Diario n° 4 del coronavirus

Hai un bel dire parliamo d’altro, guardiamo avanti. Non si scappa. Siamo circondati, assediati, inseguiti. La pandemia è troppo invasiva, incombente, spaventosa. Non si può parlare d’altro o ascoltare d’altro. Tristezza. E meno male che non è angoscia, che secondo il filosofo Galimberti sarebbe la condizione più pericolosa per la salute mentale.  L’angoscia è il buio, la tristezza accompagnata dalla speranza è il sentiero sottile e forse lungo per passare dall’altra parte del baratro. Nella piccola chiesa del mio cortile chiamato piazza, a diverse date, ci sono stati due funerali al giorno.  Passano sempre autoambulanze.  Sono arrivati quegli uomini-fantasmi tutti bianchi da capo a piedi a sanificare le scale del palazzo accanto. Sanificare, ecco una parola nuova, oppure disseppellita. Siamo tutti compresi nell’esercito dei sottoposti a tampone. In coda sull’auto per la postazione al San Giovanni, mia nuora insegnante, ha fatto attesa di cinque ore per il tampone, esito giunto in serata. Invece l’amica che mi ha telefonato ieri sera in coda al Santa Maria della Pietà, se l’è cavata in due ore.  A me  l’hanno fatto al pronto soccorso del san Giovanni, per controllo generale.  Altri in famiglia , sono ancora in lotta per ottenere il vaccino contro l’influenza, causa intoppo generale a tutta la macchina sanitaria. Mi risulta che sui mezzi pubblici c’è poca gente. Una curiosità, sono arrivati anche qui, davanti al mio portone, alcuni esemplari di monopattini.  In verità avevo già visto due ragazzi andare avanti e indietro attorno alle macchine in questi cortili, per gioco, credo. Anche questo è un segno dei tempi. A est, oltre l’area verde del pratone, è spuntato un grandissimo pallone bianco, tensostruttura credo si chiami. E’ tanto grande che potrebbe coprire tre o quattro palazzi. Invece deve essere stato installato  per i tamponi dalle auto, forse collegato o intestato agli ospedali di Tor Vergata oppure del Casilino. Non sono riuscita a fotografarlo bene. Ricordo che in quella zone c’erano ancora dei terreni agricoli o comunque liberi. Il pratone è ancora ricco di colori. Il verde resiste, ma sta scolorando in giallo, arancio, ruggine, marrone, olivastro. Nelle prime ore del giorno, spesso ha una lunga collana di nebbia che abbraccia e nasconde gli alberi cancellando e nascondendo le forme, al di sotto e  in contrasto col profilo sbiadito delle montagne lontane. Il mondo vegetale non è attaccato dal covid diciannove. E’ ancora un sorriso per gli occhi e un po’ di consolazione per il cuore. Mi sto organizzando un po’ di terapia……. dei fiori ! Li sto fotografando, per non farmeli scappare. 

L’orchidea che è il regalo di Mariana ha portato a fioritura altri cinque boccioli, senza perdere i primi fiori. E credo che ce la farà ad aprire anche gli ultimi due.  La margherita ha fatto una seconda fioritura che è una vera esplosione di giallo e di bianco, con sorpresa di qualche esemplare violetto spuntato più sotto, chissà come.  I garofanini ce la stanno mettendo tutta per non essere da meno.

Poi quelle strane forme che qualcuno chiama lingue di suocere, si sono riempite di boccioli e tra poco saranno una nuvola mezza bianca e mezza rosa, fiori vistosi, peccato, solo una volta l’anno. Anche le mie piante verdi si stanno comportando bene. Quella di caffè arabico che mi ha regalato Fernando è cresciuta moltissimo, lucente e spessa. L’altra che è regalo di Cinzia splende coi suoi rossi ventagli e la sua tranquilla sicurezza, seguita dalla sorella che dall’angolo del carrello  sotto la finestra, da molti anni mi  espone il suo verde lucente e i suoi rossi cuori da cui spunta quella specie di pannocchia punteggiata e gialla. Consoliamoci con l’aglietto, si dice a Roma. A dire il vero, ci sono ancora e più che mai, gli affetti. Li teniamo vicini da lontano, con quel meraviglioso oggetto che è il telefono. Qualcosa anche col PC, posta elettronica, facebook. Anche noi siamo sotto didattica a distanza, abbreviata in DAD !  Tratteniamo il respiro, tratteniamo le forze, lasciamo che il tempo passi e  che si dimentichi di noi. 

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