponare tutto. Ma se nei programmi non c’è spazio per ore di storia, se non ci sono eventuali corsi di aggiornamento, se non si prevedono visite esterne ai luoghi dove quella storia è stata fatta, se sui testi scolastici non ci sono i capitoli giusti ricchi e obiettivi sulla storia del novecento, passa tra i giovani la bufala che il fascismo ha fatto anche qualcosa di buono ! E tra i cretini che corrono a Predappio, la fantasia di un Mussolini affascinante, decisionista, super.
E’ un fatto che in Italia non c’è stato il taglio col passato. A Berlino c’è un bellissimo e grandissimo Museo della Shoah che è una commovente lezione di storia. A Roma solo Veltroni aveva in mente un museo sull’olocausto di cui nessuno ha parlato  più.  Sulla resistenza c’è quel piccolo museo di Via Tasso, che in sostanza è solo la conservazione di quelle stanze di tortura dove i tedeschi si dilettavano sui corpi di ragazzi, di ufficiali e di intellettuali impegnati nella Resistenza e non tutti comunisti.  Ci sono, tenute benissimo, le Fosse Ardeatine comprovanti la incredibile disumanità nazista. Ma uno degli aguzzini, l’ineffabile Priebke ancora qualche anno fa poteva passeggiare per Roma, ormai centenario, senza essere ne’ insultato ne’ scalfito.
E quelli di Casa Pound cosiddetti fascisti del terzo millennio, sono ancora tranquilli in giro e magari li ritroviamo tra i no-mask e i no-vac e i nazionalisti di Salvini.
Vorrei che l’ANPI il Partito Democratico e tutti gli altri partitini gruppuscoli, transfughi della pietosa galassia di sinistra si unissero almeno su questa battaglia, piccola e indolore. ma essenziale.  Vogliamo che la storia dell’ultimo novecento , fascismo e guerra, resistenza e costituzione, trovino posto nella scuola, in tutti gli ordini e gradi, in tutti i percorsi.
Questo per preparare le generazioni future proprio a quella pace e libertà della filastrocca di Rodari.
E ancora io torno a chiedermi: sarà sufficiente l’insegnamento a fare dei buoni cittadini?  La conoscenza della storia, le riflessioni che ne derivano sono di sicuro indispensabili ma credo occorra anche coltivare la coscienza sociale.
Ho detto in alcune occasioni che il buon insegnante deve anche preparare il buon cittadino, e cioè che nella scuola l’amicizia e la vicinanza non rimangano un fatto privato, ma  possano generare una comunità solidale e collaborativa. Il successo di uno è il successo di tutti, nessuno deve rimanere indietro, ognuno ha un prezioso corredo di possibilità magari nella diversità.  Su questo spero di tentare un approfondimento in sede più opportuna.
Intanto aggiungo un pensiero dedicato alla gioventù delle movide, dello smarrimento e delle deviazioni piccole e meno piccole.
Ho detto: cultura, socializzazione.
E aggiungo : educazione alla solidarietà.  Cioè proposta purtroppo accantonata di cui forse nessuno si ricorda più. ma che in tempo di epidemia si vede subito quanto potrebbe essere decisiva. Parlo del Servizio Civile obbligatorio per tutti, ragazze e ragazzi.
E’ vero  che proprio in questa sfortunata stagione di pericolo, sono molti quelli, giovani e non giovani, che di fatto fanno servizio civile. Una ragione in più per riprendere la proposta e portarla avanti, non solo in Italia, ma intanto in tutta l’Europa.
Ecco. ho finito.
Come si vede, forse sono vanitosa, forse permalosa, ma sicuramente sognatrice.

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