Non più coronavirus

Non più diario del coronavirus, ma diario di rabbia, dolore, delusione, paura.

Mi sembra che ci sia poco da stare allegri. Nel mondo con l’Agfanistan e simili, si va indietro di vent’anni e credo in sostanza di secoli. Da noi vediamo alla luce del sole degli autentici fascisti mascherati da antigreenpass e da paladini della libertà. Che si permettono di manifestare e di menar le mani, che imperversano in rete con minacce e falsità colossali, senza che nessuno li metta in galera o li faccia stare zitti. Nel privato due lutti e non per covid. Una cara amica che vedevo poco ma che invidiavo per l’irruenza combattiva, ancora troppo giovane e forse troppo sola. E l’altra, così originale anche nella musica, che muore in pochi giorni non lontano da suo padre, che ha superato da un pezzo gli ottanta anni ed ha in dura sorte di veder morire una figlia. 

Dolore e rabbia anche per il fuoco, che è divampato violento, improvviso e vicinissimo, in quel prezioso corridoio  verde di cui andavamo fieri e che avevamo difeso a suon di assemblee e a  forza di firme per ottenerne la inedificabilità. Le fiamme arrivavano e arroventavano  anche le mie finestre al settimo piano e ci son voluti molti getti di idrante molti voli di elicotteri per impedire che fossimo arrostiti anche noi, o le nostre cose, come quei poveracci del palazzo di Milano. La rabbia è pensare che ci sia stata una mano criminale o forse degli interessi di qualche grosso progetto, per mirare a questi sessantaquattro ettari liberi che credevamo preziosi per questi due quartieri, Don Bosco e Romanisti,   che non è giusto definire periferia. La rabbia cresce se si pensa che proprio qui vicino, a pochi chilometri, abbiamo le due più grandi caserme e sedi dei vigili del fuoco, tra Capannelle e Don Bosco. I chilometri sono pochi, ma la burocrazia ha la millemiglia, per tutti i minuti che al telefono ti risponde solo una voce registrata che dei tuoi strepiti se ne fa un baffo, mentre  il fuoco si avvicina  ai nostri pioppi non nostri, così frondosi ma che nessuno viene a contenerli nello strepitoso sviluppo.  Così che io, sebbene mi senta poco paurosa, mi vesto in fretta e  furia in vista di un possibile ordine di sgombero. Per di  più, eccezionalmente sono in casa da sola. I ragazzi sono in macchina, abbastanza vicino, e  stanno tornando. Devono affrontare il fumo nero che non ci fa vedere le case di fronte e che è arroivato fino alla via Tuscolana, portando cenere e frammenti di vegetali bruciati.   Intanto,  quei poveri “pompieri” devono scalare la spianata delle canne, così appetitose per il fuoco,  aprirsi un varco per spruzzare quell’acqua e liquido speciale che poi, a fine lavoro, lascia del bianco sul nero, come se fosse  cenere,

Ora abbiamo un panorama tristissimo, cioè tutto marrone scuro e marrone chiaro e ancora volano i frammenti di foglie bruciate o disseccate che stanno provvisorie su quelle che erano belle fronde verdi ed ora sono stecchi. Molta solidarietà e contatti coi vicini di casa. Ultima ironia. L’ala destra del nostro palazzo è nata come cooperativa dei vigili del fuoco, e ancora qualcuno ci abita. E’ una fetta di Roma e una fetta d’Italia. Dovremo persino votare per il comune. Votare per cambiare, visto che in questi ultimi anni non c’è stato  sviluppo. Il grande Renzo Piano, architetto, chiede la cura delle periferie. Pure i quartieri mediani hanno bisogno di attenzioni. Il verde, sia per gli allarmi che per i problemi ambientali è certamente una delle priorità. Concretezza, efficienza, opere minori ma anche visioni  alte . La grande vela di Calatrava che si vede dal mio balcone, ha bisogno di essere completata secondo quel  progetto dell’Università di Tor Vergata che era addirittura messo in modellino in mostra alle scuderie del Quirinale, che non ho potuto  fotografare. Occorre gente concreta, poco chiacchierona, molto pronta al sacrificio.  Perché guidare una città, e in più guidare una Roma, è  opera per gente coraggiosa che sappia lavorare e penare non solo individualmente, ma in squadra.

Quindi auguri al quartiere, auguri a Roma, auguri a noi. E a Roberto Gualtieri che mi sembra il più giusto.

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